Nuovo governo in Libia: ecco i profili dei ministri più in vista

Tutti i profili in attesa della cerimonia di giuramento dei ministri prevista lunedì 15 marzo a Bengasi

Libia

Il nuovo Governo di unità nazionale (Gun) della Libia che il 10 marzo ha incassato all’unanimità la fiducia dei 132 deputati della Camera dei rappresentanti presenti a Sirte, è formato da 35 ministri, con il premier Abdelhamid Dabaiba che manterrà per ora la delega della Difesa. In attesa della cerimonia di giuramento dei ministri prevista lunedì 15 marzo a Bengasi, il capoluogo della Cirenaica sotto il controllo del generale Khalifa Haftar, “Agenzia Nova” pubblica di seguito i profili dei ministri più importanti del nuovo esecutivo incaricato di traghettare il Paese alle elezioni legislative e presidenziali previste il 24 dicembre 2021, nella simbolica data del 70esimo anniversario dell’indipendenza della Libia. Tra le personalità più interessanti si segnalano diversi ministri considerati vini all’Italia, a partire dal ministro del Petrolio e del gas.



Il premier Dabaiba

A guidare il governo sarà l’imprenditore misuratino Abdelhamid Dabaiba, scelto lo scorso 5 febbraio dal Foro di dialogo politico libico (Lpdf) riunito a Ginevra sotto gli auspici della Missione di supporto delle Nazioni Unite in Libia (Unsmil). Laureatosi in ingegneria in Canada, Dabaiba ha lavorato a stretto con contatto con uno dei figli dell’ex rais Muammar Gheddafi, Saif al Islam Gheddafi, nel 2007 dopo la laurea in Canada. “Ma questo è il mio unico legame con l’ex regime”, assicurava in un’intervista risalente al 2018, in cui si era presentato come “alternativa” al premier di Tripoli Fayez al Sarraj e al generale Khalifa Haftar. Il clan Dabaiba è finito al centro di aspre polemiche dopo che i familiari e lo staff di Ali Ibrahim Dabaiba, controverso magnate libico oggetto di indagini in Scozia per frode, avrebbero offerto 200 mila dollari a due delegati del Foro di dialogo politico libico tenuto a Tunisi lo scorso novembre in cambio dei loro voti a favore Abdulhamid Dabaiba. Un report al riguardo dovrebbe essere presentato al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite il 15 marzo. Dabaiba, come detto, manterrà le deleghe del ministero della Difesa. Circostanza, quest’ultima, comune nei Paesi del Nord Africa: basti pensare ad esempio all’Algeria, dove la carica di ministro della Difesa è “sospesa” da anni.

I vicepremier della Libia

Ad affiancare Dabaiba ci saranno due vicepremier in rappresentanza di Cirenaica (est) e Fezzan (sud). Hussein Atiya Al-Qatrani, vice ministro in quota Cirenaica, proviene dall’influente tribù Awaqir della città di Al Abyar, a est di Bengasi. È vicino al presidente del parlamento, Aguila Saleh, ed è stato scelto al posto di Saqr Bujwari, suo cugino, sindaco del comune di Bengasi, vicino al generale Khalifa Haftar. Al Qatrani era un alto funzionario del ministero delle Finanze del regime di Muammar Gheddafi ed è uno dei leader sociali della Libia orientale più influenti a livello tribale. Ramadan Ahmed Boujenah Al-Hasnawi, vice primo ministro in rappresentanza del Fezzan, proviene dalla tribù Hasawna di Tamzawa Al Shati. Sostenitore al livello tribale della guerra portata avanti dall’autoproclamato Esercito nazionale libico di Haftar contro Tripoli nel 2019-2020, questo ex funzionario del regime di Gheddafi è stato attivo contro la rivoluzione nel 2011.



Il ministero del Petrolio e del Gas

Il nuovo governo ha reintrodotto la figura del ministro del Petrolio e del gas. Il comparto degli idrocarburi finora era gestito quasi esclusivamente National Oil Corportion (Noc) guidata da Mustafa Sanallah, un tecnico originario della Cirenaica ma considerato super partes. A guidare questo importante dicastero sarà Mohamed Ahmed Mohamed Aoun, in rappresentanza della Tripolitania. Egli è conosciuto negli ambienti imprenditoriali italiani per essere stato presidente del consiglio di amministrazione di Mellitah Oil and Gas Company (società operativa compartecipata da Eni e Noc) dal 2008 al 2011 e membro del consiglio di amministrazione della società Green Stream Bv, responsabile per il trasporto di gas naturale dalla costa libica (Mellitah, a circa 80 chilometri ad ovest di Tripoli) alla costa italiana (Gela, in Sicilia). Egli è membro del Consiglio di amministrazione del Forum dei paesi esportatori di gas (Gecf), è stato rappresentante della Libia presso il Cartello Opec nel 2015, ha lavorato come primo consigliere nella Noc, come presidente del Consiglio di amministrazione della Zuwetina Oil Company, come primo consigliere e presidente del comitato di negoziazione con le compagnie petrolifere straniere della Noc.

