ESCLUSIVA – Messico, il viceministro degli Esteri: “Noi sia con gli Usa sia con la Cina”

In un'intervista ad Agenzia Nova il viceministro con delega all'America latina e Caraibi

viceministro esteri messico Maximiliano Reyes

Nel nuovo schema bipolare attorno cui si organizzano parte delle relazioni internazionali, il Messico si pone “dal lato degli Usa e dal lato della Cina”. Lo ha detto ad “Agenzia Nova” il viceministro degli Esteri del Messico con delega all’America latina e Caraibi, Maximiliano Reyes, in questi giorni a Roma per partecipare al X foro Italia-America latina. “Noi non stiamo né solo dal lato della Cina né solo da quello degli Usa. Non in una posizione di mezzo, ma con entrambi i Paesi”, ha detto Reyes. Gli Usa sono il primo partner commerciale del Messico e condividono la frontera più grande del mondo, grazie a una relazione “di grande armonia e di coordinamento quotidiano”, ha detto il viceministro ricordando che il Messico intrattiene con i due poli diversi “schemi” di relazione: “Con la Cina c’è quella nettamente commerciale e di contrasto al traffico di sostanze tossiche, con gli Usa tutta una infinità di temi”. Ma la questione Cina, ha assicurato Reyes, non “è mai stata parte oggetto di discussioni politiche con Washington”. D’altro canto Pechino sfrutta “la posizione strategica del Messico, oltre al grande numero di accordi commerciali” per accedere allo stesso mercato statunitense. E il Messico, ha aggiunto, “trattando con rispetto ed essendo trattati con rispetto, ha tutta l’intenzione di sfruttare i vantaggi comparativi tra i Paesi”.



I rapporti con gli Usa, ha sottolineato Reyes, sono d’altro canto sempre centrati sui temi, e prescindono dall’amministrazione in corso a Washington. Aveva destato interesse la relazione cordiale tra il presidente del Messico, Andrés Manuel Lopez Obrador, e l’ex presidente Usa, Donald Trump, pur nelle polemiche nate attorno al progetto di costruzione di un muro alla frontiera. Trump, ha spiegato Reyes ha sempre riconosciuto a Lopez Obrador il “forte” sostegno democratico di cui gode, rispettando le rivendicazioni di sovranità del vicino del Sud. “Lopez Obrador è stato l’uomo più votato nella storia del Messico”, ha detto Reyes ricordando la maggioranza ottenuta dal suo partito Movimento di rigenerazione nazionale (Morena) nei due rami del parlamento, il più alto numero di governatori statali e di parlamentini statali. Tutti dati che “il presidente Trump ha capito molto bene”, ha sottolineato il viceministro ricordando che la Casa Bianca, già prima dell’insediamento di “Amlo” al governo, ha rispettato la richiesta del Messico di mantenere – nell’ambito del negoziato sul nuovo trattato commerciale dei paesi dell’America del nord (United States-Mexico-Canada Agreement, Usmca) – la sovranità del Paese sui temi energetici

Ed è proprio una visione più ampia dei rapporti anche con gli Stati Uniti che spinge il Messico a voler disegnare un nuovo modello di integrazione continentale, alternativo all’Organizzazione degli Stati americani (Osa), l’ente che soprattutto con la pandemia ha dimostrato di non essere di aiuto. L’Osa “si è trasformata in un organismo praticamente elettorale, in qualche occasione politico, raramente diplomatico e quasi mai cooperativo”, ha detto Reyes riportando l’idea lanciata dal presidente del Messico, Andrés Manuel Lopez Obrador, all’ultimo vertice della Comunità dei Paesi dell’America latina e dei Caraibi (Celac), di una nuova unione di tutto il continente. “Serve una riflessione profonda che getti le basi per una nuova forma di convivenza”, tema che, ha assicurato, è già presente nei momenti di dialogo con il governo degli Usa e che verrà rilanciato al prossimo appuntamento delle Nazioni Unite a novembre. “Ci sono paesi che puntano direttamente alla scomparsa dell’Osa, come per scempio Bolivia, Venezuela e Nicaragua, altri che sperano solo in un cambio di segreteria generale, e una minoranza che vuole nuove regole con le stesse persone”, ha detto. Ma “tutti intendono la necessità di un cambio” perché, come ha dimostrato il fatto che nell’emergenza pandemica, l’Osa “non ci aiuta, non ci serve e volte ci complica la vita”. Un “processo continentale” che “non potrà e non dovrà essere rapido”, e la cui traccia si spera possa essere disegnata già nel primo trimestre del 2022.



