Monitoraggio Iss: Covid in espansione con aumento Rt e incidenza contagi

Aumenta il valore Rt nazionale così come il tasso di occupazione dei posti in terapia intensiva

dpcm

Aumenta il valore Rt nazionale così come il tasso di occupazione dei posti in terapia intensiva e l’incidenza dei contagi da Covid. Per la quinta settimana consecutiva il monitoraggio settimanale sull’evoluzione della pandemia elaborato dalla Cabina di regia del ministero della Salute ed Istituto superiore di sanità “indica che l’epidemia è in espansione, con il numero di casi in aumento”. A dimostrarlo c’è il valore Rt nazionale calcolato sui casi sintomatici che si assesta a 1,16 (range 1,02– 1,24), in aumento rispetto alla settimana precedente e sopra uno in tutto il range.



Inoltre, nella settimana presa in esame dal rapporto, quella fra l’1 ed il 7 marzo “si continua a osservare una importante accelerazione nell’aumento dell’incidenza del Covid a livello nazionale rispetto alla settimana precedente (225,64 per 100.000 abitanti (01/03/2021-07/03-2021) rispetto a 194,87 per 100.000 abitanti (22/02/2021-28/02/2021), dati flusso ISS). Peggiora anche l’indicatore relativo al tasso di occupazione in terapia intensiva a livello nazionale che è complessivamente in aumento e sopra la soglia critica (31 per cento rispetto al 26 per cento della scorsa settimana).

Tale tendenza all’aumento a livello nazionale sottende “forti variazioni inter-regionali con alcune regioni dove il numero assoluto dei ricoverati in area critica ed il relativo impatto, uniti all’incidenza impongono comunque misure restrittive”. Infine, si legge nel rapporto, si osserva “un forte aumento nel numero di nuovi casi non associati a catene di trasmissione (50.256 rispetto a 41.833 la settimana precedente). Si mantiene stabile la percentuale dei casi rilevati attraverso l’attività di tracciamento dei contatti (28,8 per cento). Aumenta, invece, la percentuale di casi rilevati attraverso la comparsa dei sintomi (37,8 per cento rispetto al 35,2 per cento la settimana precedente). Infine, il 20,2 per cento dei casi è stato rilevato attraverso attività di screening e nel 13,2 per cento non è stata riportata la ragione dell’accertamento diagnostico.



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