Med Forum: al via domani i “Dialogues” di Roma tra ospiti importanti e assenti di peso

L'obiettivo è “andare al di là del caos” e di proporre “un’agenda positiva” in un’area strategica per l’Italia: il Mediterraneo allargato

MED 2021

Tornano domani a Roma i Med Dialogues, i dialoghi annuali lanciati nel 2015 con l’ambizioso obiettivo di “andare al di là del caos” e di proporre “un’agenda positiva” in un’area strategica per l’Italia: il Mediterraneo allargato. La conferenza vedrà la partecipazione di ministri (spiccano i capi della diplomazia di Qatar, Yemen, Giordania, Libano e palestinese) esponenti delle maggiori organizzazioni internazionali (Onu, Unione Europea, Lega Araba, Agenzia internazionale per l’energia atomica solo per citarne alcune) accademici, imprenditori nonché studiosi ed esperti da tutto il mondo. A complicare il lavoro degli organizzatori della settima edizione della conferenza, promossa dal ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale e dall’Istituto per gli studi di politica internazionale (Ispi), c’è anche la variante Omicron del coronavirus Sars-CoV-2: i ministri di Israele, ad esempio, hanno dovuto dare forfait alla partecipazione in presenza (confermata per ora la presenza da remoto) dopo che la chiusura dei confini dello Stato ebraico. Come avvenuto nelle ultime edizioni, non ci saranno rappresentanti di Stati Uniti e Russia, mentre la Cina sarà presente al livello di inviato per il Medio Oriente. Non ci sarà nessuno dall’Iran, complice anche il cambio di governo a Teheran, dopo le sei partecipazioni consecutive dell’ex ministro degli Esteri Mohamed Javad Zarif. Ma il grande assente al Med Forum di quest’anno è il primo ministro “ad interim” della Libia, Abdulhamid Dabaiba. Nonostante lo “Special dialogue” (cioè un’intervista aperta) previsto venerdì 3 febbraio alle ore 12:00, il premier resterà infatti a Tripoli.



Il capo del governo libico è in piena corsa per le elezioni presidenziali che dovrebbero tenersi il prossimo 24 dicembre. Proprio ieri, primo dicembre, la Corte d’appello di Tripoli ha accolto l’appello presentato da un pool di avvocati del premier, ribaltando così il precedente verdetto che escludeva Dabaiba. La stessa data del voto, che dovrebbe tenersi nel giorno del 70mo anniversario della Libia, è in forse e potrebbe essere necessario un rinvio di qualche giorno per motivi tecnici. Ma per avere maggiori certezze bisognerà attendere il 7-10 dicembre, quando si chiuderanno i ricorsi e le candidature per le elezioni parlamentari. Secondo Giuseppe Dentice, Head del desk Mena presso il Centro Studi internazionali (Cesi), la situazione in Libia va monitorata con estrema attenzione. “E’ palese a tutti che le condizioni minime per andare al voto manchino o sono comunque molto dubbie. Il punto principale è capire onestamente come tutti gli attori riusciranno a ritrovare un proprio equilibrio se mai queste elezioni vedranno la luce e soprattutto se gli sconfitti riconosceranno la vittoria del candidato X”, ha detto Dentice ad “Agenzia Nova”. “Dabaiba – ha aggiunto – non è esente da questo meccanismo in quanto anche lui ha contribuito a mettere a repentaglio il processo elettorale visto che la sua figura doveva essere transitoria sino al voto come stabilito dal Foro di dialogo politico di Ginevra. La realtà sul campo ci dice che esistono equilibri differenti rispetto alla solita narrazione e ogni candidato è portatore di interessi propri e altrui”.

Secondo l’analista libico Tarek Megerisi, policy fellow presso l’European Council on Foreign Relations (Ecfr), il premier di Tripoli ha scelto di non partecipare al Med Forum per disinnescare eventuali critiche e polemiche. “Sembra che Dabaiba non voglia fare nulla che possa mettere a repentaglio la sua campagna elettorale o dare l’impressione che continui a rappresentare la Libia come primo ministro, nonostante non si sia formalmente dimesso”, ha detto Megerisi a “Nova”. Al momento non è chiaro se neanche la ministra degli Esteri libica, Najla el Mangoush, interverrà per lo meno da remoto. C’è peraltro una ambiguità di fondo sul fatto che il premier sia ancora in carica o meno. Dabaiba parrebbe effettivamente essere in quiescenza dalla presentazione della candidatura alle presidenziali presentata a metà novembre. Al summit petrolifero tenuto lo scorso 22 novembre a Tripoli c’era peraltro il vicepremier Ramadan Boujnah, e non Dabaiba. Secondo Jalel Harchaoui, research fellow del think tank olandese Clingendael Institute, la decisione del premier libico di non venire al Med Forum è dettata dalla prudenza, ma il capo del governo continua ad avere un ruolo decisionale dietro le quinte: “Ha scelto di non venire al Med Forum per evitare di essere troppo sfacciato o troppo provocatorio. Ma gli osservatori non dovrebbero vedere la sua assenza come una prova che in qualche modo si è dimesso. È molto improbabile che abbia cessato di tenere riunioni e colloqui quotidiani sulla crisi in corso”, ha detto Harchaoui a “Nova”.