Ministri senza portafoglio della Libia

Una novità nel nuovo governo è l’introduzione dei ministri senza portafoglio. Tra questi spicca il nome e il ruolo di Ajdid Maatuq Jadid, ministro di Stato per le migrazioni in rappresentanza del Fezzan. Egli proviene dalla tribù Warfalla, fedelissima del regime di Muammar Gheddafi, e proviene da Sebha, il capoluogo della regione del Fezzan. Le persone a lui vicine spiegano che la sua posizione è contraria al reinsediamento degli immigrati in Libia e si oppone alle politiche dell’Unione Europea riguardo al ritorno dei migranti in Libia. La posizione di Jadid, del resto, sembra in linea con quella dei vari governi che si sono succeduti in Libia dal 2011 a oggi: la crisi migratoria è internazionale e non solo libica e va risolta aiutando economicamente e politicamente i paesi dell’Africa subsahariana, oltre ad aiutare la Libia a proteggere i suoi confini meridionali fornendo in attrezzature e know-how. Potrebbe esser proprio Jadid a parlare con l’Italia nei negoziati sulla modifica al Memorandum d’intesa sulla cooperazione nel campo dello sviluppo, del contrasto all’immigrazione illegale, al traffico di esseri umani, al contrabbando e sul rafforzamento della sicurezza delle frontiere firmato il 2 febbraio del 2017.

Il ministero dell’Economia e del Commercio

Il ministero dell’Economia e del commercio sarà guidato da Muhammad al Hawij, in quota Tripolitania. Si tratta di un ex alto funzionario del regime di Gheddafi, avendo già lavorato come ministro dell’Economia e del commercio nel 2008 e come ministro delle Finanze nel 2003. Nel 2019, Al Hawij è stato nominato consigliere economico del capo del Consiglio presidenziale del Governo di accordo nazionale, Fayez al Sarraj. In precedenza, è stato nominato capo della Libyan Foreign Investments Company nel 1987 ed è stato presidente del suo comitato consultivo nel 2000, oltre a gestire una serie di progetti dell’Ufficio per lo sviluppo industriale delle Nazioni Unite.

Le sfide del nuovo ministro dell’Interno

Una delle principali sfide per il nuovo governo riguarderà la sicurezza. Lo smantellamento delle milizie – un passo richiesto più volte dalla Comunità internazionale – è stato uno dei principali obiettivi del ministro dell’Interno uscente, Fathi Bashagha. A guidare il dicastero ora sarà il suo numero due Khaled al Tijani Mazen, in rappresentanza del Fezzan. Ex ufficiale dell’Agenzia per la sicurezza interna durante l’ultimo periodo di Gheddafi, arrivando fino al grado di colonnello. Mazen proviene dalla regione di Jufra, nella Libia centrale. In particolare, la città di Unno, che porta il nome della sua tribù, Al Hwana.

Il ministero della Salute

A coordinare gli sforzi della lotta alla pandemia di coronavirus, che in Libia sta portando il precario sistema sanitario al collasso, sarà il neonominato ministro della Salute, Ali Muhammad Miftah Al-Zinati, in rappresentanza della Cirenaica. Egli proviene da Bengasi, capoluogo della Cirenaica, ed è consulente in oncologia radiochimica e direttore generale del Centro nazionale di oncologia di Bengasi. In passato è stato sottosegretario del ministero della Salute e responsabile di diverse posizioni nelle strutture sanitarie. Vale la pena ricordare che il Bengasi Medical Center, il secondo ospedale più grande della Libia, ha annunciato il 7 marzo scorso di aver raggiunto la sua capacità massima e di non essere in grado di ricevere ulteriori casi di Covid-19. Nel discorso davanti ai deputati riuniti a Sirte, il premier Dabaiba ha promesso che il suo governo fornirà un “milione e mezzo di dosi del vaccino contro la pandemia di Covid-19”.

Il ministero delle Finanze

Uno dei principali nodi da sciogliere nell’ingarbugliata crisi libica è legato alla crisi di liquidità delle banche, oltre all’equa distribuzione delle risorse fra le regioni del Paese. Il dossier sarà sicuramente all’attenzione del neo nominato ministro delle Finanze Khaled Al Mabrouk, in rappresentanza del Fezzan. Originario della città di Murzuq, importante snodo nel sud della Libia, Mabrouk ha conseguito una laurea in economia presso l’Università di Bengasi nel 1992 e ha lavorato come responsabile della Facoltà di Economia di Sebha, titolare di un dottorato nel 2008 presso l’Università del Queensland in Australia. E’ stato manager dell’istituto di credito libico Jumhouria Bank.

