Le restrizioni hanno riempito i giovani di rabbia e violenza

Lo ha detto ad "Agenzia Nova" Giuseppina Latella, procuratore presso il Tribunale dei Minorenni di Roma

minori

Il Covid e le restrizioni adottate per contenerlo “hanno influenzato condotte umane sia lecite che illecite, e quindi anche i reati commessi dai ragazzi hanno avuto momenti di cambiamento”. Lo dichiara ad “Agenzia Nova” Giuseppina Latella procuratore della Repubblica presso il Tribunale dei Minorenni di Roma. “Diminuiscono i furti negli appartamenti perché la presenza delle persone ostacola questa tipologia di reato lo stesso vale per gli scippi e i borseggi nelle metropolitane o nelle stazioni ferroviarie; la minor presenza del numero delle persone e quindi l’aumento del rischio di essere individuati ha contribuito alla riduzione di alcuni reati minorili”. Ma c’è poco da essere soddisfatti se il procuratore Latella ha dovuto però rimarcare come, il periodo del Covid abbia “destabilizzato i ragazzi. Sotto il profilo psicologico hanno subito danni notevoli che non so quando recupereremo. Temo, non tanto l’infezione da Covid, quanto gli aspetti futuri dei giovani che hanno vissuto questo periodo. Mi preoccupa il turbamento psicologico che questo lasso di tempo ha lasciato su di loro. Quando i 14enni di oggi avranno venti anni, mi domando, quali danni alla strutturazione psicologica, avrà causato loro il covid? Voglio capire – continua – se questi ragazzi che sono così arrabbiati oggi riusciranno a recuperare l’equilibrio nel corso degli anni”.



Latella dice questo perché conosce un dato, quello relativo all’aumento, “negli spazi temporali tra una chiusura e l’altra, di reati” minorili “commessi con violenza. Nel momento delle riaperture” successive alle norme più stringenti per contrastare la pandemia “i ragazzi hanno dimostrato grosse difficoltà psicologiche a gestire la libertà ritrovata dopo mesi di privazioni di contatti sociali, di energia accumulata”. Questo perché, dice Latella “i ragazzini vivono di relazioni all’interno della scuola o degli ambienti che frequentano, siano esse piazze o luoghi di ritrovo. La mancanza momenti di convivialità o di vita in comune con gli altri ragazzi, ha influenzato negativamente la loro psiche. Il ritornare alla libertà improvvisamente suscita una sorta di reazione violenta”.

Il procuratore fa riferimento alle risse che si sono registrate tra giovanissimi nei momenti di riapertura, le più eclatanti, quelle a villa Borghese o in alcune fermate della metropolitana ma anche il terribile fatto, iniziato con una rissa tra giovanissimi in centro a Formia è culminata con l’omicidio di un 17enne ad opera di un coetaneo. “Sono tutti ragazzi che hanno vissuto male il periodo di chiusura; la mancanza della scuola, dei contatti con i loro compagni poi, quando tornano liberi, portano la loro rabbia. Non voglio giustificarli – dice Latella – e non faccio una sorta di giustificazione generalizzata per le condotte che stanno realizzando e che registriamo quotidianamente. Cerchiamo di scoprire la causa di tanti episodi di una violenza così eccessiva rispetto all’età dei ragazzi che – dice anche – si danno appuntamenti, non per stare insieme, ma per organizzare una sorta di aggressione di un gruppo contro l’altro gruppo. Abbiamo registrato questo bisogno esasperato di contatto che arriva fino alla violenza”.



Una violenza che non conosce diversità di genere dato che “non c’è – dice il procuratore dei minori – una diversificazione di sesso, per cui parliamo anche di ragazze che fanno parte di questo cambiamento della natura, ma in senso negativo”. Così come preoccupante è l’altro canalizzazione di questa rabbia che porta all’autolesionismo o peggio. “Molti ragazzi -continua Latella- sfogano la loro rabbia anche su sé stessi con episodi di autolesionismo gravi. Scaricano le difficoltà a gestire i sentimenti con gesti autolesivi frequenti. L’autolesionismo è un’attitudine più femminile; il gesto suicidario, più maschile che femminile”.