Un altro assente di rilievo quest’anno è la Tunisia, il Paese africano più vicino all’Italia. Per la prima volta dal 2015, infatti, nessun capo della diplomazia tunisina parteciperà ai Med Dialogues di Roma. Nemmeno da remoto. “La Tunisia è nel bel mezzo di una crisi molto acuta e opaca e alle prese con una grande incertezza. È probabile che nessuno al governo sia in vena di rispondere a domande sulla crisi attuale”, ha aggiunto Harchaoui ad “Agenzia Nova”. Non solo. Il deputato del partito islamista Ennahda, Oussama Sghaier, eletto nella circoscrizione estera italiana, non prenderà parte al Med Forum perché impossibilitato a lasciare il Paese dopo che le forze di sicurezza nell’aeroporto Tunisi-Cartagine gli hanno impedito di partire. Lo ha reso noto lo stesso deputato in un post sul suo account Facebook. “Purtroppo mi hanno impedito di partire ieri sapendo che avrei partecipato al Rome Med. La ragione è che il ‘capo’ ha detto di no”, ha rivelato oggi Sghaier ad “Agenzia Nova”, spiegando che “il capo” in questo sarebbe il presidente della Repubblica, Kais Saied. “Ma sappiamo che la ragione della mancata partenza è legata alla mia partecipazione al Rome Med Dialogues”, ha aggiunto il parlamentare. Secondo l’analista di Ecfr Megerisi, il deputato tunisino non è stato fatto partire “perché avrebbe potuto parlare in modo sfavorevole degli ultimi sviluppi, oppure semplicemente perché è membro di Ennahda: in entrambi i casi si tratta comunque un episodio increscioso”.

L’apertura ufficiale dei lavori del Med è prevista venerdì 3 dicembre con l’intervento in presenza di Mario Draghi, presidente del Consiglio dei ministri, di Luigi Di Maio, ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione internazionale e di Giampiero Massolo, presidente dell’Istituto per gli studi di politica internazionale (Ispi). Chiuderà i Med Dialogues sabato 4 dicembre il ministro Luigi Di Maio. Tra i temi strategici al centro del dibattito le principali sfide per la sicurezza, le politiche innovative per la gestione dei flussi migratori, il destino delle giovani generazioni dopo la pandemia, le principali azioni per accelerare la transizione verso un’economia verde e sostenibile, i complessi problemi posti dall’emergenza climatica e il rilancio del processo di pace in Medio Oriente. Sarà un’opportunità per discutere su come rispondere in termini cooperativi al bisogno diffuso di sicurezza, in una regione complessa e articolata. Si rifletterà inoltre sul futuro del partenariato euro-mediterraneo, sul ruolo della Nato nonché sulle strategie per l’area di Unione europea, Stati Uniti e Russia. “La conferenza in sé è un’importante occasione di confronto e a livello non ufficiale è altresì un momento per creare contatti”, ha detto Dentice a “Nova”, sottolineando a come “alcune assenze pesano e tanto, soprattutto nel computo dell’interesse italiano, essendo il nostro ministero degli Esteri promotore di una conferenza così importante che di anno in anno cresce in percezione e interesse esterno”.

Alla conferenza partecipano in presenza e da remoto – tra gli altri – Josep Borrell, Alto rappresentante dell’Unione europea per gli Affari esteri e la Politica di sicurezza; Paolo Gentiloni, commissario europeo per gli Affari economici e monetari; J. Olivér Varhelyi, commissario europeo per l’Allargamento e la politica di vicinato; Ayman Safadi, vice primo ministro e ministro degli Affari esteri della Giordania; Mohammed bin Abdulrahman Al Thani, vice primo ministro e ministro degli Affari esteri del Qatar; Ahmed Awad Bin Mubarak, ministro degli Esteri dello Yemen; Riad Malki, ministro degli Affari esteri e degli Espatriati palestinese; Evarist Bartolo, ministro degli Affari esteri della Repubblica di Malta; Abdallah Bou Habib, ministro degli Affari esteri e dell’Emigrazione del Libano; Alpha Barry, ministro degli Affari esteri del Burkina Faso; Augusto Santos Silva, ministro degli Esteri del Portogallo; Anze Logar, ministro degli Esteri della Slovenia; Gordan Grlić-Radman, ministro degli Affari esteri ed europei della Croazia; Majid Bin Abdullah Al Qasabi, ministro del Commercio dell’Arabia Saudita; Qu Dongyu, segretario generale della Fao; Ahmed Aboul Gheit, segretario generale della Lega araba; Antonio Vitorino, direttore generale dell’Oim; Rafael Grossi, direttore generale dell’Aiea; Nassar Kamel, segretario generale dell’UpM; Mircea Geoana, vice segretario generale della Nato; Geir O. Pedersen, inviato speciale per la Siria delle Nazioni Unite; Staffan De Mistura, inviato personale del segretario generale delle Nazioni Unite per il Sahara occidentale; Emanuela Del Re, rappresentante speciale per il Sahel dell’Unione europea; Sven Koopmans, rappresentante speciale per il processo di pace in Medio Oriente dell’Unione europea; Zhan Jun, inviato speciale cinese per il Medio Oriente; Mohammad Sanusi Barkindo, segretario generale dell’Opec.

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