Tra gli altri temi che il Messico intende inserire nell’agenda internazionale c’è sicuramente quello di nuove strategie di contrasto alla pandemia. “Vogliamo condividere le informazioni” sulla pandemia, ha detto Reyes citando uno degli argomenti al momento presenti nell’agenda bilaterale. “Nel mondo è necessario migliorare la comunicazione, il coordinamento e la condivisione delle informazioni, soprattutto nell’area sanitaria. Se nella nostra epoca avessimo sviluppato l’abitudine di comunicare di più avremmo potuto guadagnare tempo nella lotta al virus”, ha detto il viceministro riconoscendo che la “mancanza di comunicazione ha complicato” la gestione globale dell’emergenza sanitaria. Un impegno di condivisione che si estende anche al dialogo sul commercio internazionale, ai temi dell’interscambio culturale e accademica. Senza dimenticare, ha aggiunto Reyes – “convinto che l’attività diplomatica possa aiutare anche a creare benessere, investimenti, lavoro” – le possibilità di sviluppare le relazioni economiche. “L’Italia è per noi un Paese mosto attraente, con solidità istituzionale, con una storia vastissima e uno spazio” e rapporti che rendono lecito immaginare un ulteriore sviluppo degli affari sin dal prossimo anno.

Sul piano più squisitamente regionale, il Messico si è trovato ad affrontare critiche di una presunta poca fermezza dinanzi alle azioni autoritarie dei governi “neosocialisti”. Una tesi che Reyes ribalta: il governo messicano ha “recuperato a pieno il principio di non ingerenza negli affari interni dei paesi terzi”, ha detto Reyes rivendicano al tempo stesso di aver compiuto “nei fatti, più gesti di altri”. “Nel caso del Venezuela, abbiamo dato asilo a persone di primo piano delle opposizioni al governo di Nicolas Maduro, come l’ex deputato Roberto Marrero. Persone a cui abbiamo salvato, se non la vita, la libertà. Con il Nicaragua, Paese sotto la pressione internazionale per gli spazi ristretti di cui gode l’opposizione in vista delle presidenziali, il “Messico è stato il primo, insieme all’Argentina, a convocare l’ambasciatore. Un gesto che esprime il disaccordo per un’azione di governo, senza interferire nei suoi affari”. Quanto all’ospitalità data all’ex presidente della Bolivia, Evo Morales, all’indomani della crisi politica chiusa con “il colpo di Stato e la nascita del governo di Jeanine Anez, il viceministro ha ricordato che il Messico “non ha fatto altro che quello che ha sempre fatto nella sua storia”, onorando “il fiore all’occhiello della diplomazia” nazionale: la concessione dell’asilo politico. Una pratica che il Paese nordamericano ha applicato con “gli spagnoli in fuga dalla dittatura franchista” come con i “centroamericani che negli anni ottanta subivano le conseguenze degli autoritarismi o delle guerre civili”.

Una nota va infine al mancato arresto di Rodrigo Granda, l’ex membro delle Forze armate rivoluzionarie della Colombia (Farc) atterrato a Città del Messico ma ricercato dalle autorità del Paraguay, che per reyes non ha in nessun modo aggravato le relazioni con Assunzione. Granda, noto come “ministro degli Esteri delle Farc”, era giunto in Messico per partecipare a un convegno, ma – ha chiarito Reyes – non “è tecnicamente mai entrato nel paese. Si è fermato nella zona di transito che le autorità aeroportuali definiscono ‘sterile’, sottoposta a regole tipiche della richiesta di ingresso”. La richiesta di arresto di Granda, su cui grava una circolare rossa dell’Interpol, è arrivata quando l’uomo, “che non è mai voluto entrare in Messico, era già nel volo di ritorno per la Colombia”. E ad ogni modo, si sottolinea, l’eventuale fermo non si sarebbe potuto eseguire se non con la conferma di un giudice messicano, procedura che sarebbe comunque durata almeno un paio di giorni. “L’episodio non ha avuto conseguenze”, ha detto il viceministro segnalando che i rapporti con il Paraguay sono “nel loro miglior momento”. Quando “nessuno si occupava della crisi sanitaria in Paraguay, il Messico ha fatto una generosa donazione di vaccini contro il nuovo coronavirus”, ha ricordato.

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