Mozambico: il presidente Nyusi annuncia la cacciata dei jihadisti da Palma

Domani riunione “d’urgenza” dei leader Sadc per discutere della lotta al terrorismo nella regione

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Gli aggressori jihadisti che nelle scorse settimane hanno attaccato e conquistato la città di Palma, nella provincia settentrionale mozambicana di Cabo Delgado, “sono stati cacciati dalle forze armate del Paese”. Lo ha dichiarato in diretta televisiva il presidente del Mozambico, Filipe Nyusi, aggiungendo tuttavia “non dichiariamo vittoria, perchè siamo in lotta contro il terrorismo”. La città di Palma era caduta in mano jihadista lo scorso 24 marzo: nei giorni successivi i miliziani hanno tagliato le comunicazioni e la loro presenza ha costretto migliaia di persone alla fuga, molte delle quali hanno trovato rifugio nella vicina città di Pemba. L’offensiva militare seguita ai cruenti attacchi di quei giorni ha visto anche il supporto di forze internazionali, intervenute per rimpatriare i connazionali rimasti vittima degli attacchi (come le forze armate del Sudafrica (Sandf) o per ricercare i dispersi (le forze speciali britanniche). Il governo del Portogallo ha da parte sua promesso l’invio entro metà aprile di addestratori per l’esercito mozambicano, come già fatto in precedenza dagli Stati Uniti.

Nei giorni scorsi l’emittente televisiva pubblica sudafricana “Sabc”, citando fonti dell’unità speciale sudafricana degli Hawks, aveva riferito che almeno 12 sudafricani facevano parte del commando jihadista di Ansar al Sunna, affiliato allo Stato islamico, che hanno occupato Palma il 24 marzo scorso. Secondo le stesse fonti, i jihadisti hanno strutture che fanno reclutamento e permettono loro di supportare le azioni terroristiche a Cabo Delgado. Pretoria si era proposta di aiutare militarmente le autorità di Maputo nella lotta contro i terroristi a Cabo Delgado, tuttavia il presidente mozambicano Filipe Nyusi si era rifiutato, così come nei giorni scorsi – subito dopo l’attacco a Palma – il governo del Mozambico non ha concesso l’autorizzazione alle forze speciali sudafricane di intervenire per liberare i suoi cittadini.

Il presidente Filipe Nyusi aveva cercato di recente di rassicurare le popolazioni, ricordando che l’offensiva jihadista nella città di Palma mira a “nutrire gli interessi dei nemici” all’interno e all’esterno del Paese. Intervenendo per la prima volta sugli attacchi che hanno provocato la morte di decine di persone, fra cui stranieri e occidentali, Nyusi ha sostenuto che “la mancanza di coesione è ciò che vogliono i nostri nemici interni ed esterni e sta a noi concentrarci, stringerci e andare avanti”. Durante l’inaugurazione della nuova direzione distrettuale dell’Istituto nazionale di previdenza sociale (Inss) a Matutuine, Nyusi ha detto che l’attacco a Palma “non è stato il più grande di tanti altri che abbiamo subito” e il grande impatto di queste incursioni è dovuto al fatto che è avvenuto alla periferia dei progetti energetici che sono in corso in quella provincia. Intanto almeno 1.200 persone sfollate a causa degli attacchi jihaditi che la scorsa settimana hanno preso di mira la città di Palma, nel nord del Mozambico, sono sbarcate nella città di Pemba. Lo riferiscono i media locali, aggiornando gli sviluppi di una crisi umanitaria che dopo la conquista della città di Cabo Delgado sta spingendo migliaia di persone a lasciare le loro case. Gli sfollati – per lo più donne, bambini e anziani – sono arrivati ​in gran parte negli ultimi giorni ma per motivi di sicurezza sono stati autorizzati dalla polizia locale a lasciare la nave solo ieri dopo ulteriori controlli per verificare che non vi fossero tra loro insorti infiltrati. Si tratta del più grande arrivo di civili sfollati da Palma in una città della regione al di fuori dell’area di conflitto.

I leader della Comunità per lo sviluppo dell’Africa australe (Sadc) si riuniranno d’urgenza domani, 8 aprile, per discutere della lotta al terrorismo nella regione. Lo ha annunciato oggi il presidente del Mozambico, Filipe Nyusi, nel corso del discorso trasmesso in diretta televisiva.”Chi viene da fuori non verrà a sostituirci. Verrà a sostenerci”, ha aggiunto il presidente mozambicano, evocando “un sentimento di sovranità” che regna nel Paese. Il capo dello Stato mozambicano ha anche ribadito la sua richiesta di amnistia per i mozambicani che si sono uniti ai ranghi dei jihadisti. “Siamo pronti ad accogliervi e a reintegrarvi nella società”, ha detto rivolgendosi agli insorti.

L’attacco a Palma, considerato una delle maggiori escalation dall’inizio delle violenze e il cui reale bilancio non è ancora noto, ha ulteriormente aggravato la crisi umanitaria nella regione. Quasi 11 mila persone sono state sfollate secondo l’Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim) e si ritiene che altre 23 mila siano ancora sulla penisola di Afungi, nei pressi del sito di Total. Il gruppo francese ha evacuato tutto il suo personale e il progetto di gas naturale liquefatto (Gnl) multimiliardario è stato chiuso. Nelle ultime due settimane molti abitanti hanno continuato a vagare nella boscaglia, senza cibo né accesso all’acqua, dirigendosi verso le città vicine, a volte a qualche centinaio di chilometri per trovare rifugio, o verso il confine con la Tanzania a nord. Il gruppo armato Ansar al Sunna (noto localmente come al Shabaab) che proliferano nella regione, incendia villaggi e pratica la decapitazione su larga scala per terrorizzare la popolazione ha giurato fedeltà allo Stato islamico. Per cercare di contrastare l’offensiva jihadista a Cabo Delgado, iniziata alla fine del 2017, il governo del Portogallo ha di recente promesso l’invio entro metà aprile di addestratori per l’esercito mozambicano, come già fatto in precedenza dagli Stati Uniti.

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