Perù, il presidente Castillo all’Osa: “Non siamo comunisti”

Il capo dello stato ha parlato ieri davanti all’Organizzazione degli stati americani

Perù-Pedro Castillo

Il presidente del Perù, Pedro Castillo, ha ribadito che il suo non è un governo comunista e che non vuole espropriare nulla. Il capo dello stato ha parlato ieri davanti all’Organizzazione degli stati americani (Osa), di base a Washington, dove ha lanciato un appello agli imprenditori a investire nel Paese andino. “Non siamo comunisti, non siamo venuti per espropriare nulla a nessuno, non siamo venuti per spaventare gli investitori, anzi invitiamo i grandi investitori ad andare in Perù”, ha detto Castillo, secondo quanto riferisce il quotidiano “Perù21”. “Il Perù è eminentemente minerario, ha molta ricchezza, ma l’uomo comune deve sentirlo. Prima della pandemia, su dieci bambini ogni quattro erano sulla soglia della povertà. Oggi dopo la pandemia sei sono in quella dura situazione”, ha aggiunto.



Castillo si trova negli Usa per partecipare all’Assemblea generale delle Nazioni Unite. Il capo dello stato è accompagnato dal ministro delle Finanze, Pedro Francke, che terrà riunioni con il Fondo monetario internazionale (Fmi) e altri organismi per attrarre investimenti in Perù. Tra gli incontri in agenda, riferisce un comunicato del ministero, quello con il vicepresidente per l’America Latina e i Caraibi della Banca Mondiale, Felipe Jaramillo, e con il direttore del dipartimento affari fiscali dell’Fmi. Il ministro terrà inoltre un ministro con gli investitori e accompagnerà il presidente Pedro Castillo negli incontri con il presidente del gruppo Banca mondiale, David Malpass, con il presidente della Banca interamericana di sviluppo, Mauricio Claver-Carone, e con il direttore generale dell’Fmi Kristalina Georgieva. Lo scorso giugno il comitato esecutivo del Fondo monetario internazionale (Fmi) ha espresso una valutazione positiva riguardo alla prosecuzione dell’accordo siglato con il Perù nel 2020 per una Linea di credito flessibile (Fcl) da 11 miliardi di dollari.

Il 2 settembre il presidente del Consiglio dei ministri del Perù, Guido Bellido, e il ministro dell’Economie e delle Finanze, Pedro Francke, hanno presentato al Congresso la legge di bilancio per il 2022. La legge di bilancio predisposta dal governo per il prossimo anno prevede un budget di 197 002 269 014 sol (circa 40,6 miliardi di euro), il 7,6 per cento in più rispetto alla legge di bilancio del 2021. I settori che concentrano la maggioranza dei fondi sono: istruzione (18,2 per cento), pianificazione, gestione (14,1 per cento), sanità (11,3 per cento) e trasporti (9,7 per cento). Il settore minerario è quello che concentra la percentuale più bassa del budget 2022 (0,1 per cento), con una cifra inferiore a quella prevista per il 2021. In calo anche i fondi destinati al potere legislativo (0,3 per cento).



Qualche giorno dopo, nel suo primo discorso alla nazione, Castillo, ha annunciato che si prepara un pacchetto di investimenti pubblici per riattivare l’economia da 1 miliardo di sol (circa 205 milioni di euro), di cui 400 milioni di sol (circa 82 milioni di euro) dovrebbero essere stanziati entro dicembre di quest’anno. Per incentivare gli investimenti, ha detto, si darà impulso all’accelerazione di 52 progetti di investimento, del valore di 114 miliardi di sol (circa 23 miliardi di euro), oltre ad altri progetti principalmente nel campo della sanità e dell’istruzione. Castillo ha anche annunciato il ritorno del gas di petrolio liquefatto (Gpl) nel Fondo di stabilizzazione dei prezzi dei combustibili (Fepc) al fine di contenere i prezzi e la consegna del buono Yanapay Perú, del valore previsto di 350 sol (circa 70 euro) per persona, di cui beneficeranno oltre 13 milioni di peruviani.

Secondo stime della Commissione economica per l’America Latina delle Nazioni Unite (Cepal) il Perù registrerà una crescita del 10,6 per cento nel 2021, dopo aver registrato una contrazione dell’11,1 per cento nel 2020, e del 4,4 per cento nel 2022. Con i dati disponibili per il 2021, si legge nello studio, si osserva che nel primo semestre la produzione nazionale ha accelerato favorendo una crescita del 20,9 per cento. A questo rimbalzo hanno contribuito la riapertura di tutti i settori produttivi e la ripresa della domanda aggregata, in particolare domestica. Nel primo semestre, si legge, il saldo commerciale ha registrato un avanzo superiore a quello degli anni precedenti, grazie ad un aumento del valore delle esportazioni superiore al valore delle importazioni, legato in particolare all’aumento del prezzo del rame e dei prodotti agroalimentari. In ripresa anche gli investimenti diretti esteri, stimolati dall’accelerazione del prezzo delle materie prime.

Nonostante le previsioni di ripresa l’agenzia statunitense Moody’s ha rivisto al ribasso il rating del Perù, portandolo da A3 a Baa1 con prospettiva stabile. Secondo quanto si legge in un comunicato dell’agenzia diffuso oggi il clima politico sempre più polarizzato ha influito negativamente sulla fiducia degli investitori, con un impatto sulle prospettive di credito a medio termine del Paese. Per l’agenzia statunitense, la mancanza di chiarezza sulle politiche del governo di Pedro Castillo, le nomine in discussione del gabinetto dei ministri, le tensioni tra esecutivo e congresso e le tensioni all’interno del partito di governo Peru Libre hanno evidenziato diversi rischi per la governance generale, l’efficacia delle politiche e la credibilità.

Il governo ha risposto che nonostante la revisione al ribasso il Perù continua ad avere il secondo miglior rating creditizio dell’America Latina, tre posizioni sopra l’investment grade, che mantiene l’accesso ai mercati internazionali a condizioni favorevoli, sia per il settore pubblico che per quello privato. È quanto si legge in un comunicato diffuso dal ministero dell’Economia e delle Finanze. “La revisione del rating creditizio del Perù avviene in un contesto in cui 49 paesi emergenti e in via di sviluppo e 16 paesi dell’America Latina e dei Caraibi hanno subito un declassamento del rating creditizio tra gennaio 2020 e agosto 2021”, recita il comunicato. “A differenza di altri paesi che hanno subito un declassamento del rating creditizio, principalmente a causa dell’indebolimento delle loro finanze pubbliche a causa degli effetti del Covid-19, il Perù continua a mantenere finanze pubbliche solide e sostenibili”, assicura il ministero, secondo cui la decisone di Moody’s di mantenere una prospettiva stabile indica che la politica economica e il quadro istituzionale del Perù saranno efficaci nel bilanciare i rischi.

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