Recovery, Draghi: “Abbiamo il dovere di spendere le risorse in maniera efficace ed onesta”

Lo ha affermato il presidente del Consiglio nel corso della cerimonia di intitolazione dell’Aula magna della Bologna Business School a Nino Andreatta

In questi mesi “ho spesso ricordato come le ingenti risorse del programma Next generation Eu debbano richiamarci al senso di responsabilità. Non solo verso l’Europa, ma verso noi stessi e le nuove generazioni. Abbiamo il dovere di spendere in maniera efficiente e onesta”. Lo ha affermato il presidente del Consiglio, Mario Draghi, nel corso della cerimonia di intitolazione dell’Aula magna della Bologna Business School a Nino Andreatta. Il presidente del Consiglio ha inoltre sottolineato la necessità di “avviare un percorso di riforme per rendere l’economia italiana più giusta e più competitiva, capace di riprendere un sentiero di crescita che abbiamo abbandonato un quarto di secolo fa”.



Un riformatore paziente e lungimirante dell’economia italiana, un protagonista appassionato del dibattito europeo, un grande maestro per tanti giovani ed un grande innovatore dell’istruzione e della vita accademica italiana. Così il presidente del Consiglio, Mario Draghi, ha voluto ricordare la figura di Beniamino Andreatta nel corso dell’inaugurazione dell’Aula Magna della Bologna Business School dedicata all’economista scomparso. Un intervento in cui il presidente Draghi ha anche fatto riferimento alla propria esperienza ed al rapporto con lo stesso Andreatta. “Sono onorato di essere qui con voi” ha sottolineato il presidente Draghi prima di ricordare come Andreatta sia stato “un riformatore paziente e lungimirante dell’economia italiana. Un protagonista appassionato del dibattito europeo. Un punto di riferimento della vita accademica di Bologna, la sua città adottiva. È difficile pensare a un luogo più appropriato di questo per ricordarlo”. “Oggi – ha scandito il presidente – celebriamo prima di tutto il valore che Andreatta dava alla vocazione dell’insegnamento. La curiosità intellettuale, coltivata durante la sua formazione italiana e internazionale, a Padova, alla Cattolica di Milano e a Cambridge. La profonda umanità e i valori morali che hanno caratterizzato la sua vita. E che si sono espressi nell’attività accademica e nel servizio alle istituzioni repubblicane.

Come detto “nell’università, Andreatta è stato un innovatore. Ha espresso la sua carica trasformatrice a Trento, la città dove era nato e cresciuto. A Bologna, con la riforma della facoltà di scienze politiche e la fondazione dell’Istituto di scienze economiche. Nel Mezzogiorno, con la fondazione dell’Università della Calabria a Arcavacata, di cui cinquant’anni fa fu eletto primo Rettore. La generosità di Andreatta ha toccato anche la mia carriera” ha aggiunto il presidente ricordando che “senza conoscermi personalmente, come era nel suo stile, prima mi segnalò per l’Università della Calabria, e poi indicò a Federico Caffè l’esistenza di una posizione di politica economica alla facoltà di Sociologia dell’Università di Trento. Fu il mio primo incarico di ritorno dal Mit. Durante la mia esperienza a Trento, ho avuto finalmente l’occasione di conoscere Andreatta di persona, e di frequentare Bologna: la ricchezza culturale della città in quegli anni doveva molto alla sua figura”. “Mi colpì – ha ricordato il presidente – l’attenzione che dedicava ai giovani, alle persone che si trovavano all’inizio della carriera. Una caratteristica che lo ha accompagnato per la vita e per cui gli sono ancora molto grato. Tutti coloro che hanno studiato con Andreatta ricordano le conversazioni con lui. L’originalità delle sue domande, la freschezza dei suoi ragionamenti, il rigore con cui valutava le tue risposte. Ma Andreatta nella vita pubblica italiana – ha poi aggiunto – non è stato solo il maestro di tanti allievi. A suo avviso, lo sviluppo morale e civile del Paese doveva coinvolgere i mondi della cultura, della politica e delle professioni, in uno scambio costruttivo”.



Nel suo intervento il presidente ha ricordato come Andreatta “lavorò costantemente per aprire l’università al mondo esterno e colse l’importanza dei centri di ricerca. Lo ha fatto con la fondazione di Prometeia qui a Bologna, e con l’Arel, l’Agenzia per la Ricerca e la Legislazione a Roma. Nei giorni del Forum Interreligioso del G20 a Bologna, voglio ricordare anche il suo impegno come presidente della Fondazione per le scienze religiose. Alla costante vocazione di Andreatta per la ricerca si deve anche il suo timbro intellettuale. Ha sempre messo in discussione le sue convinzioni. Per Andreatta – ha sottolineato – visione e pragmatismo non erano alternative ma complementari. La sua intelligenza era sempre applicata alla realtà. Nei suoi scritti e nelle sue azioni, ha voluto sempre guardare al futuro. Dall’analisi del divario tra Europa e Stati Uniti sulla tecnologia e la ricerca, alla centralità della questione demografica, fino alla difesa comune europea. Molti suoi interventi di trenta o di cinquant’anni fa, sul versante accademico e su quello politico-culturale, ci parlano del nostro presente.

Per il presidente “il tratto più rilevante di Andreatta uomo di Stato resta il suo rigore morale. Lo studio e la conoscenza dei problemi alimentavano la sua indipendenza di giudizio. Da ministro, si è mosso in modo coraggioso e onesto in anni drammatici per la Repubblica, e non ha esitato a prendere decisioni necessarie anche quando impopolari: ‘Le cose vanno fatte perché si devono fare, non per avere un risultato immediato’ come sintetizzò con efficacia. Penso in particolare agli anni a Via XX Settembre, al Bilancio e al Tesoro, tra il 1980 e il 1982. Alla sua critica alla degenerazione delle politiche di bilancio; al suo sostegno alla scelta dell’indipendenza della banca centrale dal governo. Ed alla soluzione della crisi del Banco Ambrosiano. Andreatta – ha rimarcato il presidente – ha attraversato le tempeste di quegli anni con autonomia e immediatezza. Esortando anche la propria parte politica a “dire molti no e pochi sì per evitare che tutto sia travolto nella irresponsabilità”. La politica di allora non lo ascoltò, anzi lo emarginò. I risultati di quella scelta scellerata sono davanti a noi”, ha aggiunto il presidente.

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