Massagli (Aiwa): “Puntare su welfare aziendale, porta benefici a lavoratori e spinge i consumi”

Lo ha spiegato ad "Agenzia Nova" il presidente dell'Associazione italiana per il welfare aziendale

lavoro

Il welfare aziendale “oggi è l’unica forma di erogazione che il datore di lavoro può dare al dipendente” che non ha per definizione cuneo fiscale. Lo ha spiegato ad “Agenzia Nova” il presidente dell’Associazione italiana per il welfare aziendale (Aiwa), Emmanuele Massagli. In relazione al Documento programmatico di Bilancio (Dpb), “leggevo oggi un’intervista” del presidente di Confindustria, Carlo Bonomi, “che suggerisce di tagliare il costo del lavoro, immaginando delle contribuzioni più basse. Il punto è questo: è indubbio – ha sottolineato Massagli – che tagliare il costo del lavoro potrebbe incentivare maggiore occupazione, però il costo del lavoro deve essere tagliato nella componente che va allo Stato, cioè delle tasse, non tanto dei contributi”. Il presidente dell’Aiwa ha infatti ricordato che questi ultimi “costruiscono il futuro pensionistico della persona. Se pensiamo ai giovani di oggi, che hanno carriere discontinue, il taglio dei contributi lo si pagherebbe più avanti in termini di minori pensioni”. Ecco perché, ha aggiunto, “rispetto a questo dibattito, faccio notare che il welfare aziendale oggi è l’unica forma di erogazione che il datore di lavoro può dare al dipendente, che non è considerata reddito da lavoro, e che quindi non ha cuneo fiscale”.



In sostanza, ha evidenziato, “noi abbiamo già, nel nostro ordinamento, qualcosa che il datore di lavoro può dare per alzare il benessere percepito del dipendente, senza la tassazione: il welfare aziendale. Ce lo abbiamo da sempre. Negli ultimi anni, con la riforma del 2016, se ne sono accorti tutti, anche le piccole e medie imprese, e questo spiega la crescita dei piani di welfare”. Ecco perché, ha affermato il presidente dell’Aiwa, “se si trovano 10-15 miliardi per tagliare il cuneo, lo si faccia. Ma attenzione: l’allargamento del welfare costa molto meno ed è già lì”. Massagli ha quindi ricordato che il welfare aziendale “non solo porta vantaggi ai lavoratori, perché sono più sereni e produttivi, ma anche allo Stato. Qualsiasi misura che vada a incrementare la busta paga è ben accetta, ma che l’incremento diventi consumo non è detto”, ha osservato infatti il presidente dell’Aiwa, secondo cui questo “è stato il grande problema degli 80 euro di Renzi”. Invece, il welfare “ha un altro vantaggio, perché inevitabilmente genera consumo”. Infatti, “è cessione di beni e servizi, non di moneta. È il datore di lavoro che si prende carico di una spesa di natura sociale del dipendente”. Per sostenere questo strumento sul piano operativo, secondo Massagli, si può ricorrere “all’ampliamento dei beni e servizi di welfare aziendale previsti dal Tuir, alla strutturazione della nuova soglia di 516 euro e all’ammodernamento di alcuni servizi da sempre” centrali nel welfare aziendale, come l’assistenza sanitaria integrativa.

Aiwa - Massagli



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