Per la prima volta in Libia il ministero degli Esteri a una donna

Per la prima volta nella storia della Libia, una donna riaprirà il ruolo di ministro degli Affari Esteri. Najla El Mangoush, originaria di Bengasi, la nuova ministra degli Esteri è un avvocato e ha lavorato come docente e ricercatrice universitaria incentrandosi su temi come la costruzione della pace in aeree di conflitto. El Mangoush ha lavorato inoltre per conto di diversi Paesi arabi e stranieri in Libia su molti progetti legali e di negoziazione. El Mangoush ha ricevuto diversi riconoscimenti, tra cui una borsa di studio del governo degli Stati Uniti per l’eccellenza accademica e un certificato della George Mason University, oltre a un certificato di formazione nel trattare traumi psicologici di guerra. La nuova ministra degli Esteri del governo di unità nazionale della Libia ha conseguito, inoltre, diversi master tra cui uno in diritto penale presso l’Università di Bengasi e uno in gestione dei conflitti e della pace presso la Eastern Mini Knight University of America e vanta un dottorato in gestione dei conflitti e della pace presso la George Mason University. Parlando con “Agenzia Nova” Giovanna Ortu, ex presidente dell’Associazione italiana rimpatriati dalla Libia (Airl), ha spiegato di aver incontrato la El Mangoush nel 2011. “All’epoca Gheddafi era ancora vivo, ma era sparito. Andammo a Tripoli e poi a Bengasi. Fu un viaggio rocambolesco, il nostro aereo si ruppe a Tripoli. Parlammo con molte donne perché in tante si erano fatte avanti durante la rivoluzione: ma lei me la ricordo bene perché era la migliore di quelle che ho incontrato”, ha spiegato Ortu. Allora El Mangoush era rappresentante di un comitato femminile, nato all’indomani della primavera libica per il riscatto in termini di formazione dei giovani e di rispetto dell’ambiente.

Il ministero dell’Istruzione

Il nuovo ministro dell’Istruzione sarà Musa Muhammad al Maqrif, rappresentante della Cirenaica. Residente nella città di Agedabia e membro della tribù dei Maghribi, egli è il cugino di Ibrahim Jadhran, signore della guerra che ha chiuso i porti petroliferi nel 2013. Maqrif ha ottenuto un master in ingegneria meccanica presso l’Università di Digione, in Francia, nonché dottorato in ingegneria presso l’Università di Lille, Francia. Egli ha servito come rettore dell’Università di Agedabia. Candidato sindaco ad Agedabia nel 2015, ha perso nelle elezioni vinte dal fratello di Ibrahim Al Jadhran, Salem Al Jadhran.

Il ministero della Pianificazione della Libia

Molto interessante il profilo del nuovo ministro della Pianificazione, Fakher Boufarna Al Fakhri, membro dell’influente tribù Al Fakhri della Cirenaica. Al Fakhri, nato nella città di Suluq nel 1969, era il forte candidato della Cirenaica per la carica di governatore della Banca centrale per succedere all’attuale governatore, il potente Siddiq al Kabir. Fayez al Sarraj, capo del Governo di accordo nazionale, lo aveva nominato per la posizione di ministro delle Finanze nel 2015, carica che non ha mai ricoperto per le fortissime divisioni politiche dell’epoca. È coordinatore del programma di master congiunto tra l’Università di Bengasi e l’Università Bocconi, nonché membro del consiglio di amministrazione della Libyan Investment Authority (Lia), il maxi fondo-libico. Egli ha conseguito un dottorato in Finanza e banca presso l’Università di Liverpool nel Regno Unito nel 2005 e una laurea in Finanza e banche nel 2019. Ha fondato la Borsa libica nel 2006 ed è stato preside della Facoltà di Economia presso l’Università di Bengasi. Fakher Boufarna Al Fakhri ha lanciato la Campagna di ricostruzione per l’Università di Bengasi nel 2018 e ha lavorato con la Missione delle Nazioni Unite (Unsmil) sui progetti per il ripristino della stabilità e dello sviluppo a Bengasi dopo la guerra. Nonostante le sue origini cirenaiche, vanta forti relazioni con i leader della Libia occidentale, in particolare a Misurata: gli ambienti tribali e militari spingono perché egli venga nominato primo ministro dopo le elezioni del 2012.

Il ministero di Stato per la comunicazione e gli affari politici

Merita, infine, una menzione particolare il ministro di Stato per la comunicazione e gli affari politici, Walid Ammar Al Lafi, rappresentante della Tripolitania. Nato a Tripoli, Al Lafi è considerato il braccio mediatico di Abdel Hakim Belhaj, miliziano islamista ed ex emiro del Gruppo islamico libico combattente. E’ stato a capo dell’emittente “Al Naba Tv”, l’ala mediatica del Consiglio della Shura dei mujaheddin a Bengasi e Derna, gruppo estremista anti-Haftar. Egli ha anche istituito il “February Channel”, vicino ai Fratelli musulmani libici. Dopo la cacciata degli islamisti dalla Cirenaica, ha chiuso il canale “Al Naba” e si è trasferito in Turchia, poi è apparso da Istanbul nel 2020 come capo del canale satellitare “Salam”.

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