Quattro Ciocchi (Cotet): “Sfida è transizione culturale per adottare pensiero digitale”

A Nova il direttore generale della Fondazione e responsabile delle relazioni per l'Agenda digitale Tim

Fondazione Cotec

La “sfida” più urgente da affrontare è quella della transizione culturale per adottare un “pensiero digitale” che consenta alle persone di migliorare le loro vita ed alle imprese di ripensare i processi produttivi per beneficiare dei progressi tecnologici utilizzandoli al meglio. Lo ha affermato ad “Agenzia Nova” il direttore generale della Fondazione Cotec e responsabile delle relazioni per l’Agenda digitale di Tim, Carlotta Quattro Ciocchi. Il 17 novembre scorso si è svolto a Malaga alla presenza del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, il 14mo Simposio Cotec Europa dal titolo “La transizione verso l’economia immateriale in Europa”, incontro annuale istituzionale tra le Fondazioni per l’innovazione d’Italia, Portogallo e Spagna. Nel corso del Simposio è stato ribadito che nell’era della transizione digitale è maturata la consapevolezza che la chiave per il successo di un’azienda risieda principalmente nella dotazione di risorse intangibili, rappresentate in particolare dal capitale umano. Esempi di beni intangibili sono i brand, il know-how, i brevetti, le competenze, l’immagine dell’azienda; beni che spesso non figurano neanche nei bilanci aziendali ma si rivelano sempre più spesso fattori rilevanza crescente per la competitività e per l’accrescimento di valore delle imprese.



Da uno studio di Cotec è emerso che quasi l’80 per cento del valore di un’azienda è legato oggi a fattori intangibili in grado di produrre valore in maniera sostenibile sia dal punto di vista sociale che ambientale. Secondo Quattro Ciocchi, un’indagine condotta dal sistema camerale di Unioncamere ha rilevato che c’è un immagine del nostro Paese che è in controtendenza rispetto all’opinione comune. “Se guardiamo alla transizione ecologica, l’Italia è tra i primi Paesi in termini di investimenti verdi nei processi di produzione a livello europeo negli ultimi 5 anni. L’Italia, inoltre, è uno dei Paesi leader nella digitalità sociale”, ha evidenziato il direttore generale della Fondazione Cotec. Oltre un’impresa italiana su tre, infatti, investe nella coesione sociale instaurando relazioni con diversi stakeholder (altre imprese, università, istituzioni), una percentuale che è cresciuta dal 32 per cento del 2018 all’attuale 37 per cento.

“La coesione sociale richiede un’innovazione basata sulla fiducia tra le imprese e tra queste ultime ed i consumatori. Un’innovazione che, tuttavia, deve essere antropocentrica, cioè guidata soprattutto dal capitale umano”, ha chiarito Quattro Ciocchi. “Si tratta di aziende che guardano al futuro, tendenzialmente più giovani, che sono aperte all’adozione di tecnologie digitali, più attente al benessere dei dipendenti e più dinamiche sui mercati internazionali. Questo dimostra l’importanza del capitale umano e degli asset intangibili che, ovviamente, devono poi essere tradotti in valori economici e finanziari all’interno dei bilanci”, ha chiarito Quattro Ciocchi. “Molte più imprese italiane di quanto si pensi stanno già lavorando da tempo alla trasformazione digitale e sono proprio quelle che stanno registrando i miglori risultati in termini di fatturato, occupazione ed export”, ha spiegato il direttore generale di Cotec. Secondo Eurostat, infatti, l’Italia dopo la Germania è il Paese con il maggior numero di imprese innovatrici (65 mila) nel biennio 2016-2018, davanti a Francia, Spagna e Portogallo.



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