Med Forum: edizione 2021 rilancia su giovani e importanza multilateralismo nella regione

Di Maio: "L'evento si conferma un hub di riflessione strategica sul Mediterraneo Allargato"

med dialogues ispi

Giovani, dialogo, partenariato, resilienza, multilateralismo: sono queste le parole chiave emerse dai Med Dialogues 2021 indicate dal ministro degli Esteri e della Cooperazione internazionale, Luigi Di Maio, nel suo discorso conclusivo. Come affermato dal responsabile della Farnesina, l’edizione di quest’anno si è tenuta in formato ibrido, con ospiti in presenza e in collegamento da remoto, consentendo di raggiungere un’ampia platea di partecipanti e spettatori. Il programma dell’evento si articolato in oltre 40 sessioni e 9 fora nei quali sono intervenuti 180 ospiti tra rappresentanti istituzionali, politici, esperti, analisti, attivisti e giornalisti, mentre oltre 15.000 iscritti seguito da remoto da oltre 100 paesi. “Una partecipazione ampia e qualificata che conferma il ruolo dei Med Dialogues come hub di riflessione strategica sul Mediterraneo Allargato”, ha detto Di Maio.



Nel suo intervento conclusivo, Di Maio ha sottolineato che nel corso del 2021, l’Italia, come presidenza del G20 e partner del Regno Unito per la Cop26, ha promosso costantemente l’impegno internazionale sulle sfide con cui la regione del Medio Oriente e Nord Africa si confronta. “L’obiettivo che ci ha guidato in questa azione, che continueremo a perseguire, è la costruzione di un futuro incentrato sulle persone e sui loro diritti. Anche nel grande Mediterraneo allargato”, ha dichiarato Di Maio. Il responsabile della Farnesina ha sottolineato che la prima parola chiave emersa dai Med Dialogues 2021 è “giovani”. In merito il ministro ha citato lo Youth Forum che ha valorizzato l’energia e la creatività delle giovani generazioni. “Abbiamo visto competere più di 50 progetti di grande valore centrati sui temi ambientali. Ricordo la genialità innovativa dei due vincitori: la vernice ultrabianca, presentata da Polla Ibrahim Sktani, per ricoprire i tetti delle case irachene, aumentando l’isolamento termico e rifrangendo la luce solare; e la pelle ecologica di Selen Tavtin, un tessuto a zero impatto ambientale e a bassissimo costo. Colgo l’occasione per congratularmi con loro, ringraziandoli per la capacità di innovazione che hanno dimostrato. Tutta l’agenda multilaterale dell’Italia è stata punteggiata, in un anno molto intenso per la diplomazia internazionale, da appuntamenti dedicati ai giovani. Ho fortemente voluto che la loro partecipazione fosse tra i fili conduttori del nostro impegno per la ripresa globale”, ha dichiarato Di Maio.

Altra parola chiave indicata da Di Maio è “dialogo”, divenuto essenziale soprattutto su un tema complesso come quello migratorio. “La diversità e la ricchezza delle culture identitarie e delle religioni dell’area Mena rappresentano infatti, come riaffermato nel quadro del panel presieduto ieri dalla viceministra Marina Sereni, un bene comune mediterraneo da coltivare e valorizzare attraverso il dialogo civile, politico, economico, sociale, culturale e interreligioso. Un dialogo essenziale anche su un tema complesso come quello migratorio. Papa Francesco, nel suo messaggio per l’apertura dei Med, ha ricordato come il dialogo interreligioso e interculturale sia un antidoto contro intolleranza, incitamento all’odio e estremismo violento e uno strumento di pace e sviluppo. Lo è tanto più a fronte della crescente polarizzazione e politicizzazione dell’identità religiosa che talvolta emerge in modo preoccupante nell’area Mena. Oltre che per sterilizzare queste estremizzazioni, la voce dei leader religiosi è fondamentale anche per sensibilizzare comunità e singoli sulle responsabilità di ciascuno rispetto alle sfide globali”, ha detto Di Maio. Per Di Maio, la settima edizione dei Med Dialogues ha confermato l’opportunità e l’urgenza di un “partenariato” efficace tra Unione Europea e vicinato sud. “Come ha affermato il presidente del Consiglio Mario Draghi ieri nel suo saluto di apertura, l’Europa non può permettersi di considerare il Mediterraneo solo come una frontiera meridionale. Né possiamo guardare al Mediterraneo come un’area in cui si è condannati ad una mera gestione delle crisi. Per contrastare le cause profonde di povertà, flussi migratori, terrorismo, conflitti, dobbiamo stringere un patto di sviluppo tra Europa, Mediterraneo e Africa”, ha detto Di Maio.



