Myanmar, l’avvocato di Aung San Suu Kyi: “Non sembra stare molto bene”

La leader birmana, 75 anni, si trova agli arresti domiciliari dal giorno del golpe

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Aung San Suu Kyi, la deposta leader del Myanmar che quest’oggi ha affrontato la prima udienza del processo montato a suo carico dalla giunta militare che ha preso il potere lo scorso primo febbraio, “non sembra stare molto bene”. Lo ha detto il suo legale Khin Maung Zaw in una dichiarazione rilasciata al termine dell’udienza. “Aung San Suu Kyi non sembra stare molto bene, ma nonostante questo ha prestato attenzione a tutte le testimonianze”, ha affermato l’avvocato. La leader birmana, 75 anni, si trova agli arresti domiciliari dal giorno del golpe. Il processo in corso la vede accusata di violazione dei protocolli per il contenimento della pandemia e di possesso illegale di ricetrasmittenti. Nei suoi confronti, tuttavia, sono state mosse anche accuse di corruzione e di violazione del segreto di Stato, per le quali sono in programma udienze nella giornata di domani.



I sostenitori di Aung San Suu Kyi sostengono che tutte le accuse sono politicamente motivate e tese a porre fine alla carriera politica della donna, che fu insignita del premio Nobel per la pace nel 1991 per la sua lotta non violenta per la democrazia e il rispetto dei diritti umani. Simili capi d’imputazione pendono nei confronti del deposto presidente Win Myint. L’accusa si basa in particolare sulle deposizioni degli ufficiali di polizia Myint Naing e Kyi Lin. Nell’udienza odierna, durata cinque ore, la difesa ha respinto le accuse, definite “assurde”. Sulla vicenda è intervenuto anche il vice direttore per l’Asia dell’organizzazione Human Rights Watch, Phil Robertson, che in un comunicato ha invitato la procura ad archiviare il caso e rilasciare “immediatamente e senza condizioni” la leader birmana. Il Myanmar è nel pieno di un’acuta crisi politica dal primo febbraio scorso, da quando cioè la giunta militare guidata dal generale Min Aung Hlaing ha preso il potere impedendo l’insediamento del nuovo parlamento dominato dalla Lega nazionale per la democrazia (Lnd) di Aung San Suu Kyi.

I militari, che secondo molti osservatori sono appoggiati dalla Cina, hanno giustificato il proprio intervento denunciando l’inazione della commissione elettorale a fronte di presunti brogli avvenuti in occasione delle elezioni del novembre del 2020, a seguito delle quali il Partito dell’unione della solidarietà e dello sviluppo (Usdp), da loro appoggiato, è uscito fortemente ridimensionato. Un’ampia fetta della popolazione, da allora, ha organizzato un movimento per la disobbedienza civile e ha preso parte alle proteste contro la giunta militari, che ha reagito con una violenta repressione del dissenso: secondo l’Associazione di assistenza ai prigionieri politici (Aapp) sono finora rimaste uccise oltre 860 persone, mentre altri 4.500 tra manifestanti e oppositori sono stati arrestati. Nelle ultime settimane gli scontri sono cresciuti d’intensità in particolare nelle aree periferiche del Paese e hanno visto il sempre più forte coinvolgimento delle milizie armate etniche.



 

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