Migranti: resta tesa la situazione al confine fra Polonia e Bielorussia, Ue minaccia nuove sanzioni

Varsavia ha deciso di inviare 12 mila militari al confine con l’intento di impedire l’accesso

migranti

Sono circa 4 mila i migranti che da ieri si sono ammassate al confine tra Polonia e Bielorussia, di fatto scortate sino alla frontiera dalle forze armate di Minsk. Questo sviluppo aggrava la situazione già abbastanza tesa al confine fra i due Paesi dove da mesi si registrano ingressi illegali di migranti dentro il confine polacco favoriti dalle guardie di frontiera bielorusse. I video circolati ieri su diversi canali Telegram mostravano dei militari bielorussi, con indosso indumenti mimetici, che scortavano centinaia di persone, fra cui anche diversi minori, verso il confine con la Polonia. La situazione si è aggravata con il passare delle ore e, dopo una riunione di emergenza del governo, le autorità di Varsavia hanno deciso di inviare 12 mila militare al confine con l’intento di impedire l’accesso dei migranti. I filmati diramati dal ministero dell’Interno polacco mostrano le guardie di frontiera utilizzare gas lacrimogeni per fermare l’avanzata di queste persone. Non sono mancati, inoltre, i momenti di tensioni con alcuni colpi di arma da fuoco in aria sparati dal lato bielorusso per evitare che alcuni migranti facessero marcia indietro di fronte alla barriera umana eretta dai militari polacchi. Stamattina sul suo profilo Twitter, l premier polacco, Mateusz Morawiecki, ha affermare che sigillare i confini è una questione di interesse nazionale. “Oggi sono in gioco la stabilità e la sicurezza dell’intera Ue”, ha aggiunto Morawiecki. Dopo settimane di duri scontri dialettici su vari fronti fra le istituzioni europee e la Polonia, ieri è arrivata la solidarietà di Bruxelles a Varsavia e dure accuse nei confronti del regime di Aleksandr Lukashenko, colpevole secondo la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, di “mettere a rischio la vita delle persone”. Von der Leyen, inoltre, ha definito “inaccettabile” la “strumentalizzazione dei migranti a fini politici” messa in atto dalla Bielorussia.



La presidente della Commissione europea, inoltre, ha invitato “gli Stati membri ad approvare finalmente il regime di sanzioni esteso alle autorità bielorusse responsabili di questo attacco ibrido”. Il focus della questione ora, quindi, si sposta sul nuovo pacchetto di sanzioni contro il regime di Minsk che si sta esaminando a livello di Unione europea. Ieri un gruppo di lavoro tecnico ha concordato di includere la tratta di esseri umani come ulteriore criterio per adottare delle sanzioni contro la Bielorussia, aprendo la strada a ulteriori misure per tagliare le rotte sfruttate da Lukashenko per fare arrivare dei migranti nel Paese est europeo e, successivamente, spingerli verso le frontiere dell’Ue come strumento di pressione. Diversi Paesi membri dell’Ue, come riferiscono diverse fonti, insistono sulla necessità di adottare delle sanzioni contro la compagnia aerea di bandiera bielorussa, Belavia, andando a colpire così anche le società di leasing di aeromobili. In questo senso, secondo quanto riporta “Politico”, l’Ue potrebbe raggiungere un accordo a livello di ambasciatori dei Paesi membri già nella giornata di domani. Sembra difficile, tuttavia, che si riesca a dare il via libera al nuovo pacchetto di sanzioni nel corso del Consiglio Affari esteri di lunedì prossimo. Ciò dipende, soprattutto, dagli ordinamenti interni di alcuni Paesi membri, fra cui la Svezia che ha l’obbligo legale di informare il Parlamento prima di decidere di adottare nuove sanzioni. Il governo di Stoccolma non è contrario all’adozione dei provvedimenti contro Minsk, ma evidentemente mancano i tempi tecnici e procedurali per ottenere il via libera dell’assemblea legislativa entro lunedì.

Chiaramente le sanzioni non sembrano essere sufficienti. È proprio a causa delle sanzioni adottate sinora contro il regime di Lukashenko – per la repressione violenta che ha seguito le elezioni presidenziali del 9 agosto 2020, non riconosciute dalla gran parte della comunità internazionale, e per il dirottamento del volo Ryanair Atene-Vilnius avvenuto il 23 maggio scorso e il susseguente arresto del dissidente Roman Protasevic – che le autorità di Minsk hanno innescato questa crisi. I provvedimenti adottati dall’Ue negli ultimi mesi hanno colpito duramente l’economia bielorussa, in particolare dopo che alle compagnie aeree dei Paesi membri è stato impedito di sorvolare lo spazio aereo del Paese est europeo. Ora, tuttavia, la Commissione sembra voler agire alla fonte: ieri sera la presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, ha confermato che Bruxelles intende aprire un dialogo diretto con i Pesi terzi da cui partono i voli che trasportano i migranti in Bielorussia. Il vicepresidente della Commissione europea, Margaritis Schinas, visiterà questi Paesi di origine nei prossimi giorni e non sono escluse delle sanzioni nei confronti delle compagnie aeree di questi Stati che favoriscono la tratta di esseri umani. Nelle dichiarazioni ufficiali non vengono indicati i nomi dei Paesi in questione, ma secondo “Politico” ci si riferirebbe principalmente a Turchia ed Emirati Arabi Uniti.



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