Recovery plan, Buia (Ance) a Nova: “Snellire le procedure per centrare gli obiettivi europei”

Il presidente dell'Associazione nazionale costruttori edili (Ance), Gabriele Buia, in un’intervista ad “Agenzia Nova”

È necessario “snellire tutte le procedure per accelerare la spesa pubblica”, altrimenti con le regole attuali non si riuscirà a centrare gli obiettivi europei connessi al Recovery plan. Lo ha spiegato il presidente dell’Associazione nazionale costruttori edili (Ance), Gabriele Buia, in un’intervista ad “Agenzia Nova”. “Abbiamo lanciato un allarme chiaro e preciso sulla necessità di una rapida semplificazione e snellimento delle procedure di spesa e dei pareri preventivi per opere e progetti”, e “abbiamo sottolineato l’urgenza di questi provvedimenti, perché il 2026 è un tempo molto esiguo per la storia delle opere pubbliche italiane. Entro il 2022 – ha ricordato infatti Buia – l’Italia deve impegnare”, cioè appaltare, “il 70 per cento delle risorse europee”, ed entro il 2023 anche “il restante 30 per cento deve essere impegnato”. A quel punto, ha avvertito il presidente dell’Ance, “resteranno tre o quattro anni per finire tutte le opere“, ma “quattro anni per un’opera infrastrutturale importante sono un tempo brevissimo”, tenuto conto che “un’opera superiore ai 100 milioni di euro in Italia impiega quindici anni per essere realizzata. Con il processo decisionale attuale, non sarà possibile centrare quest’obiettivo” temporale, e “come tale è necessario che si semplifichino le procedure, la burocrazia e i tempi delle decisioni e dei pareri, perché spesso – ha ricordato Buia – quando tutti gli enti preposti devono arrivare a dare i loro pareri il tempo si allunga a dismisura”. Per rilanciare il Paese con le risorse del Recovery, però, non è sufficiente sbloccare le nuove infrastrutture, ma bisogna anche affrontare le “ormai storiche” carenze infrastrutturali italiane. “Un grande piano di manutenzione delle infrastrutture esistenti è necessario, opportuno e strategico”, ha sottolineato Buia. Su questo, “dobbiamo impegnarci perché” il tema “è prioritario”. Mentre “si corre con le grandi infrastrutture”, infatti, “bisogna arrivare rapidamente a percorrere la strada della manutenzione diffusa su tutto il territorio, che non è vietata dall’Europa, come dice qualcuno, ma che anzi l’Europa ci permette di fare per mettere in sicurezza le infrastrutture e renderle sostenibili”.



Per rilanciare il Paese con le risorse del Recovery, però, non è sufficiente sbloccare le nuove infrastrutture, ma bisogna anche affrontare le “ormai storiche” carenze infrastrutturali italiane. “Un grande piano di manutenzione delle infrastrutture esistenti è necessario, opportuno e strategico”, ha sottolineato Buia. Su questo, “dobbiamo impegnarci perché” il tema “è prioritario“. Mentre “si corre con le grandi infrastrutture”, infatti, “bisogna arrivare rapidamente a percorrere la strada della manutenzione diffusa su tutto il territorio, che non è vietata dall’Europa, come dice qualcuno, ma che anzi l’Europa ci permette di fare per mettere in sicurezza le infrastrutture e renderle sostenibili”. Interpellato sulle prospettive per il futuro del settore, il presidente dell’Ance ha spiegato che ci sono “segnali positivi” per una ripresa del settore delle costruzioni nel 2021, che risentono ovviamente della nostra capacità di sfruttare al meglio le opportunità offerte dal Recovery plan e dal Superbonus al 110 per cento.

“Il nostro Centro studi stima che c’è una possibilità di rilancio, anche grazie agli interventi del Recovery plan e al Superbonus al 110 per cento“, con “un mercato residenziale che potrà avere miglioramenti significativi rispetto al 2020”. Quindi “siamo abbastanza fiduciosi che il 2021 potrà essere un anno in controtendenza, anche se non riuscirà a colmare il gap che si è creato”. Infatti, ha evidenziato Buia, per quest’anno “si prevede una crescita tendenziale dell’8,6 per cento degli investimenti in costruzioni”, mentre lo scorso anno c’è stata una contrazione del 10 per cento, e il settore “è ancora in affanno”, ha avvertito Buia. Il contraccolpo dell’emergenza Covid sul settore infatti è stato enorme. “Il mondo delle costruzioni – ha ricordato il presidente dell’Ance – dal 2008 in poi ha subito un arretramento fortissimo in termini di perdita di investimenti. Nel 2019 – ha osservato Buia – avevamo visto qualche timido segnale di ripresa“, che “purtroppo è stato completamente annullato nel 2020 con l’arrivo dell”emergenza sanitaria”. Tanto che, alla fine dello scorso anno, i livelli produttivi del settore si sono ridotti di oltre il 40 per cento se paragonati al 2008. Abbiamo perso 137mila imprese e 600mila lavoratori”, ha sottolineato. “Cifre enormi per un settore strategico per l’economia del Paese”, ha ricordato il presidente dell’Ance, “capace di generare per ogni miliardo investito nel mondo delle costruzioni 15mila posti di lavoro”.



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