Ombre cinesi in Marocco, Rabat sarà fra i primi a produrre il vaccino Sinopharm in Africa

E’ quanto prevede un recente accordo firmato tra Marocco e Cina alla presenza del Re Mohammed VI

sinopharm

La Cina estende la sua influenza in Africa tramite il Marocco, uno dei primi (se non il primo in assoluto) Paesi del continente a produrre il vaccino Sinopharm, la cui efficacia contro il coronavirus Sars-CoV-2 suscita tuttavia perplessità. E’ quanto prevede un recente accordo firmato tra Marocco e Cina alla presenza del Re Mohammed VI. Un’intesa che “soddisfa le necessità e le aspirazioni di entrambi i Paesi”, come dichiarato da Giuseppe Dentice, responsabile del desk Nord africa e Medio Oriente presso il Centro Studi internazionali (Cesi), ad “Agenzia Nova”. Secondo l’esperto, da una parte, la partnership consente al Marocco di diventare un polo importante in ambito biotecnologico e farmaceutico, ruolo che investe il Paese di un certo spessore e riconoscibilità internazionale soprattutto agli occhi della vicina Europa. In merito alla Cina, stabilire un centro di produzione del proprio vaccino Sinopharm in Marocco, permette al Paese di “assumere una certa profondità strategica, in quanto la presenza sul suolo marocchino consente alla Cina di addentrarsi nell’area occidentale del continente africano”, ha aggiunto Dentice. L’accordo, siglato lunedì 5 luglio alla presenza del re Mohammed VI, nasce da una precedente partnership tra i due Paesi dell’agosto 2020, e stabilisce la produzione del vaccino cinese Sinopharm negli stabilimenti dell’azienda farmaceutica marocchina Sothema. Il progetto prevede un investimento cinese di 500 milioni di dollari e ha l’obiettivo di produrre nel breve termine cinque milioni di dosi al mese. L’avvio effettivo della produzione dei vaccini non è ancora chiaro quando avverrà.



“Dopo gli accordi firmati con Emirati ed Egitto, la Cina vuole confermare la sua presenza nell’area e segnare un importante punto nella sua narrazione della lotta al Covid-19. L’accordo firmato con il Marocco, che prevede un investimento piuttosto irrisorio per la Cina, va proprio in questa direzione”, ha proseguito l’esperto. Tuttavia, sull’efficacia dei vaccini prodotti da Sinopharm le autorità sanitarie di diversi Paesi hanno espresso dubbi e perplessità, legate ai test condotti o all’aumento di contagi Covid malgrado l’alta percentuale di popolazione vaccinata. “È chiaro che, la decisione del Marocco di produrre e utilizzare il vaccino cinese, ci dimostra quanto la Cina sia riuscita a creare una condivisione in termini di immagine a livello internazionale piuttosto efficace”, ha dichiarato Dentice, sottolineando come il Paese si stia muovendo in parallelo all’iniziativa Covax, lanciata dall’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) per procurare e distribuire gratuitamente vaccinazioni ai Paesi in via di sviluppo, facendosi promotore di una migliore e più rapida distribuzione del vaccino.

Secondo il portale di approfondimento politico statunitense “Axios”, quattro tra i Paesi che si sono affidati ai vaccini di produzione cinese per contenere la pandemia di Covid-19 sono tra i dieci che nell’ultima hanno registrato i più alti tassi di contagio a giugno. Nelle Seychelles, in Cile, in Bahrein e in Mongolia una quota della popolazione compresa tra il 50 e il 68 per cento ha ricevuto due dosi di vaccino. Secondo “Axios” salta in particolare all’occhio il confronto tra Israele e Seychelles: lo Stato ebraico, che per la sua campagna di vaccinazione ha utilizzato vaccini Pfizer-BioNTech, ha registrato a giugno una media di 4,95 casi per milione di abitanti; l’arcipelago dell’Oceano Indiano, che ha vaccinato pienamente il 69 per cento della popolazione utilizzando primariamente dosi Sinopharm, ha riportato invece 716 casi per milione di abitanti.



Secondo Mario Calvo Arellano, direttore dell’Istituto di medicina della Universidad Austral del Cile e membro della squadra del ministero delle Scienze per la strategia vaccinale Covid-19, le autorità cilene sono sempre state consapevoli della bassa efficacia del vaccino anti Covid-19 prodotto dalla casa farmaceutica cinese Sinovac, ma non potevano aspettare di disporre di vaccini migliori. “Eravamo al corrente della bassa efficacia del vaccino, ma avevamo bisogno di ridurre il numero dei decessi e dei pazienti in terapia intensiva e questo vaccino è stata la nostra opportunità”, ha detto Calvo Arellano ad “Agenzia Nova. Non solo. Lo scorso giugno, ha destato scalpore in Indonesia la notizia che oltre 350 medici e operatori sanitari dell’isola indonesiana di Giava hanno contratto il Covid-19 nonostante siano stati vaccinati con il siero cinese Sinovac.

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