Moore (MI6): “Attenzione alle trappole del debito e dei dati della Cina”

Sull'Afghanistan ha aggiunto "davvero esagerato descrivere l'accaduto in termini di fallimento dell'intelligence"

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È necessario prestare attenzione alle “trappole del debito e dei dati” della Cina. Lo ha detto il direttore dell’MI6, il servizio d’intelligence estera britannico, Richard Moore nella sua prima intervista trasmessa in diretta dall’emittente radiotelevisiva “Bbc”. Moore ha anche smentito le accuse secondo cui la caduta della capitale afgana Kabul nelle mani dei talebani sia stata un fallimento dell’intelligence. Il direttore dell’intelligence ha anche confermato quanto affermerà nel suo intervento oggi all’International Institute for Strategic Studies (Iiss), affermando che l’MI6 dovrà collaborare più strettamente con l’industria tecnologica. La Cina ha la capacità di “raccogliere dati da tutto il mondo”, ha spiegato Moore, affermando che Pechino “sta anche cercando di usare l’influenza attraverso le sue politiche economiche per cercare di attirare delle persone dalla sua parte”, ha detto Moore, che “La trappola dei dati prevede che, se permetti a un altro Paese di accedere a dati davvero critici sulla tua società, che nel tempo eroderanno la tua sovranità, non avrai più il controllo su quei dati”, ha spiegato il direttore dell’MI6. “Su questo tema nel Regno Unito siamo molto attenti e abbiamo adottato misure per difenderci”, ha aggiunto.



In merito all’Afghanistan, il direttore dell’intelligence estera ha spiegato che la valutazione della velocità con cui i talebani avrebbero preso il controllo di Kabul in concomitanza con il ritiro delle truppe britanniche e statunitensi era “chiaramente sbagliata”. Moore, tuttavia, ha aggiunto che è “davvero esagerato descriverlo in termini di fallimento dell’intelligence”. “Nessuno di noi ha previsto la velocità della caduta di Kabul”, ha detto il direttore dell’MI6. “Francamente, se avessimo reclutato tutti i membri della Shura talebana – il gruppo dirigente dei talebani –come agente segreto, non avremmo comunque previsto la caduta di Kabul”, ha affermato. Tuttavia, ha aggiunto che non c’è un “male minore” nella vittoria dei talebani e che c’è preoccupazione per cui questo sviluppo possa diventare “una spinta morale per gli estremisti di tutto il mondo, e anzi per coloro che siedono” in alcune capitali del Mondo, come “Pechino, Teheran e Mosca”.

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