Migliaia di persone chiedono il rilascio di giovani manifestanti assediati in Myanmar

Migliaia di manifestanti sono scesi per le strade di Yangon intonando lo slogan “liberate gli studenti di Sanchuang”

Myanmar

Migliaia di persone sono scese ancora una volta nelle strade della capitale economica del Myanmar, Yangon, nella serata di ieri, 8 marzo, violando il coprifuoco cittadino per chiedere il rilascio di centinaia di giovani manifestanti anti-golpisti assediati dalle forze di sicurezza nel quartiere di Sanchaung. Per tentare di spezzare l’accerchiamento, migliaia di manifestanti si sono riuniti in altre zone della città, intonando lo slogan “liberate gli studenti di Sanchuang”. La giunta ha minacciato di condurre perquisizioni porta a porta per arrestare i giovani attivisti, mentre il segretario generale delle Nazioni Unite (Onu), Antonio Guterres, ha chiesto formalmente “la loro liberazione senza violenze e arresti”. Secondo l’Onu, molti dei manifestanti accerchiati a Sanchaung sono donne che sfilavano pacificamente in occasione della Giornata internazionale della donna. Hanno chiesto la liberazione dei manifestanti anche le ambasciate di Stati Uniti, Regno Unito, Canada e Unione europea.



Altri tre manifestanti anti-golpisti in Myanmar hanno perso la vita ieri, 8 marzo, durante scontri con le forze di sicurezza. Lo riferisce il portale “Channel News Asia” citando testimoni locali. Due delle vittime si sono avute a Myitkyina, nel nord del Paese, dove la polizia è intervenuta con granate stordenti e gas lacrimogeni per disperdere la folla in protesta contro il colpo di Stato militare dello scorso primo febbraio. Altre tre persone sarebbero rimaste ferite nei disordini. Un’altra persona ha perso la vita a Phyar Pon, nella zona del delta del fiume Irrawaddy, dove gli scontri hanno causato anche due feriti. Queste ultime violenze arrivano dopo un fine settimana di blitz notturni delle forze di sicurezza e mentre si intensifica il movimento di disobbedienza civile alla giunta militare. A Yangon, principale città del Paese, sono rimasti chiusi ieri negozi, stabilimenti e istituti bancari.

Il bilancio delle vittime dall’inizio della crisi è salito negli ultimi giorni oltre i 50 morti, con 38 vittime nella sola giornata di mercoledì 3 marzo. Vi sono inoltre più di 1.800 persone arrestate, come indicato dai dati aggiornati dell’Associazione di assistenza ai prigionieri politici: tra queste figurano esponenti politici (a partire dalla consigliera di Stato Aung San Suu Kyi e dal presidente Win Myint, sui quali pendono numerosi capi di imputazione), deputati, leader degli studenti, monaci buddhisti, semplici manifestanti, sindacalisti e impiegati pubblici che hanno preso parte al Movimento di disobbedienza civile (Mdc) organizzato contro la giunta militare.



Lo scorso primo febbraio, a poche ore dall’insediamento del nuovo parlamento emerso dalle contestate elezioni di novembre 2020, le forze armate hanno preso il potere arrestando la consigliera di Stato Aung San Suu Kyi, premio Nobel per la pace nel 1991, e il presidente Win Myint. Il parlamento sarebbe stato dominato dalla Lega nazionale per la democrazia (Nld) e avrebbe visto una presenza risibile del Partito dell’unione per la solidarietà e lo sviluppo (Usdp), la forza politica appoggiata dai vertici militari. Secondo i generali, guidati da Min Aung Hlaing, le elezioni sarebbero state macchiate da brogli e irregolarità e le autorità civili non avrebbero fatto nulla per porre rimedio. Il colpo di Stato in Myanmar sembra tuttavia legato anche alla rivalità geopolitica tra Cina e India, con molti osservatori che nelle ultime settimane hanno accusato deliberatamente Pechino di aver favorito l’ascesa dei militari a causa della sua insoddisfazione per il governo di Aung San Suu Kyi in un Paese in cui la Repubblica popolare ha in corso importanti progetti infrastrutturali.

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