Myanmar: da Usa e Cina accordo per evitare l’intervento della giunta militare all’Onu

Secondo indiscrezioni il patto prevede come contropartita che l'ambasciatore birmano moderi la retorica contro il governo

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Stati Uniti e Cina sono giunti a un accordo che impedirà alla giunta militare del Myanmar di intervenire all’Assemblea generale delle Nazioni Unite la prossima settimana. Lo affermano fonti diplomatiche citate da “Foreign Policy”. Secondo le indiscrezioni, l’accordo prevede però come contropartita che l’ambasciatore birmano all’Onu, esponente del governo civile deposto lo scorso febbraio, moderi la retorica contro il governo militare che ne ha caratterizzato le dichiarazioni sin dall’inizio dell’anno. L’effetto dell’intesa tra Stati Uniti e Cina sarà di ritardare almeno sino al mese di novembre il formale riconoscimento della giunta militare birmana come governo legittimo del Paese. Secondo “Foreign Policy”, l’accordo avrebbe già ottenuto il sostegno informale dell’Unione europea, dei Paesi membri dell’Associazione delle nazioni del Sud-est asiatico e della Russia.



Nei giorni scorsi la giunta militare di Myanmar ha derubricato l’appello del governo ombra di opposizione ad una “guerra difensiva popolare” come un tentativo di quest’ultimo di ottenere l’attenzione della comunità internazionale in vista del prossimo incontro dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite. L’incontro, in programma la prossima settimana a New York, dovrebbe culminare in una presa di posizione su chi debba rappresentare Myanmar alle Nazioni Unite: se un inviato della giunta militare al potere dallo scorso febbraio, o un rappresentante del Governo di unità nazionale istituito da ex parlamentari e rappresentanti delle minoranze etniche in lotta contro l’Esercito birmano regolare.

Il 7 settembre il Governo di unità nazionale del Myanmar ha lanciato un appello per una “guerra difensiva popolare” contro la giunta. In un video pubblicato l’ su Facebook, il presidente ad interim del Nug, Duwa Lashi La, ha parlato di “rivoluzione pubblica” e ha invitato tutti i cittadini “in ogni angolo del Paese” a “rivoltarsi contro il regime dei militari terroristi guidati dal generale Min Aung Hlaing”. Il Myanmar è nel pieno di un’acuta crisi da quando la giunta ha assunto il potere a poche ore dall’insediamento di un nuovo parlamento dominato dalla Lega nazionale per la democrazia (Lnd) di Aung San Suu Kyi, che aveva vinto le elezioni del precedente novembre contestate dai militari. Il golpe ha scatenato diffuse proteste e un movimento di disobbedienza civile cui la giunta ha risposto con la forza. Da allora, secondo l’Associazione per l’assistenza ai prigionieri politici (Aapp), oltre mille persone sono rimaste uccise e migliaia sono state arrestate. Negli ultimi mesi la rivolta ha coinvolto anche i gruppi armati etnici attivi nelle zone periferiche del Paese, dove sono in corso intensi scontri.



Nel video-messaggio, Duwa Lasi La ha accusato i militari di aver commesso “crimini di guerra” e ha invitato i gruppi etnici ad “attaccare immediatamente”. Ha inoltre invitato le milizie delle neocostituite Forze di difesa popolare (Pdf) a “colpire la giunta militare e le sue proprietà”. Ancora, il presidente ad interim nel Nug ha chiesto ai funzionari pubblici nominati dai militari di rassegnare le dimissioni e alle guardie di frontiera e ai soldati di “unirsi al popolo e attaccare il nemico”, invitando la popolazione a “evitare viaggi non necessari”. “Rimuoveremo Min Aung Hlaing e rovesceremo la dittatura. Saremo così in grado di stabilire quell’unione democratica federale pacifica che tutti i cittadini attendono”, ha concluso Duwa Lasi La.

Il video-appello giunge nonostante l’inviato speciale nominato dall’Associazione delle nazioni del Sud-est asiatico (Asean), Erywan Yusof, abbia chiesto in settimana a tutte le parti coinvolte nel conflitto di accettare un cessate il fuoco per quattro mesi al fine di consentire l’arrivo nel Paese di aiuti umanitari. Lo ha rivelato lui stesso in un’intervista all’agenzia di stampa giapponese “Kyodo”, precisando di aver avanzato la proposta martedì in una riunione in videoconferenza col ministro degli Esteri nominato dalla giunta militare al potere a Naypyidaw, Wunna Maung Lwin, che ha accettato. “Questo non è un cessate il fuoco politico. Questo è un cessate il fuoco per garantire la sicurezza degli operatori umanitari”, ha sottolineato Erywan. L’inviato speciale ha detto di non aver ricevuto obiezioni dal governo insediatosi in seguito al colpo di stato del primo febbraio e ha auspicato che “il messaggio sia passato” anche agli oppositori.

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