Myanmar: giornalista Usa incriminato per terrorismo e sedizione

Non è ancora chiaro quali circostanze abbiano motivato le nuove accuse

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Il giornalista statunitense 37enne Danny Fenster, agli arresti a Myanmar con l’accusa di incitazione alla violenza, è stato incriminato anche per i reati di terrorismo e sedizione. L’annuncio del suo avvocato, Than Zaw Aung, complica ulteriormente i tentativi della diplomazia Usa di ottenere il rilascio dell’uomo, direttore manageriale di “Frontier Myanmar”, che era stato arrestato lo scorso maggio mentre tentava di imbarcarsi in un volo in uscita dal Paese presso l’aeroporto internazionale di Yangon. Non è ancora chiaro quali circostanze abbiano motivato le nuove accuse, che potrebbero costare al giornalista due condanne a 20 anni di reclusione ciascuna. Le autorità birmane hanno ignorato Fenster in occasione di una recente amnistia che ha portato al rilascio di centinaia di persone arrestate durante le proteste anti-golpe dei mesi scorsi.



Una corte del Myanmar ha condannato ieri due membri della Lega nazionale per la democrazia, il partito del consigliere di Stato deposto Aung San Suu Kyi, rispettivamente a 90 e 75 anni di reclusione . Le sentenze sono le più pesanti sinora comminate a membri del partito di Suu Kyi, deposta da un golpe militare il primo febbraio scorso, dopo le ultime elezioni tenute nel Paese. La condanna a 90 anni di reclusione è stata comminata all’ex ministro per la Pianificazione dello Stato di Kayin, Than Naing; a suo carico pendevano sei capi d’accusa per corruzione. Il 67enne Nan Khin Htwe Myint, ex ministro capo dello Stato di Kayin, è stato condannato invece a 15 anni reclusione per ciascuno di cinque capi d’imputazione. La stessa Aung San Suu Kyi è sotto processo per corruzione e per numerosi altri capi d’accusa, che i suoi sostenitori affermano essere puramente motivati dalla volontà della giunta militare di screditarla e legittimare il golpe.

Seri crimini contro l’umanità sono stati commessi in Myanmar dopo il colpo di Stato militare dello scorso primo febbraio, con “diffusi e sistematici” attacchi contro i civili. Lo afferma il relatore delle Nazioni Unite Nicholas Koumjian, a capo del Meccanismo investigativo indipendente per il Myanmar, che ha ricevuto oltre 200 mila segnalazioni e che ha raccolto 1,5 milioni elementi di prova “da utilizzare un giorno per portare davanti alla giustizia i responsabili”. Gli investigatori hanno rilevato una risposta misurata da parte delle forze di sicurezza alle manifestazioni delle prime sei settimane dopo il colpo di Stato, seguita da metodi “molto più violenti” usati per reprimere successivamente i dimostranti.



“Questo è accaduto in diverse aree e nello stesso momento, cosa che porta a concludere logicamente che si tratta di una decisione politica assunta a livello centrale. Inoltre, abbiamo visto che sono stati presi di mira gruppi ben precisi, tra cui giornalisti, operatori medici e oppositori politici, in particolare attraverso arresti e detenzioni arbitrarie”, spiega Koumjian, avvocato statunitense che ha già ricoperto in passato l’incarico di procuratore internazionale per i crimini di guerra commessi in Cambogia, Timor Est e Bosnia. Le prove sono state raccolte grazie a varie fonti, inclusi singoli individui, organizzazioni, imprese ed enti governativi, e includono fotografie, video, testimonianze e post sui social media “che possono essere significativi per determinare quali crimini sono stati commessi e chi ne è responsabile”.

Il golpe è avvenuto nel giorno della convocazione della prima sessione del nuovo parlamento, dominato dalla Lega nazionale per la democrazia (Lnd) di Aung San Suu Kyi a seguito delle elezioni del novembre del 2020, macchiate da diffusi brogli secondo i militari. La giunta, guidata dal generale Min Hlaing Aung, ha arrestato la stessa consigliera di Stato Aung San Suu Kyi, il presidente Win Myint e altri esponenti di spicco del governo e dell’Lnd. Secondo gli osservatori, il colpo di Stato militare è stato favorito dalla vicina Cina, intenzionata a limitare la crescita dell’influenza indiana nel Paese.

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