Presidenziali in Honduras, la candidata di sinistra Xiomara Castro verso la vittoria

Con poco più della metà delle schede scrutinate, la moglie dell'ex presidente ha il 53,61% dei consensi

Honduras

La candidata del partito di sinistra Libertad y Refundación, Xiomara Castro, si avvia a vincere le elezioni presidenziali tenute domenica in Honduras. Con poco più del 50 per cento delle schede scrutinate, la moglie dell’ex presidente Manuel Zelaya dispone del 53,61 per cento dei consensi contro il 33,84 per cento assegnato a Nasry Asfura, attuale sindaco di Tegucigalpa e candidato del conservatore Partito nazionale al potere da dodici anni. Al terzo posto, in un voti cui secondo il Consiglio nazionale elettorale (Cne) hanno partecipato il 62 per cento degli aventi diritto, si colloca Yani Rosenthal, del Partito liberale, di stampo conservatore. Secondo le prime informazioni riportate da osservatori internazionali e dallo stesso Cne, la giornata elettorale si è svolta senza particolari tensioni. Le elezioni nel paese centroamericano sono state oggetto di attenzione tanto per i numerosi episodi di violenza politica registrati nelle settimane precedenti il voto, quanto per i possibili risvolti geopolitici dell’esito delle urne.



Castro aveva infatti detto che in caso di vittoria avrebbe potuto ridefinire drasticamente il sistema di alleanze sul piano internazionale. L’Honduras è oggi tra i 15 Paesi ad aver istituito formali relazioni diplomatiche con Taiwan, ma l’ex first lady non esclude che Tegucigalpa potesse passare a riconoscere Pechino, posizione tuttavia mitigata da un suo collaboratore, il quale ha precisato che “nessuna decisione è stata presa”. Le dichiarazioni non sono passate inosservate al governo degli Stati Uniti: una delegazione guidata da Brian Nichols, assistente segretario di Stato Usa per l’emisfero occidentale, ha infatti sollecitato i candidati presidenziali alla tutela della relazione con Taipei. “Siamo stati abbastanza chiari con tutti gli attori chiave in Honduras perché pensiamo che la relazione tra i due Paesi sia molto importante. Ci piacerebbe vederla continuare, e lo abbiamo fatto presente ai candidati principali”, ha aggiunto.

La reazione della Repubblica popolare è arrivata attraverso il portavoce del ministero degli Esteri, Zhao Lijian, che ha accusato Washington di ingerenza nella politica interna dell’America Latina. “Non è dell’approccio della Cina che il popolo latinoamericano dovrebbe diffidare, ma della condotta egemonica di lunga data degli Stati Uniti”, ha detto in conferenza stampa, riaffermando l’indiscussa sovranità della Cina continentale su Taiwan. La voce di Taiwan sulla questione si è fatta sentire lo scorso 23 novembre, quando la portavoce del ministero degli Esteri, Joanne Ou, ha ribadito la solidità dei legami con Tegucigalpa, dicendosi consapevole delle pressioni esercitate dalla Cina sul Paese. Per questo, Taiwan rispetterà il risultato delle elezioni in Honduras e continuerà a cooperare con lo Stato centroamericano all’insegna dello sviluppo reciproco, ha aggiunto.



Non bisogna dimenticare poi che a giugno il presidente Juan Orlando Hernandez si era recato in Israele per ufficializzare lo spostamento della sede diplomatica da Tel Aviv a Gerusalemme. “Un fatto storico” aveva detto la presidenza parlando dalla “capitale eterna di Israele”. Un gesto che confermava la solidità dei rapporti tra i due Paesi, seconda – nella regione centroamericana – solo a quella che Israele ha con il Guatemala, il primo ad aprire l’ambasciata a Gerusalemme dopo la decisione dell’ex presidente Usa, Donald Trump. Il Guatemala è stato d’altro canto il secondo paese al mondo a riconoscere lo Stato di Israele nel 1948. Al momento, su questo dossier non si registrano impegni specifici della possibile neopresidente.

Alla vigilia del voto, l’alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, Michelle Bachelet, ha manifestato la sua “profonda preoccupazione” per “la violenza politica” che si registra nel Paese. In una nota l’alto commissario esorta le autorità del governo di Juan Orlando Hernandez “ad assicurare elezioni pacifiche e trasparenti” segnalando che dalla convocazione delle elezioni primarie (settembre del 2020) ad oggi “si sono registrati 63 casi di violenza politica tra i quali 29 omicidi, 14 attentati, 12 aggressioni oltre a sette casi di minacce ed un sequestro”. L’alto commissario Onu ha inoltre espresso le sue preoccupazioni in merito alla “riduzione dello spazio civico nel paese”, con membri della società civile e difensori dei diritti umani “regolarmente perseguitati e attaccati”. L’ufficio Onu per i diritti umani in Honduras ha registrato solo quest’anno 240 attacchi contro difensori dei diritti umani e giornalisti.

Il voto decreta la fine della presidenza di Juan Orlando Hernandez, oggetto di indagini della giustizia statunitense per presunti legami con il narcotraffico. In uno dei vari processi istruiti a carico del presidente uscente è stato condannato il fratello Tony, ma al momento nessuna imputazione formale è stata formulata a carico di Juan Orlando. Una possibilità che secondo i media locali potrebbe essere formalizzata nei prossimi giorni. Gli Usa sono al momento il principale socio commerciale del paese e condizionano la concessione di importanti fondi per lo sviluppo alla lotta contro la corruzione. Il Paese si è recato alle urne per eleggere il presidente, tre vicepresidenti, 128 deputati al parlamento locale, 20 deputati del parlamento centroamericano e 298 sindaci comunali. Al processo elettorale partecipano 14 partiti politici e concorrono 12 candidati presidenziali.

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