Ministro francese Darmanin: “Doppio approccio di Londra su crisi nella Manica deve finire”

“Le relazioni sono positive quando parliamo in privato" ha detto il titolare dell'Interno

migranti

Il Regno Unito utilizza un “doppio approccio” nel confronto con la Francia: positivo quando intercorrono colloqui privati fra i rappresentanti istituzionali e negativo quando invece le autorità di Londra parlano in pubblico. Lo ha detto il ministro dell’Interno francese, Gerald Darmanin, in un’intervista al quotidiano britannico “Guardian”. “Le relazioni sono positive quando parliamo in privato. Ogni settimana sento la mia controparte britannica (Priti Patel) al telefono e quando abbiamo incontri personali e ci scambiamo messaggi che mostrano come il Regno Unito abbia un approccio serio e posizioni in comune”, ha detto Darmanin. “Poi appena si afferma qualcosa in pubblico, alla Camera dei Comuni o sui social e sulla stampa, c’è una differenza di toni che diventano fortemente ostili (…) e spesso il contenuto è diverso o anche diametralmente opposto rispetto a quanto detto in privato”, ha detto il ministro. “Più la Francia viene usata come un sacco da boxe per la politica interna britannica e sentiamo affermazioni provocatorie come ‘La Francia deve riprendersi tutti gli immigrati’, più diventa difficile trovare una soluzione. Non è solo un insulto, è totalmente irrealistico”, ha aggiunto Darmanin. Il ministro ha affermato di avere “un rapporto cordiale basato sulla fiducia” con Patel, ma ha espresso crescente frustrazione francese per i messaggi contrastanti e contraddittori uditi dal governo del primo ministro britannico, Boris Johnson. “La Francia non è una sussidiaria del Regno Unito, siamo un Paese libero e alla pari con il Regno Unito e vogliamo essere trattati come tali, come alleati e non vassalli e non essere ostaggi della politica interna britannica”, ha proseguito Darmanin.



“Non immaginiamo per un solo istante che il Regno Unito possa semplicemente ignorare tutte le convenzioni internazionali e il diritto marittimo e schierare navi da guerra nei 30 chilometri” di mare che lo separano dalla Francia per obbligare le imbarcazioni dei migranti a “tornare indietro quando ciò significherà che dozzine di persone – donne incinte, bambini e anziani – moriranno”, ha detto il ministro francese. Darmanin ha parlato dopo che la Francia ha convocato una riunione dei ministri responsabili dell’immigrazione di Germania, Paesi Bassi, Belgio e del commissario europeo per gli affari interni, Ylva Johansson. Al vertice organizzato ieri a Calais sono stati invitati anche i rappresentanti dell’agenzia dell’Ue per la cooperazione tra le forze dell’ordine, Europol, e Frontex, l’agenzia dell’Ue per la gestione delle frontiere. L’incontro è stato convocato dopo che mercoledì 27 migranti sono morti nel Canale della Manica, una tragedia che ha sconvolto sia Francia e Regno Unito, scatenando tentativi di scaricare le rispettive responsabilità. Anche la ministra Patel avrebbe dovuto partecipare alla riunione sino a venerdì, quando Parigi ha deciso di revocare l’invito dopo che Boris Johnson ha pubblicato sui suoi profili social una lettera destinata al presidente francese, Emmanuel Macron, in cui invitava Parigi a fare di più per fermare gli attraversamenti della Manica, incluso consentire alle forze britanniche di pattugliare le aree costiere francesi – una proposta prontamente respinta – e ad accettare profughi rimpatriati.

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