Myanmar: i manifestanti anti-golpisti celebrano il compleanno di Aung San Suu Kyi

Centinaia di persone sono scese in strada con fiori tra i capelli come la consigliera di Stato

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I manifestanti anti-golpisti in Myanmar hanno celebrato oggi il compleanno della leader Aung San Suu Kyi, messa agli arresti domiciliari dalla giunta militare che ha preso il potere con un colpo di Stato lo scorso primo febbraio. Lo riporta il sito web “Channel News Asia”, secondo cui centinaia di persone sono scese in strada con fiori tra i capelli al modo della deposta consigliera di Stato, che oggi compie 76 anni e che la prossima settimana tornerà in tribunale per il processo nei suoi confronti. Aung San Suu Kyi deve rispondere di vari capi d’imputazione, fra i quali importazione illegale di ricetrasmittenti, violazione del segreto di Stato e violazione della legge sui disastri naturali.



I sostenitori di Aung San Suu Kyi sostengono che tutte le accuse mosse sono politicamente motivate e tese a porre fine alla carriera politica della donna, che fu insignita del premio Nobel per la pace nel 1991 per la sua lotta non violenta per la democrazia e il rispetto dei diritti umani. Simili capi d’imputazione pendono nei confronti del deposto presidente Win Myint. L’accusa si basa in particolare sulle deposizioni degli ufficiali di polizia Myint Naing e Kyi Lin.



Anche sui social diverse personalità hanno celebrato il compleanno della leader birmana. Tra queste figura la modella Thuzar Wint Lwin, che ha pubblicato un’immagine con un fiore tra i capelli e il messaggio: “Possa la nostra leader restare in salute”. Nella zona nord di Yangon i manifestanti hanno affisso poster di Aung San Suu Kyi sui pali della luce. “Buon compleanno, madre Suu. Siamo con te”, si legge in uno dei messaggi. Messaggi di auguri sono giunti anche dallo Stato di Karen, nell’estremo est del Paese, dove diversi combattenti ribelli si sono fatti fotografare con fiori tra i capelli.

Il Myanmar è nel pieno di un’acuta crisi politica dal primo febbraio scorso, da quando cioè la giunta militare guidata dal generale Min Aung Hlaing ha preso il potere impedendo l’insediamento del nuovo parlamento dominato dalla Lega nazionale per la democrazia (Lnd) di Aung San Suu Kyi. I militari, che secondo molti osservatori sono appoggiati dalla Cina, hanno giustificato il proprio intervento denunciando l’inazione della commissione elettorale a fronte di presunti brogli avvenuti in occasione delle elezioni del novembre del 2020, a seguito delle quali il Partito dell’unione della solidarietà e dello sviluppo (Usdp), da loro appoggiato, è uscito fortemente ridimensionato.

Un’ampia fetta della popolazione, da allora, ha organizzato un movimento per la disobbedienza civile e ha preso parte alle proteste contro la giunta militari, che ha reagito con una violenta repressione del dissenso: secondo l’Associazione di assistenza ai prigionieri politici (Aapp) sono finora rimaste uccise oltre 860 persone, mentre altri 4.500 tra manifestanti e oppositori sono stati arrestati. Nelle ultime settimane gli scontri sono cresciuti d’intensità in particolare nelle aree periferiche del Paese e hanno visto il sempre più forte coinvolgimento delle milizie armate etniche.

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