Paesi Bassi, comitato consultivo: “Il governo si scusi per la tratta degli schiavi”

Il comitato consultivo ha anche invitato all’esecutivo ad affrontare il razzismo in diversi ambiti

mark rutte-paesi bassi

I Paesi Bassi devono scusarsi per il loro passato legato alla tratta degli esseri umani e riconoscere che la schiavitù è un crimine contro l’umanità. Lo ha riferito oggi il comitato consultivo del governo olandese, istituito lo scorso anno dalla ministra dell’Interno Kajsa Ollongren, che ha anche invitato all’esecutivo ad affrontare il razzismo nel mercato del lavoro, nel settore immobiliare e in quello dell’istruzione. Il primo ministro ad interim Mark Rutte ha dichiarato l’anno scorso che il governo non aveva intenzione di scusarsi per il ruolo olandese nella tratta degli schiavi e, secondo un sondaggio del programma di attualità televisiva “EenVandaag”, solo il 35 per cento della popolazione sostiene questa posizione. L’anno scorso, due dei quattro partiti della coalizione – D66 e Unione Cristiana – hanno invitato il governo a prendere posizione, ma Rutte ha risposto affermando che delle scuse formali rischiavano di aumentare la polarizzazione. I Paesi Bassi oggi celebrano Keti Koti, l’anniversario dell’abolizione della schiavitù nelle ex colonie del Suriname e delle Antille olandesi. Le quattro più grandi città olandesi – Amsterdam, Rotterdam, Utrecht e L’Aia – hanno recentemente chiesto che Keti Koti (che significa “catene spezzate” in lingua sranan tongo) sia trasformata in una festa nazionale. Secondo il comitato consultivo, tuttavia, il primo luglio dovrebbe essere trasformato in una giornata nazionale della memoria.



Oggi la sindaca di Amsterdam, Femke Halsema, si è scusato formalmente per il ruolo della città nella tratta degli schiavi. “A nome dell’amministrazione della città, mi scuso per il coinvolgimento attivo del consiglio comunale di Amsterdam nel sistema commerciale della schiavitù coloniale e del commercio mondiale di persone schiavizzate”, ha detto Halsema durante una cerimonia per commemorare il Keti Koti. “È tempo di incorporare la grande ingiustizia della schiavitù coloniale nell’identità della nostra città, attraverso un riconoscimento ampio e incondizionato”, ha aggiunto la prima cittadina di Amsterdam.

 



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