Omicidio Mahmoud al Werfalli: arrestati due sospettati in Libia

La Camera di sicurezza congiunta dell’area della Grande Bengasi: "Fuggita una terza persona"

Werfalli

La Camera di sicurezza congiunta dell’area della Grande Bengasi, capoluogo della regione orientale libica della Cirenaica, ha annunciato “l’arresto di due sospettati e la fuga di una terza persona in relazione all’omicidio di Mahmoud al Werfalli“. Quest’ultimo era un ufficiale delle forze del generale Khalifa Haftar, ricercato dalla Corte penale internazionale per presunti crimini di guerra, ucciso insieme al fratello in agguato a colpi d’arma da fuoco mercoledì 24 marzo presso l’Università medica al Arab. La Camera ha affermato, in una dichiarazione sulla sua pagina ufficiale Facebook, che l’arresto dei presunti assassini è avvenuto “sulla base di quanto ha disposto dalla procura militare di Bengasi, a seguito dei risultati della squadra investigativa”. La dichiarazione indica che la terza persona ricercata sarebbe fuggita in Egitto.



Secondo l’ex consigliere politico del governo libico, Ashraf al Shah, l’assassinio del maggiore Werfalli a Bengasi ha innescato una resa dei conti tra le fila delle forze del generale Haftar. In una dichiarazione al sito web di proprietà qatariota “Arab 21”, l’ex consigliere ha detto che l’omicidio di Werfalli rientra nel quadro di una “riorganizzazione per la fase successiva”. Al Shah ha detto che l’assassinio di Werfalli rappresenta la “scintilla per lo scoppio di altri omicidi che continueranno nella fase successiva””. Una resa dei conti, ha proseguito Al Shah, “per cambiare l’assetto nella regione orientale nel suo insieme e Bengasi in particolare”. Con l’omicidio del maggiore libico, ha aggiunto l’analista, “Haftar ha rimosso uno dei problemi che doveva affrontare, ma avrà la conseguenza di indebolire il campo dell’est”.

Il Comando generale dell’autoproclamato Esercito nazionale libico, da parte sua, ha espresso profondo rammarico per la morte di Werfalli, comandante delle forze speciali “Al Saiqa”. In una dichiarazione diramata da Al Rajma, il quartier generale dell’Lna, il Comando ha elogiato Werfalli, seguace dell’islam salafita, una branca dell’islam più radicale, sottolineando che è stato “un esempio di coraggio e redenzione nelle battaglie di orgoglio e dignità contro kharigiti (eretici) e takfiri (estremisti)”. Intanto le forze speciali “Al Saiqa” (“fulmine” in arabo) hanno espresso fiducia nella capacità e competenza dei servizi di sicurezza per “rivelare rapidamente le circostanze di questo omicidio”. Gli uomini della “Al Saiqa” hanno smentito le voci di un appello alla destabilizzazione della sicurezza e per dividere i ranghi, sottolineando che continueranno a “presentare una buona immagine nella disciplina militare sull’esempio della leadership rappresentata dal comandante generale dell’Esercito nazionale, maresciallo di campo Khalifa Haftar, e dal capo di Stato maggiore dell’Esercito, generale Abdel Razek al Nadori”. Al contrario, Abdul Razzaq al Aradi, uno dei leader più in vista dei Fratelli musulmani in Libia e membro fondatore del Partito giustizia e costruzione, ha commentato con freddezza l’assassinio del maggiore Werfalli: “Avevo sperato che sarebbe stato processato davanti alla giustizia terrena, ma oggi è davanti alla giustizia divina”, ha detto al Aradi via Twitter.



Vale la pena ricordare che solo pochi giorni fa Bengasi era stata teatro di un’esecuzione di massa: almeno undici corpi sono stati trovati dietro il cementificio alla periferia della città orientale libica. Le vittime erano state uccise con un colpo di pistola alla testa. Il nuovo Governo di unità nazionale guidato dal premier Abdelhamid Dabaiba aveva ordinato un’inchiesta su questa strage, un passo accolto con favore dall’inviato Onu in Libia, Jan Kubis, nel suo briefing al Consiglio di sicurezza Onu. Le vittime del cementificio ricordano le esecuzioni della temibile “Al Saiqa”, milizia composta da estremisti di orientamento salafita. Questi ultimi hanno sempre ammesso e anzi si sono vantati di aver commesso esecuzioni sommarie pubbliche per causare orrore tra i nemici.

A inizio marzo, Werfalli e i suoi uomini erano apparsi in un video mentre distruggevano un concessionario d’auto Toyota a Bengasi. Nel video, Werfalli giustificava le violenze accusando il proprietario di rivendere pezzi di ricambio a prezzi esorbitanti. Una fonte informata di Bengasi ha rivelato ad “Agenzia Nova” che il vero motivo dietro l’attacco sarebbe una disputa legale su un terreno tra Werfalli e il proprietario della concessionaria Mubarak al Sousi, confermando che Werfalli non aveva il diritto di rivendicare la proprietà per i lotti di terreno contestati. Al Sousi aveva infatti presentato una denuncia contro le milizie guidate da Werfalli che avevano occupato i terreni della sua famiglia per costruirvi il proprio quartier generale.

Werfalli, seguace dell’islam salafita, era accusato di aver compiuto una serie di crimini e di omicidi in particolare durante il conflitto con le milizie islamiste di Bengasi, capoluogo della Cirenaica. Il procuratore capo della Corte penale internazionale, Fatou Bensouda, ha più volte sottolineato come Werfalli fosse ancora libero, contrariamente a quanto riferito dall’Lna che ne aveva annunciato l’arresto. Diversi video presenti ancora oggi sui social media mostrano Werfalli mentre supervisiona l’esecuzione di prigionieri bendati e incappucciati. Egli stesso viene ripreso mentre uccide un prigioniero, l’ultimo di un gruppo di circa 20 uomini vestiti con la tuta arancione che ricorda i prigionieri di Guantanamo e dello Stato islamico, con un colpo di pistola alla nuca.

 

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