La quarta parola chiave indicata dal ministro è stata “resilienza”. Infatti, secondo Di Maio, una società – anche nel Mediterraneo – “è resiliente quando poggia su istituzioni pubbliche efficienti, trasparenti e capaci di garantire servizi essenziali alla popolazione. La pandemia ha messo in luce l’esigenza di investire nel ‘buon governo’, rilanciando il percorso verso l’Agenda 2030 delle Nazioni Unite”. In questo contesto per il ministro è un paradosso che un mercato di 500 milioni di consumatori, 450 porti e terminal e che attira una fetta importante del turismo mondiale sia tra le aree meno integrate al mondo. “Con riguardo alle catene di approvvigionamento, il dibattito, presieduto stamani dal sottosegretario agli Esteri Manlio Di Stefano, ha approfondito l’importanza dei processi di digitalizzazione e innovazione tecnologica a beneficio dell’integrazione economica regionale. Sono temi su cui è urgente confrontarsi, se si considera che la sponda Sud del Mediterraneo è ancora oggi tra le aree meno integrate al mondo: su 100 scambi solo 1 avviene lungo la direttrice sud-sud”, ha detto Di Maio.

La quinta e ultima parola chiave indicata da Di Maio è stata “multilateralismo”. Secondo il responsabile della Farnesina, nel Mediterraneo delle crisi e delle tensioni irrisolte, £le equazioni della pace e della stabilità non si risolvono tramite soluzioni unilaterali, tanto meno militari: servono piuttosto strategie politiche, fondate sull’ownership regionale e sorrette dalla comunità internazionale con coesione e determinazione”. Il ministro ha ricordato che le “riflessioni di questi giorni hanno acceso nuovamente l’attenzione sull’esigenza di un multilateralismo forte e efficace per la soluzione dei conflitti, ma anche sulla necessaria compatibilità tra le azioni condotte da formati ristretti di Stati e la più vasta legittimità internazionale assicurata dalle Nazioni Unite”. Secondo il ministro, ragionare, seppur in una prospettiva di lungo periodo, sulla costruzione di ordini subregionali inclusivi e multilaterali, ad esempio nel Golfo e nel Mediterraneo Orientale, significa sviluppare una responsabilità cooperativa, rifuggendo da conflittualità a vantaggio di una logica di reciproca fiducia e mutuo beneficio”, ha detto Di Maio.

Nel suo intervento conclusivo, il presidente dell’Ispi, Giampiero Massolo, ha indicato a sua volta cinque parole chiave che hanno caratterizzato l’edizione dei Med Dialogues 2021: metodo, incertezza, limite, prospettiva, persone. Secondo il presidente dell’Ispi la parola “metodo” implica il lavorare insieme e il multilateralismo non può essere solo a livello di governi e Stati. “Poco avrebbero i governi senza lavorare con la società civile, le organizzazioni non governative, le singole personalità, senza lavorare con le grandi aziende”, ha aggiunto il presidente dell’Ispi, osservando che vi è quindi un “plurilateralismo che sale dal basso verso l’alto”. Massolo ha sottolineato che l‘incertezza, è stato tema il sentimento di questi tre giorni. “Io credo che qui vi sia un messaggio positivo. L’incertezza può essere anche uno stimolo”, ha sottolineato il presidente dell’Ispi, secondo cui è necessario tenere conto dell’incertezza per “per aguzzare l’ingegno” e per andare verso le risposte, ovvero “tenere conto del bisogno di superare l’incertezza”. La parola “limite” lascia intendere, secondo Massolo che “da soli non si può raggiungere molto”.

Il presidente dell’Ispi ha commentato alcune delle assenze all’edizione 2021 dei Med Dialogues, osservando che alcune sono pesate più di altre e rappresentano “una opportunità mancata”. La quarta parola “prospettiva”, implica che vi è una “forte esigenza di un nuovo assetto che ad un tempo sia assetto di influenze, di poteri, non solo esclusivamente spettanti ai governi, ma diffusi ed estesi alle società civili”. A ciò si aggiunge anche “l’idea di un nuovo patto economico sociale del Mediterraneo allargato che ci sottragga alla diseguaglianze”. Infatti, per Massolo questa in questa fase dalle transizioni possono scaturire “aspetti ancora più diseguali” e “occorre fare leva su queste forze trasformative”. Infine, Massolo ha citato la parola “persone”, osservando che il vero messaggio dei Med 2021 è “che le nostre piazze contano e che non si possono più gestire i processi prescindendo dalle piazze e dalle persone”.

Leggi anche altre notizie su Nova News
Seguici sui canali social di Nova News su FacebookTwitterLinkedInInstagram, Telegram