Rapporto Cpj: 293 giornalisti incarcerati nel 2021, in testa c’è la Cina

Pechino si conferma per il terzo anno consecutivo il primo Paese in graduatoria con 50 reporter arrestati

giornalisti incarcerati

Quello che si sta per concludere è stato un anno particolarmente difficile per i difensori della libertà di stampa, avendo fatto registrare il numero record di 293 giornalisti incarcerati rispetto ai 280 del 2020. È quanto emerge dal rapporto annuale pubblicato oggi dal Comitato per la protezione dei giornalisti (Cpj), secondo cui almeno 24 giornalisti sono stati uccisi nello svolgimento del loro lavoro dall’inizio di quest’anno e altri 18 sono morti in circostanze non chiare.



Quanto alle aree geografiche, la Cina si conferma per il terzo anno consecutivo il primo Paese in graduatoria con 50 giornalisti arrestati dall’inizio del 2021, seguito da Myanmar con 26, Egitto (25), Vietnam (23) e Bielorussia (19). Secondo il rapporto, le ragioni dell’incessante crescita del numero di giornalisti detenuti – questo è il sesto anno consecutivo in cui il censimento del Cpj registra almeno 250 detenuti fra gli operatori dell’informazione – differiscono da Paese a Paese, tuttavia tutti riflettono una forte tendenza, vale a dire una crescente intolleranza nei confronti della cronaca indipendente. D’altro canto, osserva il rapporto, è anche vero che alcuni Paesi hanno inaspettatamente invertito la tendenza, come nel caso della Turchia, un tempo in testa a questa speciale classifica ma ora scesa al sesto posto nel censimento dopo aver rilasciato 20 giornalisti nell’ultimo anno (sebbene ne rimangano in carcere 18), e l’Arabia Saudita (dove ne risultano in arresto 14 dopo che non sono stati registrati nuovi arresti nel 2021).

Quanto alla Cina, sostengono gli esperti, la tendenza all’incarcerazione di giornalisti non è nuova, tuttavia questa è la prima volta che nel anche i giornalisti detenuti a Hong Kong vengono inseriti nel censimento annuale del Cpj, come risultato dell’attuazione della legge sulla sicurezza nazionale del 2020 imposta in risposta alle proteste a favore della democrazia della regione amministrativa speciale. Tra gli arresti figurano infatti ben otto personalità dei media di Hong Kong tra cui Jimmy Lai, fondatore di “Apple Daily” e “Next Digital”. La Cina, denuncia Cpj, ha preso di mira anche non giornalisti considerati “collaborazionisti” di alcuni media antigovernativi, arrestando 11 persone con l’accusa di aver inviato materiale a “The Epoch Times”, una società editoriale affiliata al gruppo spirituale Falun Gong. Il Myanmar, che al 1 dicembre 2020 non aveva giornalisti in carcere, ha visto la repressione militare post-golpe lasciare 26 giornalisti in custodia 12 mesi dopo, e molti giornalisti – tra cui lo statunitense Danny Fenster – sono stati rilasciati prima del censimento dopo mesi di carcere. Inoltre, un numero imprecisato di giornalisti è andato in clandestinità o è andato in esilio.



L’Egitto si è classificato appena dietro al Myanmar con 25 giornalisti posti in custodia nel 2021. Sebbene si tratti di una diminuzione rispetto allo scorso anno, prosegue il rapporto, le detenzioni in corso sono emblematiche della legislazione che limita la custodia cautelare dei prigionieri a due anni presentando ulteriori accuse per estendere tale periodo. Quanto all’Africa subsahariana, la più grande battuta d’arresto per la libertà dei media è arrivata in Etiopia, dove il conflitto scoppiato nel novembre 2020 ha portato il governo del primo ministro Abiy Ahmed – premio Nobel per la Pace nel 2019 – ad intervenire pesantemente sulla libertà di stampa: numerosi giornalisti sono stati arrestati nel Paese dall’inizio della guerra civile tra le forze del governo federale e le forze guidate dal Fronte di liberazione del popolo del Tigrè (Tplf) e al momento almeno nove giornalisti (sei dei quali arrestati il mese scorso) sono ancora in custodia. Fa peggio l’Eritrea – alleata dell’Etiopia nel conflitto – dove 16 giornalisti sono dietro le sbarre. In Bielorussia, infine, il governo del presidente Aleksandr Lukashenko ha arrestato il giornalista Raman Pratasevich nel famigerato episodio del dirottamento del volo civile della RyanAir a bordo del quale stava viaggiando: nel Paese risultano al momento 19 giornalisti dietro le sbarre, rispetto ai 10 dell’anno scorso: si tratta del numero più alto da quando il Cpj ha iniziato a conservare i dati sui giornalisti imprigionati, nel 1992.

Leggi anche altre notizie su Nova News
Seguici sui canali social di Nova News su Facebook, Twitter, LinkedIn, Instagram, Telegram