Messico: scoperte due nuove “bocche” clandestine per il furto di combustibile

Il ministro degli Interni ha annunciato la scoperta sull'oleodotto Tuxpan-Azcapotzalco

messico pemex

Il ministro degli Interni del Messico, Rosa Icela Rodriguez Velazquez, ha annunciato oggi la scoperta di due nuove “bocche clandestine” sull’oleodotto Tuxpan-Azcapotzalco della compagnia petrolifera di Stato, Pemex, dalle quali veniva sottratto illegalmente combustibile. Parallelamente è stata annunciata la scoperta anche di due depositi illegali con centinaia di contenitori da 1000 litri di combustibile presumibilmente sottratto alla rete statale nella località di Ecatepec. “Abbiamo ridotto considerevolmente il furto di combustibile con la modalità denominata del huachicoleo”, ha affermato Rodriguez Velazquez, che ha stimato ad oggi in 3000 barili giornalieri la quantità di petrolio sottratta giornalmente contro i 4600 barili sottratti in media nel 2020. “Con la scoperta di queste bocche clandestine il furto di combustibile diminuirà ancora di più”, ha aggiunto.



Il presidente del Messico, Andres Manuel Lopez Obrador, aveva annunciato per parte sua lo scorso 23 marzo che le azioni portate avanti dal suo governo contro il furto di combustibile dagli oleodotti dell’azienda statale Pemex hanno consentito allo Stato di evitare perdite per 5,5 miliardi di euro. Si tratta, ha affermato il capo di Stato, di una cifra superiore a quella stanziata per il pagamento delle pensioni di anzianità. “Frenare il ‘huachicol’ – così viene denominata la pratica del furto di petrolio – ci ha permesso di risparmiare 136 miliardi di pesos, una somma superiore a quella che destiniamo al pagamento delle pensioni di anzianità, che di fatto ci siamo impegnati ad aumentare”, ha detto il presidente. “Adesso stiamo cercando di portare benessere economico e sociale e ci sono già dei buoni risultati”, ha aggiunto.

La lotta contro il “huachicol”, un’attività gestita oggi dai cartelli criminali, è una delle molte iniziative intraprese dal presidente Lopez Obrador per contrastare la crisi finanziaria dell’azienda petrolifera di Stato, Pemex, e in questo modo recuperare anche i margini di azione del governo in un settore strategico. A dicembre del 2018 il capo di stato aveva deciso di assegnare a oltre 4000 elementi di Esercito, Marina e polizia, al presidio della rete di oleodotti e delle principali strutture di distribuzione e immagazzinamento della Pemex. Quindi aveva deciso di interrompere la distribuzione delle benzine in alcuni segmenti della rete, ogni volta che si registravano puntuali cali di pressione nel pompaggio, indice di un possibile furto in atto. Il presidente aveva denunciato inoltre il fatto che autorità di governo e della stessa Pemex avevano coperto o agevolato per anni i furti



Proprio il furto di combustibile fu la causa della morte di 115 persone a causa dell’esplosione, avvenuta il 18 gennaio del 2019, di un oleodotto Pemex nella località di Tlahuelilpan, circa 100 chilometri a nord di Città del Messico. L’esplosione era avvenuta mentre decine di persone stavano cercando di raccogliere la benzina che usciva a causa di una perdita provocata dalla perforazione illegale della conduttura. Nei giorni successivi l’esplosione è montata la polemica sull’operato di polizia ed esercito dispiegati sul posto per cercare di impedire il saccheggio del carburante. Tanto il presidente quanto i responsabili della Difesa avevano difeso l’operato delle forze di sicurezza spiegando che dopo aver tentato di dissuadere la folla hanno evitato di intervenire “in maniera violenta” causando ulteriori tensioni.

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