Omicidio Willy, l’avvocato Pica: “Marco e Gabriele Bianchi racconteranno la verità alla Corte”

Lo ha detto ad "Agenzia Nova" il legale dei due fratelli imputati nel processo a Frosinone per l'omicidio di Willy Monteiro Duarte avvenuto il 6 settembre 2020 a Colleferro

avvocato Pica - difensore fratelli bianchi

Conoscendo Marco e Gabriele Bianchi, “sinceramente non mi sarei mai aspettato che rimanessero coinvolti in una cosa del genere”. Lo ha detto ad “Agenzia Nova” l’avvocato Massimiliano Pica, legale dei due fratelli imputati nel processo a Frosinone per l’omicidio di Willy Monteiro Duarte avvenuto il 6 settembre 2020 a Colleferro. Sono coimputati, dinnanzi la stessa corte d’assise, anche Francesco Belleggia e Mario Pincarelli. I quattro sono stati arrestati dai carabinieri alcune ore dopo la morte del ragazzo avvenuta in seguito ad un violento pestaggio. I fratelli Bianchi riportano già una condanna, in primo grado, a 5 anni e 4 mesi per reati di droga e tentata estorsione oltre ad avere in corso altri procedimenti giudiziari per lesioni. “Vengono descritti come violenti perché associati, purtroppo, alle arti marziali. Marco le praticava ma Gabriele non lo faceva da tre anni. Non sono d’accordo a definire di carattere violento una persona solo perché pratica uno sport”, ha aggiunto.



L’immagine che tutti hanno dei fratelli di Artena è quella ricavata dai loro profili social in cui si vedono sfoggiare auto e case di lusso nonostante non avessero redditi importanti. “Il reddito di cittadinanza veniva percepito soltanto da un membro della famiglia -ricostruisce il legale-. Gabriele aveva una frutteria a Cori in provincia di Latina e Marco lavorava presso il ristorante del fratello con regolare busta paga. Ho visto anche io le foto pubblicate sui social in cui i due ostentano ricchezze” ma la verità, a detta dell’avvocato Pica, è ben altra. “Marco viveva a casa con la madre, una casa di campagna. L’Audi Q7 – con cui sono arrivati sul luogo del delitto- è una vecchia macchina dal valore commerciale esiguo”. Il processo è in pieno svolgimento a Frosinone dove, dinnanzi la corte d’assise presieduta dal giudice Francesco Marino, stanno sfilando decine di giovani testimoni presenti quella sera davanti al locale Due di Picche a Colleferro. Ricostruzioni testimoniali a tratti confuse: si individuano responsabili in base a tatuaggi che non ci sono, si confondono nelle descrizioni i vestiti indossati dai protagonisti e anche i nomi degli imputati. Confusione che, da una parte, potrebbe aiutare la difesa “ma quello che noi vogliamo- dice Pica- e che i fratelli Bianchi vogliono, è arrivare a fare chiarezza e dimostrare cosa sia accaduto quella sera”.

A chiamare in causa Marco Bianchi, attribuendogli il primo contatto fisico con Willy, è stato l’atro coimputato, Francesco Belleggia, che a differenza degli altri tre, attualmente in carcere, è l’unico ai domiciliari. “Non riesco a capire perché Francesco Belleggia si sia scagliato contro Marco. Eppure -dice il difensore dei Bianchi- non ci si può dimenticare che l’unica traccia di dna rinvenuta, è stata quella di Samuele Cenciarelli (il giovane amico di Willy che quella notte gli si sarebbe buttato addosso per evitargli altri colpi, ndr) trovata su una scarpa destra di Belleggia il quale ha sempre sostenuto di non aver partecipato in alcun modo all’aggressione”. La versione dei fratelli Bianchi è sostanzialmente diversa da quella fornita da Belleggia ma “Marco e Gabriele non si sottrarranno all’esame degli imputati. Gabriele sostiene di non aver proprio toccato Willy. Marco dice di aver colpito” Willy “a un fianco ma non era neanche sicuro di questo perché c’erano tantissime persone. Raccontano di non essere andati addosso a Willy per qualche fatto specifico, ma di aver trovato un gruppo di 30 o 40 ragazzi. Non c’entra nulla l’odio razziale”.



Ad un anno dall’omicidio del giovane italo capoverdiano, non c’è stato da parte di Marco e Gabriele Bianchi il pensiero di rivolgere un messaggio alla famiglia della vittima. “Ne ho parlato con entrambi -aggiunge l’avvocato Pica-. Vogliamo aspettare la fine del processo. Loro mi dicono che se fossero stati colpevoli si sarebbero assunti le loro responsabilità. Poi alcuni avrebbero potuto leggere il messaggio di vicinanza come un gesto strumentale. Comunque se dovesse accadere, verrà fatto all’insaputa di tutti”. Anche per la famiglia dei fratelli Bianchi “è stato un anno molto duro – afferma il legale -. Una vicenda che ha stravolto tutti. Marco e Gabriele hanno due fratelli e questa cosa ha stravolto anche le loro vite. Inoltre il fratello è stato minacciato di morte”. A tal proposito, proprio Alessandro, il fratello di Marco e Gabriele, ha detto all’Agenzia Nova: “sono stato costretto a far perdere un anno di scuola a mia figlia perché temevo per la sua sicurezza”.

Leggi anche altre notizie su Nova News
Seguici sui canali social di Nova News su Facebook, Twitter, LinkedIn, Instagram, Telegram

TAGS