OilandnonOil: tecnologie contro le frodi sui carburanti, il settore guarda alla blockchain

Questo il tema affrontato oggi a Veronafiere, nell’ambito della 16ma edizione di Oil&nonOil

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L’innovazione tecnologica per contrastare il traffico illegale dei carburanti: questo il tema affrontato oggi a Veronafiere, nell’ambito della 16ma edizione di Oil&nonOil, nel convegno “Il ruolo delle nuove tecnologie per la salvaguardia dei carburanti”. Introducendo l’argomento, Giuseppe Devito, consigliere di Assocostieri, ha riconosciuto i “passi avanti” fatti sia dal lato delle aziende, in un “settore che ha fatto da apripista”, sia da quello dell’Agenzia delle dogane. Tra gli strumenti citati la fatturazione elettronica, la procedura trader e l’e-Das, il documento di accompagnamento semplificato in formato elettronico. Tuttavia, ha concluso il rappresentante dell’associazione di riferimento per la logistica energetica, il cammino verso gli obiettivi sulle emissioni fissati per il 2050 rischia di essere “senza direzioni” e con un “bagaglio”, in cui ci sono i fondi del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr), “che non ci permette di fare tutto il viaggio”.



Diversi, comunque, gli esempi di tecnologia applicata emersi nel convegno proprio in riferimento al trasporto, tra i quali il progetto “Legalità & CaloZero”: un’autobotte completamente sigillata con la fibra ottica e dotata di sensori, un sistema che consente attraverso un software di analizzare la sequenza delle operazioni e certificare che sono state svolte in modo conforme. Lo ha illustrato Natalino Mori, presidente di Transadriatico, sottolineando che i trasportatori stanno provando a fare la loro parte nella lotta all’illegalità. Tuttavia, ha osservato Mori, “la filiera ha tre componenti: deposito, autobotte e sito di destinazione” e la conformità deve essere attribuita necessariamente a ciascuna di queste fasi, ma ci sono delle “zone grigie”.

Della nuova frontiera della blockchain ha parlato, invece, William Nonnis, full stack & blockchain developer del ministero della Difesa e di Enea. A fronte delle grandi possibilità offerte da questa tecnologia – grazie alle sue caratteristiche di distribuzione, trasparenza e immutabilità – c’è però ancora una grande “confusione tra digitalizzazione e trasformazione digitale” ovvero un’arretratezza culturale. “La blockchain può dare un aiuto ma non è una panacea, può essere applicata solo in alcuni settori”, ha premesso Nonnis. L’Unione europea – ha ricordato – ha indicato cinque trasformazioni: tecnologica, economica, regolativa, normativa e culturale. Quest’ultima, in realtà, è la più importante, ma solo il dieci per cento del Pnrr è destinato alla formazione, per cui servirebbe un ripensamento. Inoltre, “l’Italia non è proprietaria di infrastrutture critiche” e ci sono problemi normativi, dato che “col digitale non esistono più confini”. Pertanto, ha concluso Nonnis, “prima di arrivare alla blockchain c’è un mondo: formazione, legislazione, governance”.



Il convegno ha avuto anche una parte di analisi, concentrata sui fattori che favoriscono l’illegalità. Eugenio Sbariggia, responsabile normativa tributaria di Unione energie per la mobilità (Unem), ne ha indicato uno su tutte: “finché ci sarà questa fiscalità così pesante il problema permarrà sempre”. Si tratta di “un mercato che nel 2019 ha prodotto un gettito di 40 miliardi, circa 26 di accisa e circa 13 di Iva” e quindi “sempre appetibile da chi vuole delinquere”, ha sottolineato Sbariggia. Il rappresentante di Unem, inoltre, ha ricordato, per quanto riguarda i traffici transnazionali, la lacuna della mancata armonizzazione dei prodotti energetici, con particolare riferimento ai lubrificanti, che viaggiano senza certificazione Mcs.

A proposito di fiscalità, Marco Dreosto, membro della commissione per l’Ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare del Parlamento europeo, ha messo in luce un problema più ampio di mancanza di omogeneità, “soprattutto nelle situazioni transfrontaliere”, che ha anche altri risvolti. “Abbiamo un problema grosso a livello di legislazione europea soprattutto per quanto riguarda alcuni aspetti legati al dumping del costo dei carburanti tra i vari Stati”, ha dichiarato Dreosto, spiegando che ciò “può avere un’incidenza significativa sui cittadini ma non solo, anche sull’economia di alcune aree”.

Sulle carenze normative si è soffermato l’avvocato Bonaventura Sorrentino, partner dello Studio legale e tributario Sorrentino Pasca Toma. A suo parere all’origine del fenomeno delle frodi sui carburanti si sono “la liberalizzazione e l’inadeguatezza normativa nel nuovo panorama che si era venuto a creare con questa liberalizzazione”. Ora, ha riconosciuto il legale, gli strumenti digitali stanno cominciando a rivelarsi validi nel contrasto alle frodi, ma non bastano. “Occorre un ulteriore sforzo del legislatore, dare all’amministrazione finanziaria strumenti chiari di operatività, che non lascino zone grigie o vuoti interpretativi”, ha concluso Sorrentino.

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