Myanmar: oltre cento morti in scontri per Giornata nazionale forze armate

Le opposizioni hanno indetto la "Giornata contro la dittatura militare", sfociata in violenti scontri

myanmar

È salito ad oltre cento morti il bilancio degli scontri registrati in Myanmar sabato, giornata più sanguinosa dall’inizio delle proteste contro il colpo di stato militare del 1 febbraio. Lo riferisce il media indipendente birmano “Irrawaddy” riportando, a tutta domenica mattina, la cifra di 102 vittime, tra cui almeno quattro di età compresa tra i cinque e i 15 anni. Il bilancio totale delle tensioni, raggiunge sin qui quota 429 morti.



Giornata di scontri in Myanmar

Gli scontri di sabato, registrati in almeno dieci dei 14 stati del Myanmar, hanno segnato le cerimonie indette dalle autorità per la “Giornata nazionale delle forze armate”, evento che commemora l’avvio della controffensiva militare birmana contro l’esercito giapponese nel 1945. Nel contempo, le opposizioni hanno indetto la “Giornata contro la dittatura militare”, sfidando l’avvertimento a non occupare le strade, ribadito attraverso la Myanmar Radio and Television. la situazione più critica, prosegue il media, si è registrata nella cittadina di Dala, lungo il fiume Yangoon, nella quale la polizia avrebbe colpito a morte otto persone coinvolte in una manifestazione nella quale chiedevano il rilascio di due donne arrestate venerdì mattina.

Myanmar: i bambini nella spirale della violenza

Gli Stati Uniti sono “scioccati e profondamente rattristati” dalle notizie secondo cui le forze di sicurezza del Myanmar hanno ucciso almeno 27 persone nelle proteste precedenti la Giornata delle Forze armate, tra cui diversi bambini. Lo si legge in un comunicato del dipartimento di Stato nel quale si esprime cordoglio per le famiglie e i cari delle vittime coinvolte nelle violente repressioni in corso in particolare nella città di Mandalay. “Questi atti terribili e brutali, che hanno coinvolto anche bambini, tra cui uno di appena sette anni ucciso a colpi di arma da fuoco nella sua casa mentre era seduto sulle ginocchia di suo padre, dimostrano ulteriormente la natura orribile dell’assalto del regime militare birmano contro il suo stesso popolo”. “Il regime non può governare attraverso il terrore”, conclude il comunicato. Il messaggio arriva dopo che in giornata gli stessi Stati Uniti hanno annunciato sanzioni nei confronti di due gruppi industriali birmani, la Myanmar economic holdings public company (Mehl) e la Myanmar economic corporation (Mec), in risposta al colpo di Stato militare dello scorso primo febbraio. Le due società sono i più grandi conglomerati industriali birmani, entrambi controllati dalle forze armate.



Le sanzioni Usa

Già a inizio settimana gli Stati Uniti hanno varato sanzioni verso due membri della giunta militare al potere, il nuovo capo della polizia Than Hlaing e l’ufficiale delle forze speciali Aung Soe, per la violenta repressione delle proteste contro il colpo di Stato. Le sanzioni sono state estese anche a due unità militari, la 77ma Divisione di fanteria leggera e la 33ma Divisione di fanteria leggera, entrambe dispiegate dalla giunta per reprimere le manifestazioni nelle due più grandi città del Paese, Yangon e Mandalay. “Insieme ai loro alleati e partner, gli Stati Uniti stanno dalla parte del popolo del Myanmar che, dopo il colpo di Stato militare del mese scorso, ha dato voce alla propria speranza di un ritorno alla democrazia, alla pace e allo stato di diritto”, ha commentato in un altro comunicato il segretario di Stato Antony Blinken. Per il capo della diplomazia Usa, le sanzioni “dimostrano che la violenza” perpetrata dai militari birmani “non resterà impunita”. Blinken ha ricordato come anche l’Unione europea abbia annunciato in settimana sanzioni nei confronti della giunta militare in Myanmar: le misure di Bruxelles, in particolare colpiscono undici persone responsabili del golpe, fra le quali dieci ufficiali di alto rango delle forze armate incluso il comandante in capo Min Aung Hlaing e il suo vice Soe Win.

Leggi altre notizie su Nova News
Seguici su FacebookTwitterLinkedInInstagram