Oltre 1.200 le persone arrestate in Myanmar dopo il colpo di Stato militare

Lo riporta la locale Associazione di assistenza ai prigionieri politici (Aapp)

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Sono oltre 1.200 le persone arrestate in Myanmar dopo il colpo di Stato militare dello scorso primo febbraio. Lo riporta la locale Associazione di assistenza ai prigionieri politici (Aapp), secondo cui tra i detenuti vi sono leader politici, parlamentari, attivisti, manifestanti, dirigenti della commissione elettorale e dipendenti pubblici coinvolti nel Movimento di disobbedienza civile (Cdm) organizzato dall’opposizione. Solo 300 tra le persone arrestate sono state nel frattempo rilasciate, mentre 61 sono quelle sui quali è stato spiccato un mandato di arresto e che figurano attualmente nella lista dei latitanti. I personaggi arrestati più noti sono la consigliera di Stato Aung San Suu Kyi, il presidente Win Mying, il vice presidente Henry Van Thio e i presidenti delle due camere del parlamento. In custodia cautelare si trovano inoltre più di cento membri della Lega nazionale per la democrazia (Lnd), il partito di Aung San Suu Kyi che ha vinto nettamente le elezioni del novembre 2020, la cui regolarità è contestata dalle forze armate.



La giunta militare ha spiccato mandati d’arresto per 21 rappresentanti eletti, 17 dei quali fanno attualmente parte del Comitato di rappresentanza del Parlamento dell’Unione, formato a seguito del golpe. Agli arresti si trovano anche 11 ministri del governo di Aung San Suu Kyi, tre vice ministri e tutti i 14 ministri capi statali e regionali nominati dall’Lnd: tra questi figurano i leader della regione di Mandalay, Zaw Mynt Maung; della regione di Magwe, Aung Moe Nyo; della regione di Tanintharyi, Mynt Maung; della regione di Sagaing, Myint Naing; dello Stato di Rakhine, Nyi Pu. Tutti costoro sono stati incriminati per incitamento alla sovversione in base all’articolo 505 (b) del codice penale, che prevede pene fino a due anni di carcere. In stato di detenzione restano anche 148 funzionari della Commissione elettorale dell’unione (Uec), fra cui il presidente Hla Thein. I vertici militari hanno giustificato il colpo di Stato con irregolarità che si sarebbero verificate in occasione delle elezioni di novembre e hanno annunciato la convocazione di nuove consultazioni.

Sono stati inoltre arrestati tutti i presidenti dei parlamenti statali e regionali, fatta eccezione per quelli degli Stati di Rakhine e Shan. Tra questi, sette sono stati liberati e 14 sono ancora agli arresti. Sono finiti in carcere, poi, esponenti di spicco della società civile: l’attivista filodemocratico Ko Mya Aye, il regista Min Htin Ko Ko Gyi, il leader degli studenti Ko Min Thway Thit, gli scrittori Maung Thar Cho e Htin Linn Oo e quattro monaci. Con l’intensificarsi delle proteste contro il colpo di Stato, i militari hanno preso di mira i leader dei manifestanti e centinaia di persone che hanno preso parte al Movimento di disobbedienza civile, almeno 300 nella sola giornata del primo marzo secondo l’Aapp. Fra questi figurano 80 studenti e 44 dipendenti pubblici che hanno partecipato agli scioperi che continuano a paralizzare il Paese. Infine, oltre 150 dipendenti pubblici sono stati licenziati o sospesi a causa del loro coinvolgimento nelle proteste.



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