Nicaragua: aperti i seggi per le elezioni generali, ma i candidati dell’opposizione sono in carcere

L'appuntamento elettorale è stato definito dagli osservatori internazionali carente delle garanzie di trasparenza ed equità

Daniel Ortega - Nicaragua

Si tengono oggi le elezioni generali in Nicaragua. L’appuntamento elettorale, che vede il presidente Daniel Ortega candidato alla sua propria successione, è stato definito all’unanimità da tutti gli osservatori internazionali carente delle garanzie minime di trasparenza ed equità. Sette precandidati dell’opposizione alla presidenza si trovano in carcere e a nulla sono valsi i numerosi appelli in favore della loro liberazione. L’ultimo in ordine di tempo è arrivato dalla Commissione interamericana per i diritti umani (Cidh) e dall’ufficio regionale dell’Alto commissariato Onu per i diritti umani (Oacnudh). I due organismi, si legge in un comunicato diramato giovedì, hanno osservato l’intensificarsi della repressione e i suoi effetti sui diritti umani e sulle libertà fondamentali e hanno ripetutamente esortato le autorità nicaraguensi a rispettare i loro obblighi internazionali in materia di diritti umani. Entrambe le organizzazioni hanno osservato che la cancellazione dello status giuridico di tre partiti politici, la detenzione arbitraria di sette candidati alla presidenza, – e di oltre 30 leader e leader sociali e politici -, insieme alla squalifica di un candidato alla vicepresidenza, ha eliminato il pluralismo politico che il governo era obbligato a garantire nel quadro del processo elettorale.



I due organismi sono inoltre preoccupati per il rifiuto di consentire a diversi giornalisti stranieri di entrare in Nicaragua nelle ultime settimane, nonché per la mancata risposta alle richieste di accredito in vista dell’appuntamento elettorale. A questo, prosegue il comunicato, si aggiungono le restrizioni arbitrarie alla libertà di associazione della società civile, che hanno ulteriormente ridotto lo spazio civico nel momento in cui avrebbe dovuto essere tutelato nel modo più scrupoloso.

Già in un rapporto pubblicato il 28 ottobre la Cidh aveva denunciato che le elezioni generali in programma in Nicaragua il 7 novembre non rispettano gli standard per essere elezioni libere, eque e trasparenti. La concentrazione del potere da parte dell’esecutivo, si legge, ha fatto del Nicaragua uno stato di polizia, dove il governo ha instaurato un regime che sopprime le libertà, attraverso il controllo e la sorveglianza dei cittadini e la repressione esercitata dalle istituzioni di sicurezza. Nel Paese, prosegue lo studio, non esiste un sistema di pesi e contrappesi poiché tutte le istituzioni rispondono alle decisioni dell’esecutivo.



La situazione nel Paese attira da tempo le critiche della comunità internazionale. Mercoledì il Congresso degli Stati Uniti ha approvato il Renacer Act sul Nicaragua, che aumenta la pressione diplomatica degli Stati Uniti sul governo di Daniel Ortega. La legge è passata alla Camera dopo essere stata approvata dal Senato lo scorso agosto e passerà ora al presidente Joe Biden per la firma. “Non capita molto spesso che repubblicani e democratici siano in grado di riunirsi in questi giorni per trovare un terreno comune, questo disegno di legge è una rara eccezione. Stiamo assistendo al peggior assalto autoritario alla democrazia in America Latina da decenni, e sono orgoglioso di guidare questo sforzo”, ha detto Chairman Menendez, presidente della commissione Esteri del Senato Usa.

La legge propone nuove iniziative per monitorare e affrontare la corruzione del governo e della famiglia del presidente nicaraguense Daniel Ortega, nonché le violazioni dei diritti umani perpetrate dalle forze di sicurezza nicaraguensi. Il Renacer Act richiede inoltre al governo degli Stati Uniti di aumentare le sanzioni contro gli attori chiave del regime di Ortega che hanno impedito elezioni democratiche in Nicaragua e di ampliare il coordinamento delle sanzioni con il Canada e l’Unione europea. Il disegno di legge chiede anche al ramo esecutivo di aprire una revisione formale per determinare se al Nicaragua debba essere consentita la partecipazione all’Accordo di libero scambio dell’America centrale (Cafta) e richiede maggiori rapporti di intelligence sulle attività russe in Nicaragua e una revisione delle vendite di armi russe al Nicaragua per potenziali sanzioni.

Lo scorso agosto il dipartimento di Stato Usa ha imposto restrizioni ai visti di altri 19 funzionari nicaraguensi legati alle autorità elettorali e al partito di governo per complicità negli attacchi alla democrazia compiuti dal presidente Daniel Ortega e sua moglie, la vicepresidente Rosario Murillo. Negli ultimi tre mesi, si legge in un comunicato del dipartimento di stato, Ortega e Murillo hanno intimidito chiunque si opponesse ai loro sforzi per consolidare il proprio potere in Nicaragua, anche attraverso l’arresto di dozzine di candidati politici, giornalisti, leader studenteschi e imprese, membri di Ong e difensori dei diritti umani, e attraverso la squalifica di qualsiasi candidato che cerchi di concorrere alle elezioni del 7 novembre. In precedenza il dipartimento di Stato Usa aveva annunciato l’imposizione di nuove restrizioni sui visti di ingresso nel Paese a 50 rappresentanti dell’Assemblea nazionale e funzionari della giustizia del Nicaragua con relativi familiari. Ancora prima, il 12 luglio, il dipartimento di Stato aveva annunciato restrizioni sui visti nei confronti di altri 100 membri dell’Assemblea nazionale e del sistema giudiziario del Nicaragua e loro familiari diretti ritenuti responsabili o complici nella repressione di proteste pacifiche e di abusi dei diritti umani.

Sempre questa settimana l’Alto rappresentante per la politica estera Ue, Josep Borrell, ha affermato che “più” delle prossime elezioni in Venezuela previste per il 21 novembre, sono le elezioni presidenziali di questa domenica in Nicaragua a “preoccuparlo” di più. “Sono più preoccupato per il Nicaragua, dove le elezioni sono una completa farsa”, ha detto Borrell a Lima, in Perù, nel corso si una visita ufficiale. “Non possiamo aspettarci che questo processo produca un risultato legittimo che possiamo considerare”, ha affermato Borrell, che ha descritto l’attuale situazione in Nicaragua come “una delle più gravi attualmente nell’intera regione.

Lo scorso 11 ottobre il Consiglio dell’Unione europea ha prorogato di un anno, fino al 15 ottobre 2022, il quadro per l’imposizione di misure restrittive mirate in considerazione della situazione in Nicaragua. Il regime di sanzioni, introdotto originariamente nell’ottobre 2019 per far fronte “al deterioramento della situazione politica e sociale in Nicaragua”, riguarda persone ed entità responsabili di abusi o violazioni dei diritti umani o della repressione della società civile e dell’opposizione democratica in Nicaragua, nonché persone e entità le cui azioni, politiche o attività compromettono la democrazia e lo stato di diritto. Le sanzioni, attualmente disposte nei confronti di 14 persone, sono concepite in modo “da non danneggiare la popolazione nicaraguense o l’economia del Paese”, ha ricordato il Consiglio. Le persone figuranti nell’elenco Ue sono soggette al congelamento dei beni ed è fatto divieto ai cittadini e alle entità dell’Ue di mettere fondi a loro disposizione. Le persone fisiche sono inoltre soggette a un divieto di viaggio nell’Ue.

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