Omicidio Sankara, al via oggi il processo a Compaoré e ad altri 13 imputati

Tra gli imputati c'è anche l'ex braccio destro di Compaoré, il generale Gilbert Diendere

Thomas Sankara

Prende il via oggi a Ouagadougou il processo alle 14 persone – tra cui l’ex capo dello Stato Blaise Compaoré – imputate nel caso relativo all’uccisione dell’ex presidente del Burkina Faso, Thomas Sankara, avvenuta nel 1987. Compaoré, che ha sempre respinto i sospetti di aver orchestrato l’omicidio, sarà processato in contumacia dopo che i suoi avvocati la scorsa settimana hanno annunciato che non avrebbe partecipato a un “processo politico” viziato da presunte irregolarità e hanno insistito sul fatto che godesse dell’immunità come ex capo di Stato.



Tra gli imputati c’è anche l’ex braccio destro di Compaoré, il generale Gilbert Diendere, che un tempo era a capo dell’élite del reggimento di sicurezza presidenziale e che insieme a Compaoré è accusato di complicità in omicidio, danno alla sicurezza dello Stato e complicità nell’occultamento di cadaveri. Diendere, 61 anni, sta già scontando una condanna a 20 anni per aver ideato un complotto nel 2015 contro il governo di transizione salito al potere dopo la cacciata di Compaore. Un’altra figura di spicco tra gli accusati è Hyacinthe Kafando, un ex sottufficiale capo della guardia presidenziale di Compaoré, accusato di aver guidato la squadra d’assalto nell’omicidio e che da anni è latitante.

Capitano dell’esercito d’ispirazione marxista-leninista, Sankara salì al potere con un colpo di Stato nel 1983 all’età di 33 anni cambiando il nome dell’Alto Volta in Burkina Faso, che significa “la terra degli uomini onesti” nelle lingue more e bambara, parlate rispettivamente dall’etnia mossi e dall’etnia dioula che vivono nel Paese. Nei primi mesi al potere Sankara portò avanti un programma socialista di nazionalizzazioni e ha mise al bando la pratica delle mutilazioni genitali femminili, la poligamia e i matrimoni forzati. Il suo rifiuto di pagare il debito estero di epoca coloniale, insieme al tentativo di rendere il Burkina autosufficiente e libero da importazioni forzate, gli attirò le antipatie di Stati Uniti, Francia e Regno Unito, oltre che di numerosi paesi circostanti.



Questo stato di cose sfociò nel colpo di Stato con cui il 15 ottobre 1987 Sankara fu assassinato e salì al potere il vice, Compaoré, accusato da più parti di essere il mandante dell’omicidio. Nel 2014 Compaoré è stato costretto all’esilio dopo aver tentato di modificare la legge per estendere il suo mandato alla guida del Paese e nel 2015 è stato emesso un mandato di cattura per il suo arresto, mentre nell’aprile scorso un tribunale militare del Burkina Faso lo ha incriminato per “attacco alla sicurezza dello Stato, complicità in omicidio e occultamento di cadaveri”. L’ex capo dello Stato – che attualmente vive in esilio in Costa d’Avorio – ha sempre negato il suo coinvolgimento nell’assassinio di Sankara.

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