Milano: bimba uccisa a Cisliano, oggi la madre interrogata dal gip per la convalida del fermo

La donna, 41anni, è accusata di aver soffocato la figlia di due anni la scorsa domenica

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Comparirà questa mattina davanti al gip di Milano Carlo Ottone De Marchi in video collegamento dal carcere di San Vittore Patrizia C., la 41enne accusata di aver soffocato e ucciso Edith, la figlia di due anni, la scorsa domenica sera nel loro appartamento a Cisliano (Mi). Ieri la donna è stata trasferita su disposizione del procuratore aggiunto Mario Venditti e il pm Roberto Valli in carcere dall’ospedale Fornaroli di Magenta (Mi), dove era ricoverata in stato di incoscienza oppositiva dalla notte in cui è stata ritrovata insieme alla piccola già morta.



I militari del nucleo investigativo dei Carabinieri di Milano, coordinati dalla Procura di Pavia compente territorialmente sul comune della provincia di Milano, non sembrano avere dubbi: a uccidere la bimba, due anni compiuti lo scorso 14 gennaio, è stata la madre intorno alle 22.30 di domenica 7 marzo anche perché fino alle 22.10 la piccola era viva. Lo prova una delle drammatiche videochiamata che la 41enne Patrizia C. ha fatto all’ex marito che aveva chiesto la separazione due mesi fa. Ieri intanto è stata eseguita l’autopsia dal medico legale dell’Università di Pavia Marco Ballardini. Dalla relazione preliminare è arrivata la conferma all’ipotesi del soffocamento, la prima avanzata dagli investigatori dal momento che il corpo della bambina infatti non aveva segni evidenti di violenza. Per gli inquirenti “l’autore del soffocamento – si legge nel provvedimento di fermo – non può che essere la madre” perché Patrizia C. e la figlia quando i militari della stazione di Rosate sono intervenuti nell’appartamento di via Mameli, allertati dall’uomo, “erano sole in casa con la porta chiusa all’interno con il chiavistello”. Dalle telefonate all’ex marito nonché padre della piccola, tra cui quella in cui gli dice “Sei libero, sei libero, ora puoi dedicarti al tuo bar alle tue cazzate. Edith non c’è più” si deduce – secondo l’accusa – che “l’atteggiamento della donna anziché denotare la disperazione di una madre per la perdita della figlia, sembra suggerire il compiacimento per la vendetta inflitta in tal modo al marito reo di non voler proseguire la relazione con lei reo di non voler più proseguire la relazione con lei. Un’azione terribile e incomprensibile, attuata forse per colpire l’uomo nel suo punto più vulnerabile, la figlioletta al quale era fortemente legato”.