Myanmar: il Fronte nazionale Chin firma un accordo con il governo ombra dell’opposizione

L'obiettivo è di rovesciare la giunta militare che ha preso il potere lo scorso primo febbraio

myanmar

Il Fronte nazionale Chin (Cnf), uno dei gruppi armati etnici attivi in Myanmar, ha firmato un accordo di alleanza con il Governo di unità nazionale (Nug) dell’opposizione con l’obiettivo di rovesciare la giunta militare che ha preso il potere lo scorso primo febbraio. Lo riferisce il portale “Irrawaddy”, edito da esuli birmani in Thailandia. Il patto, firmato sabato, sancisce che le due parti si impegnano a cooperare su una base di “eguaglianza, mutuo rispetto e vicendevole riconoscimento” per “resistere alla dittatura e stabilire una democrazia federale”. L’accordo è stato firmato dal vicepresidente Lashi La, dal primo ministro Mahn Win Khaing Than e da altri ministri del Nug, così come dal presidente del Cnf, Zing Cung, e da altri leader del gruppo armato, il primo ad allearsi ufficialmente con l’opposizione. Il Fronte nazionale Chin è una delle otto formazioni armate di matrice etnica che nell’ottobre del 2015 firmarono l’Accordo di cessate il fuoco nazionale con il governo birmano all’epoca guidato dal presidente Thein Sein. La giunta militare che ha preso il potere a febbraio lo ha dichiarato un’organizzazione terroristica.

Lo Stato di Chin si trova nella parte occidentale del Myanmar e confina con India e Bangladesh. Qui anche i civili, in particolare nelle città di Hakha e Mindat, hanno preso le armi contro i militari formando le Forze di difesa del Chinland (Cdf), gruppo protagonista dalla fine dello scorso aprile di duri scontri che hanno provocato morti e feriti da ambo le parti. I combattimenti più recenti risalgono a ieri, quando la giunta ha risposto a un attacco delle Cdf con colpi d’artiglieria sulla città di Kanpetlet, causando lo sfollamento di metà dei 5 mila abitanti. Il Myanmar è teatro di un’acuta crisi politica dallo scorso primo febbraio, quando la giunta militare guidata dal generale Min Aung Hlaing ha preso il potere con un colpo di Stato esautorando il parlamento eletto nel novembre del 2020 e arrestando il presidente Win Mynt e la consigliera di Stato Aung San Suu Kyi. Da allora sono in corso proteste in tutto il Paese represse duramente dai militari: secondo l’Associazione per l’assistenza ai prigionieri politici sono oltre 800 le persone rimaste uccise nelle violenze.

 

Leggi anche altre notizie su Nova News
Seguici anche sui canali social di Nova News su Facebook, Twitter, LinkedIn, Instagram, Telegram