Myanmar: Aung San Suu Kyi condannata a quattro anni di reclusione

Suu Kyi è stata condannata oggi per aver "incitato alla violazione delle restrizioni anti Covid-19"

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La consigliera di Stato deposta del Myanmar, Aung San Suu Kyi, è stata condannata a quattro anni di reclusione oggi, 6 dicembre, nell’ambito dei processi a suo carico per una serie di capi d’imputazione che potrebbero costarle pene detentive per un totale di oltre un secolo. Suu Kyi, che si trova agli arresti dal golpe militare del primo febbraio scorso, è stata condannata oggi per aver “incitato alla violazione delle restrizioni anti Covid-19”. L’udienza culminata nella condanna si è svolta a porte chiuse, e ai legali di Suu Kyi è stato proibito di fornire resoconti alla stampa.



I media di Stato del Myanmar hanno annunciato la scorsa settimana un nuovo capo d’imputazione per corruzione a carico della consigliera di Stato deposta Aung San Suu Kyi. Sul capo della leader democratica gravano già più di 10 altri capi d’imputazione, incluso uno relativo alla presunta violazione di un codice sui segreti di Stato risalente all’epoca coloniale. L’ultimo capo d’accusa riguarderebbe una presunta violazione della legge anti-corruzione in relazioni al nolo e al successivo acquisto di un elicottero tramite fondi pubblici. Win Myint, presidente del governo civile deposto come Suu Kyi a seguito del golpe dello scorso febbraio, è stato accusato del medesimo reato.

Il mese scorso l’ex consigliera di Stato è stata incriminata con l’accusa di frode in relazione alle elezioni de 2020. Assieme a Suu Kyi sono stati incriminati per il medesimo reato altri 15 ex funzionari, incluso l’ex presidente Win Myint e il presidente della commissione elettorale. Suu Kyi, oggi 76enne, si trova agli arresti domiciliari dal giorno del golpe, e sul suo capo il governo militare ha post una lunga lista di capi di imputazione, inclusa l’accusa di aver importato illegalmente walkie talkie, sedizione e corruzione; eventuali condanne potrebbero costare alla leader deposta decenni di reclusione.



Il 10 novembre scorso una corte del Myanmar ha condannato due membri della Lega nazionale per la democrazia, il partito del consigliere di Stato deposto Aung San Suu Kyi, rispettivamente a 90 e 75 anni di reclusione . Le sentenze sono le più pesanti sinora comminate a membri del partito di Suu Kyi, deposta da un golpe militare il primo febbraio scorso, dopo le ultime elezioni tenute nel Paese. La condanna a 90 anni di reclusione è stata comminata all’ex ministro per la Pianificazione dello Stato di Kayin, Than Naing; a suo carico pendevano sei capi d’accusa per corruzione. Il 67enne Nan Khin Htwe Myint, ex ministro capo dello Stato di Kayin, è stato condannato invece a 15 anni reclusione per ciascuno di cinque capi d’imputazione. La stessa Aung San Suu Kyi è sotto processo per corruzione e per numerosi altri capi d’accusa, che i suoi sostenitori affermano essere puramente motivati dalla volontà della giunta militare di screditarla e legittimare il golpe.

Seri crimini contro l’umanità sono stati commessi in Myanmar dopo il colpo di Stato militare dello scorso primo febbraio, con “diffusi e sistematici” attacchi contro i civili. Lo afferma il relatore delle Nazioni Unite Nicholas Koumjian, a capo del Meccanismo investigativo indipendente per il Myanmar, che ha ricevuto oltre 200 mila segnalazioni e che ha raccolto 1,5 milioni elementi di prova “da utilizzare un giorno per portare davanti alla giustizia i responsabili”. Gli investigatori hanno rilevato una risposta misurata da parte delle forze di sicurezza alle manifestazioni delle prime sei settimane dopo il colpo di Stato, seguita da metodi “molto più violenti” usati per reprimere successivamente i dimostranti.

“Questo è accaduto in diverse aree e nello stesso momento, cosa che porta a concludere logicamente che si tratta di una decisione politica assunta a livello centrale. Inoltre, abbiamo visto che sono stati presi di mira gruppi ben precisi, tra cui giornalisti, operatori medici e oppositori politici, in particolare attraverso arresti e detenzioni arbitrarie”, spiega Koumjian, avvocato statunitense che ha già ricoperto in passato l’incarico di procuratore internazionale per i crimini di guerra commessi in Cambogia, Timor Est e Bosnia. Le prove sono state raccolte grazie a varie fonti, inclusi singoli individui, organizzazioni, imprese ed enti governativi, e includono fotografie, video, testimonianze e post sui social media “che possono essere significativi per determinare quali crimini sono stati commessi e chi ne è responsabile”.

Il golpe è avvenuto nel giorno della convocazione della prima sessione del nuovo parlamento, dominato dalla Lega nazionale per la democrazia (Lnd) di Aung San Suu Kyi a seguito delle elezioni del novembre del 2020, macchiate da diffusi brogli secondo i militari. La giunta, guidata dal generale Min Hlaing Aung, ha arrestato la stessa consigliera di Stato Aung San Suu Kyi, il presidente Win Myint e altri esponenti di spicco del governo e dell’Lnd. Secondo gli osservatori, il colpo di Stato militare è stato favorito dalla vicina Cina, intenzionata a limitare la crescita dell’influenza indiana nel Paese.

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