Lopez Obrador festeggia tre anni di governo, fuori dalla crisi con “cambio mentalità”

Il presidente del Messico non ha dubbi: "Molto presto finiremo di uscire dalla crisi economica"

lopez obrador

Pur sotto le intemperie della pandemia, il Messico uscirà dalla crisi economica grazie soprattutto alla scelta di non contrarre nuovo debito, al contrario di quanto fatto da altri Paesi. Lo ha detto il presidente del Messico, Andrés Manuel Lopez Obrador, nel discorso tenuto mercoledì sera nella piazza centrale della capitale, in occasione del terzo anniversario dall’inizio del mandato. Dinanzi a una piazza tornata ad affollarsi dopo le serrate imposte dalla crisi sanitaria, Lopez Obrador ha celebrato il “cambio di mentalità” dettato dalla cosiddetta “Quarta trasformazione”, l’azione di governo che punta a rivoluzionare l’impalcatura dello Stato coniugando moralità della vita pubblica con la redistribuzione delle risorse in favore del “popolo”. Un modello destinato a non essere più cancellato, ha detto “Amlo” mandando “a quel paese” chi, nel passato, sosteneva che il benessere della collettività potesse nascere dando più risorse alle classi alte, motore dell’economia.



“Non ho dubbi che presto, molto presto, finiremo di uscire dalla crisi economica”, ha detto Lopez Obrador giustificando il suo “ottimismo” su diverse ragioni. “Primo per il fatto che non ci siamo indebitati, come hanno fatto altri Paesi. Secondo perché non è diminuito il gettito fiscale”, cosa che permetterà di “mantenere finanze pubbliche sufficientemente sane per continuare a promuovere la crescita e la creazione di posti di lavoro”. Grazie anche ad energiche azioni di tagli alla spesa nella pubblica amministrazione, il governo ha varato piani sociali che prevedono a vario titolo assegni staccati direttamente ai beneficiari: tra questi ci sono le pensioni universali di anzianità, le borse di studio per i giovani che non hanno accesso all’educazione superiore, i sussidi alle colture di alberi da legno e frutta, come presidio ambientale e strumento per la creazione di lavoro.

Una strategia che cerca tra le altre cose di lenire le diseguaglianze sociali, ritenute causa prima di violenza e migrazioni. “La pandemia non ha portato a una crisi dei consumi grazie alle rimesse e al sostegno dei programmi del benessere”. Programmi, ha aggiunto, “che si applicano dal basso verso l’alto e non come un tempo, quando i primi a ricevere le risorse erano le classi alte perché dicevano che se pioveva forte in alto, gocciolava in basso, come se la ricchezza fosse permeabile o contagiosa”. Chi continua “con questo racconto vada a quel paese”, ha sottolineato.



Al tempo stesso, Lopez Obrador ha ricordato il valore di una decisa campagna di moralità nella politica anche nell’ottica della crescita. “Come ho sostenuto per anni, la corruzione non si deve combattere solo per ragioni morali ma anche per la grande capacità di risorse che si recuperano in favore dello sviluppo e del benessere del popolo”, ha detto. “Invece di accendere linee di credito per indebitare il Paese, come si faceva prima, com’era prassi nell’epoca ‘neoliberale’ durante i periodi di crisi, noi abbiamo scelto di intensificare il contrasto alla corruzione”. Un impegno che ha portato tra le altre cose a eliminare il condono fiscale per i grandi contribuenti o l’inserimento in Costituzione del reato di corruzione come “reato grave”.

Il presidente sottolinea inoltre il mancato calo del gettito fiscale, la ripresa del turismo, il potenziale ancora intatto del settore agroalimentare e il consolidamento del nuovo trattato commerciale dei paesi dell’America del nord (United States-Mexico-Canada Agreement, Usmca), destinato a riaccendere il motore economico del continente. Lopez Obrador ha quindi evidenziato che i pronostici convergono sulla possibilità che il Paese chiuda il 2021 con una crescita attorno al 6 per cento del prodotto interno lordo (pil) e consuma inflazione non lontana da quella degli Usa, il 7 per cento.

