Ministro degli Esteri dell’Afghanistan: “Pronti a condividere il potere con i talebani”

Mohammad Hanif Atmar ha aggiunto "ma solo se il movimento rifiuterà il terrorismo”

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Il governo dell’Afghanistan è pronto a collaborare con i rappresentanti dei talebani e a renderli parte integrante del governo, ma solo se il movimento “rifiuterà il terrorismo”. Lo ha affermato in un’intervista al quotidiano russo “Izvestia” il ministro degli Esteri afgano, Mohammad Hanif Atmar. “Siamo pronti a lavorare con i talebani, siamo pronti a portarli al governo, siamo pronti a fare pace con loro e condividere con loro il potere”, ha dichiarato il ministro degli Esteri del governo di Kabul, sottolineando che il futuro dell’Afghanistan dovrebbe essere deciso dal popolo afgano e che l’Afghanistan non dovrebbe rappresentare una minaccia per i Paesi vicini. “Il nostro governo è pronto ad accettare i talebani come parte di esso a condizione che smettano di sostenere il terrorismo”, ha sottolineato il ministro. Il responsabile della diplomazia afgana ha ricordato che in passato il movimento ha lavorato a stretto contatto con Al Qaeda e altre organizzazioni terroristiche in Asia centrale, Cina e Russia. “Stanno lavorando attivamente con loro ora e non c’è motivo per cui non continueranno a farlo in futuro. Sarebbe un enorme errore pensare che l’Afghanistan, guidato dai talebani, non sarà un rifugio sicuro per i terroristi internazionali e una minaccia per i Paesi che lo circondano. Lo sarà sicuramente”, ha sottolineato il ministro degli Esteri afgano. Atmar ha anche aggiunto che il governo ufficiale afgano accoglie con favore il lavoro condotto da vari Paesi della comunità internazionale con i rappresentanti dei talebani, ma solo se tali sforzi vengono compiuti nel tentativo di convincere i militanti della necessità della pace e di una soluzione politica, “ma non nel tentativo di incoraggiare i talebani nel perseguire le violenze e la cooperazione con i terroristi stranieri”.



Le dichiarazioni di Atmar giungono mentre i talebani continuano la loro offensiva nel Paese. La situazione attuale in Afghanistan dipende dalla “repentina” decisione degli Stati Uniti di ritirare dal Paese il proprio contingente, ha detto il 2 agosto il presidente afgano, Ashraf Ghani, spiegando di aver avvertito Washington delle “conseguenze” del loro ritiro. Le truppe statunitensi lasceranno l’Afghanistan dopo 20 anni di permanenza il prossimo 31 agosto. Durante una cerimonia svoltasi domenica, primo agosto, Ghani ha annunciato che la situazione nel Paese subirà un cambiamento nei prossimi sei mesi. I talebani “non intraprenderanno trattative significative a meno che la situazione sul terreno non cambi”, ha aggiunto. Dopo il ritiro degli Stati Uniti e delle forze Nato dal Paese il movimento estremista islamico ha avviato un’offensiva su più direttrici prendendo il controllo di almeno 95 distretti su un totale di 325 e avanzando su alcune città strategiche in particolare Herat e Kunduz, nel nord, e Kandahar e Lashkargah nel sud.

Secondo la missione di assistenza delle Nazioni Unite in Afghanistan (Unama), nelle ultime 24 ore almeno 40 civili sono stati uccisi e più di 100 feriti nelle ultime 24 ore di combattimenti tra le forze governative afgane e i talebani nella città assediata di Lashkargah. Da cinque giorni la città Lashkargah, capoluogo della provincia meridionale dell’Helmand, è al centro dell’offensiva lanciata dai talebani. Secondo quanto riferisce il sito informativo locale “Tolo news”, alcune strade della città sono completamente vuote a causa degli scontri. La linea del fronte si troverebbe nel distretto 1 della provincia, dove ieri mattina gli Stati Uniti hanno effettuato un attacco aereo che ha provocato la morte di sette combattenti talebani, secondo quanto riferito dal ministero della Difesa di Kabul. Il carcere e il quartier generale della polizia nella città sono sotto assedio e gli insorti stanno cercando di prendere il controllo dell’edificio dove ha sede il governo distrettuale. Un attivista locale, Akhtar Mohammad Badi Zai, ha dichiarato che “recentemente le case sono state bombardate e i talebani si nascondono nelle case dei civili usandoli come scudi umani”. Secondo fonti della sicurezza locale, i talebani hanno preso il controllo di almeno dodici distretti nell’Helmand, a eccezione del distretto di Kajaki, e hanno assunto la gestione di nove dei dieci distretti di Lashkargah. Inoltre, a causa dell’intensificarsi degli scontri sono state interrotte le trasmissioni televisive. Secondo i dati diffusi dal governo, nelle ultime 24 ore negli scontri con l’esercito sono stati uccisi 455 talebani, mentre altri 232 sono rimasti feriti.



Nell’offensiva in corso nel distretto di Spin Boldak, nella provincia di Kandahar, nel sud dell’Afghanistan, “i talebani hanno massacrato dozzine di civili per vendetta”. È la denuncia lanciata il 2 agosto dall’ambasciata degli Stati Uniti a Kabul in una nota sul suo profilo Twitter ufficiale. “Questi omicidi potrebbero costituire crimini di guerra”, si legge nella nota che precisa la necessità di condurre indagini sulle uccisioni e rinnova l’appello lanciato insieme al Regno Unito per un immediato cessate il fuoco. “La leadership dei talebani deve essere ritenuta responsabile dei crimini dei loro combattenti”, si legge nella nota. “Se non potete controllare i vostri combattenti non potrete far parte del governo del Paese in seguito”, avverte l’ambasciata di stampa Usa rivolgendosi alla leadership dei talebani.

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