Migranti, Draghi: “Serve un maggiore coinvolgimento di tutti i Paesi europei”

La ministra degli Esteri della Libia: "Occorrono più risorse per risolvere la crisi"

draghi onu green pass

Da soli non possiamo controllare i movimenti migratori che dall’inizio di quest’anno contano 63 mila arrivi, sei volte tanto rispetto al 2019. Lo ha detto il presidente del Consiglio Mario Draghi in occasione del discorso di apertura della VII edizione dei Med Dialogues, l’annuale appuntamento promosso dal ministero degli Esteri e dall’Ispi, in corso oggi a Roma. “Serve un maggiore coinvolgimento di tutti i Paesi europei, anche nel Mediterraneo”, ha proseguito il premier. “L’Italia promuove un avanzamento europeo verso una visione collettiva, basata su un equilibrio effettivo tra responsabilità e solidarietà”, ha affermato, sottolineando la volontà dell’Italia di agire congiuntamente “per prevenire flussi illegali e proteggere i più deboli anche attraverso la promozione di corridoi umanitari dai Paesi più vulnerabili”. È necessario rafforzare i flussi legali che sono una risorsa e non una minaccia per le nostre società, ha aggiunto Draghi.



L’Italia sostiene con convinzione il processo di transizione politica e di pacificazione della Libia, ha affermato Draghi, sottolineando che “La conferenza di Parigi del 12 novembre scorso, co-presieduta da Italia, Francia, Germania, Libia e Nazioni Unite ha riaffermato l’unità della comunità internazionale intorno a questo obiettivo e ha confermato che solo un processo a guida libica potrà portare a una soluzione piena e duratura della crisi nel Paese”, ha proseguito il primo ministro. “Siamo ormai vicini alle elezioni del 24 dicembre, un appuntamento cruciale per i cittadini libici e per il futuro della democrazia nel Paese, ha affermato Draghi, rinnovando l’appello a tutti gli attori politici perché le elezioni siano “libere, eque, credibili e inclusive”. “Soltanto così le istituzioni libiche risulteranno solide e legittimate democraticamente. Ciò faciliterà il ritiro dei mercenari e dei combattenti stranieri”, ha concluso.

L’immigrazione “è un tema complicato. Alcuni Paesi sono desiderosi di sostenere la Libia, ma non bisogna dimenticare quanto sia problematico anche per la Libia” gestire il fenomeno, ha detto la ministra degli Esteri della Libia, Najla al Mangoush, intervenendo al panel “Migrazione: rivitalizzare le partnership nel mondo post pandemia” dei Med Dialogues, i dialoghi annuali lanciati nel 2015 con l’ambizioso obiettivo di andare al di là del caos e di proporre un’agenda positiva in un’area strategica per l’Italia come il Mediterraneo allargato. Citando i mezzi impiegati per fronteggiare i migranti nella Manica tra Francia e Regno Unito, la titolare della diplomazia libica si è chiesta come “possa controllare il fenomeno un Paese come la Libia”. La Libia “non è la destinazione finale. E’ un Paese di transito”, ha proseguito Mangoush, sottolineando che le persone che giungono illegalmente in Libia “sanno come verranno trattate in Libia rispetto ai diritti umani”. Mangoush ha auspicato che il Med Forum serva a “implementare strategie”. La ministra degli Esteri libica ha evidenziato anche la necessità di ulteriori risorse, sottolineando che la Libia ha bisogno, per esempio, di “tecnologia civile per proteggere i nostri confini”.



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