Nicaragua: Ortega ancora presidente, Biden parla di “farsa” elettorale

Il Tse parla di un livello di partecipazione pari a circa il 65 per cento degli aventi diritto

Daniel Ortega - Nicaragua

Il primo bollettino diffuso dalle autorità elettorali conferma l’attesa vittoria di Daniel Ortega alle presidenziali del Nicaragua. Con poco meno del 50 per cento delle schede scrutinate, il candidato della coalizione guidata dal suo Fronte sandinista per la liberazione nazionale (Fsln) ha ottenuto il 74,99 per cento dei voti. Al quarto mandato da presidente, Ortega sarà ancora accompagnato dalla moglie, Rosario Murillo, in qualità di vice. Il Tse parla di un livello di partecipazione pari a circa il 65 per cento degli aventi diritto. In precedenza, sulla base di rapporti cittadini verificati da esperti elettorali, l’osservatorio Urnas Abiertas aveva riportato un grado di astensionismo medio dell’81 per cento. L’intero processo elettorale è da tempo nel mirino delle critiche di buona parte della comunità internazionale, soprattutto per gli arresti eseguiti ai danni dei principali rappresentanti delle opposizioni. Un risultato scritto “da molto prima della giornata elettorale”, scriveva nella serata di domenica il presidente del Stati Uniti, Joe Biden, in una nota nella quale non riconosceva l’esito delle urne annunciando possibili nuove sanzioni nei confronti di Managua.



“Quello che il presidente del Nicaragua, Daniel Ortega e la moglie, la vice presidente Rosario Murillo, hanno orchestrato è stata una farsa elettorale, né libera, né giusta, né tantomeno democratica”, si legge in una nota della Casa Bianca. Un voto il cui risultato risulta viziato “da ben molto prima della giornata elettorale”, ha scritto Biden parlando “degli arresti arbitrari di circa 40 esponenti dell’opposizione dal mese di maggio, tra cui sette potenziali candidati alle presidenziali”. Fino a quando il governo Ortega non ripristinerà condizioni democratiche, Washington, coordinandosi con i suoi alleati, userà tutti gli strumenti democratici ed economici a sua disposizione per appoggiare il popolo del Nicaragua”. Il governo ha “silenziato i media indipendenti, i giornalisti ed esponenti del settore privato, costringendo le organizzazioni della società civile a chiudere i battenti”, prosegue la nota accusando la famiglia Ortega e Murillo di governare il Paese in modo non diverso da quello della famiglia Somoza, “che Ortega e i sandinisti hanno combattuto quattro decenni fa”.

Poco dopo sarebbe stata la Costa Rica, Paese confinante con il Nicaragua, a censurare il voto. “Dinanzi all’assenza delle condizioni e delle garanzie richieste in democrazia per definire elezioni trasparenti, credibili, indipendenti, libere giuste e inclusive, Costa Rica non riconosce il processo elettorale in Nicaragua, realizzato il 7 novembre del 2021”, si legge in una nota del presidente Carlos Alvarado. Le azioni messe in campo da Managua “contro importanti attori politici e sociali, leader oppositori, gruppi di giovani e mezzi di comunicazione” rappresentano una violazione “al libero esercizio democratico, alla garanzia del pluralismo politico e alla libertà di espressione”, prosegue la nota. Oltre a richiamare il Nicaragua al rispetto degli obblighi stabiliti – tra l’altro – con l’adesione al Sistema dell’integrazione centroamericana (Sica), la Costa Rica invita la comunità internazionale a propiziare “spazi di dialogo e negoziato che permettano il ristabilirsi della democrazia a beneficio dei nicaraguensi”.



Critiche allo svolgimento della giornata elettorale sono state formulate dall’osservatorio elettorale nicaraguense Urnas Abiertas, secondo cui alle urne si è registrata un’astensione compresa tra il 79 e l’84 per cento. Calcolando un’astensione media dell’81,5 per cento, il processo elettorale – “viziato all’origine e illegittimo” – avrebbe per l’osservatorio chiamato al voto il 18,5 per cento della popolazione. Urnas Abiertas riferisce inoltre di “anomalie” e violazioni politiche registrate in 119 dei 153 comuni del Paese. “In almeno 203 seggi è stato registrato l’uso di un veicolo di Stato per spostare i votanti, gli attivisti o altre attività di partito. In almeno 129 seggi non sono state sviluppate misure contro la covid-19 e sono state segnalante almeno 71 denuncia di propaganda all’interno dei centri di votazione”. Il rapporto, basato su informazioni raccolte da oltre 1.450 osservatori ed esaminate da diversi specialisti, raccoglie una serie di azioni “intimidatorie”, tra cui “pattugliamenti della polizia e di gruppi paramilitari, di attivisti del partito di governo, oltre che la presenza e il controllo del partito sandinista nei centri di votazione”.