Il tutto, a dispetto degli allarmi lanciati sulla corsa dei prezzi, ben lontana dal 3 per cento fissato come obiettivo dalla Banca centrale (Banxico) e nonostante il terzo trimestre si sia chiuso con un leggero calo sul periodo precedente. “Durante la nostra gestione il salario minimo è aumentato del 65 per cento in termini reali, una cosa che non accadeva da almeno trent’anni”, ha sottolineato Lopez Obrador. Il capo dello Stato sottolinea inoltre che non sono a rischio le risorse per terminare gli ambiziosi programmi infrastrutturali varati dal suo governo: il treno Maya, la linea ferroviaria che unirà le principali mete turistiche della penisola sudorientale dello Yucatan, la sesta raffineria nazionale destinata a sorgere non lontano dal porto petrolifero di Dos Bocas, o il corridoio dell’Istmo di Tehuantepec, progetto logistico che collegherà le sponde dell’Oceano Atlantico e del Pacifico nel tratto più stretto del territorio messicano.

In quest’ottica, il presidente ha rivendicato la bontà delle diverse riforme messe in piedi nella prima metà del suo mandato, a partire dal controverso progetto di modifica costituzionale della normativa sull’energia. Con la riforma “recupereremo l’equilibrio perso con la politica energetica neoliberale”, quella tante volte criticata, che aveva aperto il comparto all’iniziativa privata e straniera mettendo fine a decenni di monopolio. Una riforma “contraria all’interesse pubblico, che in modo perverso cercava di rovinare l’industria elettrica nazionale e lasciare il mercato nelle mani delle imprese private, specialmente quelle straniere”. Più in generale, Lopez Obrador ha anche promesso che si rispetterà “l’obiettivo di smettere di comprare benzine dall’estero”. Per soddisfare la domanda con la produzione interna occorrerà “non esportare greggio e trasformare in Messico tutta la materia prima. A fine 2023 riusciremo a raffinare 1,2 milioni di barili al giorno”, ha detto.

Un capitolo apposito è stato dedicato al tema della sanità. “Così come abbiamo fatto con i vaccini, a gennaio inizieremo un piano generale di distribuzione dei medicinali con l’appoggio delle Forze Armate”, ha detto Lopez Obrador pensando soprattutto ad invii “nei centri di salute ed ospedali più remoti del Paese”. L’iniziativa – unita alla stabilizzazione di 80mila operatori della salute, anche oltre l’emergenza sanitaria – servirà a concretizzare il “sogno” di fare in modo che “qualsiasi persona, indipendentemente dalla sua condizione economica, sociale o culturale, sia curata come merita: con medici, specialisti studi e farmaci gratuiti e che la salute smetta di essere un privilegio trasformandosi in diritto universale del nostro popolo”.

Fino a tutto il 2024, ha proseguito “Amlo”, il Messico non permetterà nessuna attività “che possa danneggiare la salute, l’ambiente o il territorio”, tra cui le prassi agricole basate sulla modificazione genetica. “È opportuno ricordare che fino a quando saremo al governo non si permetterà l’ingresso di mais transgenico, non si userà il fracking per l’estrazione del greggio, non si rilasceranno nuove concessioni minerarie, non si permetterà il taglio di boschi, non si autorizzerà l’apertura di discariche per rifiuti tossici o pericolosi”, ha detto. E ancora: “non si permetterà a nessuna impresa di operare se non dotata di impianto per il trattamento delle acque nere, non si permetteranno violazioni alla legge sulla qualità dell’aria, né qualsiasi attività che danneggi la salute, distrugga il territorio o danneggi l’ambiente”, ha insistito Lopez Obrador.

Il discorso, della durata di circa un’ora e mezza, è stato tenuto nella centrale e vasta Piazza della Costituzione – nota con il nome di “Zocalo” – alla presenza di circa centomila persone, secondo le stime più prudenti elaborate dai media. Un bagno di folla che il capo dello Stato non sosteneva dal 1 dicembre del 2019, primo anniversario della presidenza, prima che l’emergenza pandemica imponesse una restrizione degli eventi di massa. Per la giornata, come ha chiarito lo stesso “Amlo” ieri, non sono state previste restrizioni sanitarie, e non è stato richiesto come obbligatorio l’uso delle mascherine. “Proibito proibire”, aveva ribadito Lopez Obrador ricordando inoltre che la popolazione adulta di Città del Messico risulta interamente vaccinata.

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