Anche prima del covid e delle misure restrittive per contenerlo, esisteva il fenomeno del branco e delle gang giovanili, di ragazzi che insieme commettevano reati, ma qualcosa è cambiato. “I gruppi sono misti e la presenza femminile c’è sempre o, addirittura, si formano gruppi di sole ragazze che aggredisco altri gruppi di ragazze”. Dice il procuratore della repubblica dei Minori di Roma. “L’aggressione ad altri giovani può sfociare in una serie diversificata di reati; oltre alle lesioni, basta che l’aggressore si impossessi di un oggetto e diventa rapina; oppure estorsione se comincia a chiedere soldi alla vittima. Reati che poi prevedono anche pene molto alte”. Un fenomeno questo già noto ma che, associato alla rabbia giovanile scaturita dalle chiusure per il covid, ha esteso ad ogni ceto sociale l’appartenenza dei giovani. “Un tempo il fenomeno era legato a ragazzi che arrivavano da famiglie in situazioni economiche e culturali difficili. Non si può più affermare questo”. A far parte di quei gruppi “non sono più i ragazzi che provengono da classi meno abbienti. Adesso abbiamo anche ragazzi difficili che fanno parte di famiglie di ceti medio alti”.

La pandemia non sembra aver influito sostanzialmente sul rapporto tra minori e lo spaccio della droga. Per quando riguarda questo aspetto “si va a settori, inteso come contesti territoriali particolari e difficili dove l’attività viene svolta sistematicamente dai maggiorenni, quindi dalle famiglie di origine dei ragazzi. Per cui i minorenni vengono coinvolti dai genitori, dai fratelli che hanno attività. Questa è una costante che regge al covid, ma sotto questo aspetto – sottolinea- abbiamo la possibilità di individuare le zone territoriali che purtroppo sono conosciute per l’attività di spaccio”. Parlando di giovani non si può fare a meno di affrontare il problema del bullismo e, in epoca di socializzazione telematica, di cyberbullismo. “L’uso smodato fatto in questo periodo dei sistemi on line ha agevolato il cyberbullismo. Il bullismo fisico, resta una costante ma presuppone un contatto continuo, giornaliero tra la vittima e il bullo. La chiusura per Covid delle scuole lo ha impedito”. Dichiara il procuratore Latella. “Venendo meno quello fisico il cyberbullismo è diventato una strada facile per aggredire verbalmente e psicologicamente il compagno. Sono aspetti”, sia quello fisico che quello on-line entrambi preoccupanti come fossero due facce della stessa medaglia “entrambi destano allarme e preoccupazione di chi si occupa di minori. Quello on line forse è anche più pericoloso perché chi lo commette ritiene di restare impunito in quanto pensa di ‘non metterci la faccia’ e per questo e più spregiudicato”.

L’appello è ai genitori quando Latella dice: “Non si deve commettere l’errore di pensare che il contesto casalingo”, quando un figlio minore ha a disposizione uno strumento tecnologico “siano più sicuro della strada. Ai genitori dico sempre di tener conto della maturità di ogni ragazzino. A 10 anni non si è maturi come a 15 anni e il bambino è facile preda sui social; è un agnellino messo lì pronto per essere sbranato. Dare uno strumento tecnologico ad un ragazzino di 10 anni implica una responsabilità maggiore del genitore, ed una attività di controllo superiore rispetto ad un 15enne che ormai ha maturato una sua capacità di distinguere il bene dal male. L’idea che il proprio figlio sia in casa davanti ad un video non deve rassicurare. A casa, un ragazzino dotato di uno strumento tecnologico, senza controllo può commettere o subire reati gravi. Bisogna tenere d’occhio i cambiamenti d’umore dei propri figli, dato che è il primo segno che danno quando commettono un reato o lo subiscono”.

Oltre alle preoccupazioni per il futuro che il procuratore ha già espresso, Latella sostiene che “dobbiamo aiutarli a riacquistare quell’equilibrio che in covid ha minato alla base. Mi auguro che la ripresa delle scuole avvenga velocemente per consentire loro di vivere nei loro ambienti naturali quali è la scuola o altri luoghi di aggregazione come anche gli ambienti sportivi dove matura il concetto di sana competizione. Tutte queste compressioni e distanze dovute al Covid – conclude il Procuratore Latella – hanno creato la destabilizzazione nei ragazzi ed è questo l’aspetto preoccupante”.

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