Ma già prima del voto, numerose sono state le denunce per la mancanza di condizioni democratiche nel processo. L’ultimo in ordine di tempo è arrivato dalla Commissione interamericana per i diritti umani (Cidh) e dall’ufficio regionale dell’Alto commissariato Onu per i diritti umani (Oacnudh). I due organismi hanno osservato l’intensificarsi della repressione e i suoi effetti sui diritti umani e sulle libertà fondamentali e hanno ripetutamente esortato le autorità nicaraguensi a rispettare i loro obblighi internazionali in materia di diritti umani. Entrambe le organizzazioni hanno osservato che la cancellazione dello status giuridico di tre partiti politici, la detenzione arbitraria di sette candidati alla presidenza, – e di oltre 30 leader e leader sociali e politici -, insieme alla squalifica di un candidato alla vicepresidenza, ha eliminato il pluralismo politico che il governo era obbligato a garantire nel quadro del processo elettorale.

I due organismi sono inoltre preoccupati per il rifiuto di consentire a diversi giornalisti stranieri di entrare in Nicaragua nelle ultime settimane, nonché per la mancata risposta alle richieste di accredito in vista dell’appuntamento elettorale. A questo, prosegue il comunicato, si aggiungono le restrizioni arbitrarie alla libertà di associazione della società civile, che hanno ulteriormente ridotto lo spazio civico nel momento in cui avrebbe dovuto essere tutelato nel modo più scrupoloso. Già in un rapporto pubblicato il 28 ottobre la Cidh aveva denunciato che le elezioni generali in programma in Nicaragua il 7 novembre non rispettano gli standard per essere elezioni libere, eque e trasparenti. La concentrazione del potere da parte dell’esecutivo, si legge, ha fatto del Nicaragua uno stato di polizia, dove il governo ha instaurato un regime che sopprime le libertà, attraverso il controllo e la sorveglianza dei cittadini e la repressione esercitata dalle istituzioni di sicurezza. Nel Paese, prosegue lo studio, non esiste un sistema di pesi e contrappesi poiché tutte le istituzioni rispondono alle decisioni dell’esecutivo.

Lo scorso agosto il dipartimento di Stato Usa ha imposto restrizioni ai visti di altri 19 funzionari nicaraguensi legati alle autorità elettorali e al partito di governo per complicità negli attacchi alla democrazia compiuti dal presidente Daniel Ortega e sua moglie, la vicepresidente Rosario Murillo. Negli ultimi tre mesi, si legge in un comunicato del dipartimento di stato, Ortega e Murillo hanno intimidito chiunque si opponesse ai loro sforzi per consolidare il proprio potere in Nicaragua, anche attraverso l’arresto di dozzine di candidati politici, giornalisti, leader studenteschi e imprese, membri di Ong e difensori dei diritti umani, e attraverso la squalifica di qualsiasi candidato che cerchi di concorrere alle elezioni del 7 novembre. In precedenza il dipartimento di Stato Usa aveva annunciato l’imposizione di nuove restrizioni sui visti di ingresso nel Paese a 50 rappresentanti dell’Assemblea nazionale e funzionari della giustizia del Nicaragua con relativi familiari. Ancora prima, il 12 luglio, il dipartimento di Stato aveva annunciato restrizioni sui visti nei confronti di altri 100 membri dell’Assemblea nazionale e del sistema giudiziario del Nicaragua e loro familiari diretti ritenuti responsabili o complici nella repressione di proteste pacifiche e di abusi dei diritti umani.

Al coro delle critiche si è aggiunto anche l’Alto rappresentante per la politica estera Ue, Josep Borrell, secondo cui il voto in Nicaragua “preoccupa” più delle amministrative in Venezuela del 21 novembre. “Sono più preoccupato per il Nicaragua, dove le elezioni sono una completa farsa”, ha detto Borrell a Lima, in Perù, nel corso si una visita ufficiale. “Non possiamo aspettarci che questo processo produca un risultato legittimo che possiamo considerare”, ha affermato Borrell, che ha descritto l’attuale situazione in Nicaragua come “una delle più gravi attualmente nell’intera regione. Lo scorso 11 ottobre il Consiglio dell’Unione europea ha prorogato di un anno, fino al 15 ottobre 2022, il quadro per l’imposizione di misure restrittive mirate in considerazione della situazione in Nicaragua.

Il regime di sanzioni, introdotto originariamente nell’ottobre 2019 per far fronte “al deterioramento della situazione politica e sociale in Nicaragua”, riguarda persone ed entità responsabili di abusi o violazioni dei diritti umani o della repressione della società civile e dell’opposizione democratica in Nicaragua, nonché persone e entità le cui azioni, politiche o attività compromettono la democrazia e lo stato di diritto. Le sanzioni, attualmente disposte nei confronti di 14 persone, sono concepite in modo “da non danneggiare la popolazione nicaraguense o l’economia del Paese”, ha ricordato il Consiglio. Le persone figuranti nell’elenco Ue sono soggette al congelamento dei beni ed è fatto divieto ai cittadini e alle entità dell’Ue di mettere fondi a loro disposizione. Le persone fisiche sono inoltre soggette a un divieto di viaggio nell’Ue.

Leggi anche altre notizie su Nova News
Seguici sui canali social di Nova News su Facebook, Twitter, LinkedIn, Instagram, Telegram