Road to Shade Med: gli esperti svelano i “carnivori geopolitici” del Mediterraneo

Tutti gli interventi di oggi all'evento online, di cui Agenzia Nova è media partner

shade med

Il Mediterraneo non più come “Mare Nostrum”, ma come ambiente globale dove “carnivori geopolitici” del calibro di Russia, Cina e Turchia sono pronti a divorare i più deboli: in questo nuovo scenario, l’Europa non può che mostrarsi determinata e unita, rinsaldando al tempo stesso l’asse con gli Stati Uniti, per non diventare “preda” nel suo stesso cortile di casa. Questo è solo uno degli interventi pronunciati oggi da uno degli esperti chiamati a partecipare al webinar “Nuove sfide geopolitiche in un Mediterraneo in evoluzione”, secondo evento online di Road to Shade Med, il cammino verso la conferenza annuale sul Mediterraneo organizzata dall’operazione aeronavale EuNavForMed – Irini e che si terrà il prossimo autunno. Ad aprire i lavori del seminario è stato l’ammiraglio Fabio Agostini, Operation Commander della missione Irini. Sono poi intervenuti tre esperti del settore, ovvero Tarek Megerisi, ricercatore presso lo European Council on Foreign Relations (Ecfr); Alessia Melcangi, professoressa all’Università di Roma – La Sapienza e non resident Senior Fellow presso l’Atlantic Council; il vice ammiraglio Pascal Ausseur, presidente della Mediterranean Foundation of Strategic Studies. L’evento online è stato organizzato in cooperazione con la Mediterranean Foundation of Strategic Studies (Fmes) di Tolone e con l’Università di Roma – La Sapienza.



LE PAROLE DELL’AMMIRAGLIO AGOSTINI

La stabilità dell’area del Mediterraneo è “essenziale per la sicurezza globale”, ha esordito l’ammiraglio Agostini. “Il Mediterraneo è un’area complessa, dove si intrecciano diversi interessi, culture, religioni e società. Uno spazio dove stiamo vedendo crisi umanitarie, flussi migratori, sfide al traffico marittimo e un ripensamento delle scelte energetiche”, ha detto Agostini. “E’ un fatto che un gran numero di crisi nel mondo abbia avuto origine nel bacino del Mediterraneo”, ha aggiunto l’Operation Commander, citando ad esempio la nascita di Daesh (acronimo arabo per Stato islamico dell’Iraq e del Levante, ndr), la guerra in Siria, l’instabilità in Libia e le crisi migratorie. “Tutte queste sfide sono state aggravate dalla pandemia”, ha aggiunto l’ammiraglio italiano, sottolineando come la sua missione operi esattamente al centro del “Mare Nostrum”. Un lavoro, quello di Irini, che si pone come obiettivo “la stabilità e la sicurezza al centro del Mediterraneo, rimanendo equidistante dalle parti in conflitto”. La missione dell’Ue, ha detto Agostini, ha come compito principale quello di attuare l’embargo Onu sulle armi in Libia, ma anche di contrastare il traffico illegale di petrolio, il traffico di esseri umani e di addestrare la Guardia costiera libica. “Il futuro dell’Europa è scritto nel Mediterraneo e il nostro lavoro è essere efficaci ed imparziali”, ha detto ancora Agostini, ricordando come l’Operazione Irini faccia parte del processo politico che ha dato il via, con la Conferenza di Berlino del 2020, ai percorsi politico, militare, economico e umanitario per porre fine alla crisi in Libia.

Se il bacino del Mediterraneo viene percepito in Europa come “una barriera”, invece che come un Mare che unisce, il rischio è quello di una reale “marginalizzazione della dimensione euro-mediterranea” del Mare nostrum: un vero e proprio paradosso, ha detto da parte sua Alessia Melcangi. “Emerge la percezione di un bacino mediterraneo come barriera, dove paradossalmente gli stati delle due sponde rischiano di essere lasciati ai margini e perdono contatto con la realtà di un mare che è diventato globale, nonostante la sua geografia”, ha detto la professoressa. Il rischio è quello di una “marginalizzazione della dimensione euro-mediterranea” nel proprio stesso spazio geopolitico, dove emergono nuovi attori, statali e non-statali, con cui è difficile confrontarsi per i singoli Paesi europei.



L’EUROPA NON SIA PREDA DEI CARNIVORI GEOPOLITICI

Un tema, quest’ultimo, ripreso dal vice ammiraglio Pascal Ausseur, il quale ha spronato l’Unione europea a mostrare “determinazione se non vuole diventare preda per tutti i carnivori geopolitici che vagano per il Mediterraneo”. L’esperto francese ha parlato di una vera e propria “mediorientalizzazione” del Mediterraneo, dove tanti attori regionali e globali come Cina, Russia, Turchia, Egitto, Emirati Arabi Uniti, Iran e Qatar, solo per citarne alcuni, stanno giocando le loro carte spesso in modo spregiudicato. Per la Russia, ad esempio, l’accesso al Mediterraneo è vitale per la propria politica globale, ma anche per “marginalizzare il ruolo dell’Europa nel suo stesso ambiente”. La Turchia, invece, sta cercando di usare la sua particolare posizione geopolitica (a cavallo tra Europa e Asia) “per emanciparsi dall’Occidente e sviluppare una propria strategia neo-ottomana”. La strategia dell’Unione europea e della Nato nel Mediterraneo, ha aggiunto Ausseur, non può che essere decisa a Washington, non nel Vecchio continente, perché il presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, è l’unico che ha una visione strategica chiara.

Le priorità del capo della Casa Bianca nel Mediterraneo sono, secondo Ausseur, almeno cinque: “Primo, contenere il coinvolgimento economico e tecnologico della Cina, che è in cima alla loro agenda. Secondo, contenere la Russia. Terzo, proteggere Israele, come sempre direi. Quarto, impegno con l’Iran. Quinto, stabilizzare il Medio Oriente e tutta l’area del Nord Africa, promuovendo il multilateralismo”. L’Europa, al contrario, è divisa tra chi vuole sviluppare i rapporti economici con Russia e Turchia, chi non è interessato a ciò che accade a sud e chi invece cerca di contrastare Ankara, ha detto Ausseur. “Date le divisioni in seno all’Ue e alla Nato, la strategia sarà decisa a Washington, dove c’è un leader che sa cosa vuole mentre tutti gli altri non sono capaci di concordare una singola posizione”, ha detto ancora Ausseur. “Credo che Biden abbia imparato dalle lezioni del periodo di (Barack) Obama. Comprende molto bene il nuovo gioco tra ‘carnivori’ geopolitici. Vuole far capire che gli Stati Uniti vogliono guidare la Nato dinanzi alla Russia e ha chiesto, al riguardo, un segnale di fedeltà da parte di Erdogan all’interno della Nato. Il riconoscimento del genocidio degli armeni, secondo me, è un messaggio che ad Ankara è stato percepito in modo forte e chiaro”, ha concluso.

LIBIA, LA GUERRA CIVILE NON E’ MAI FINITA

Infine, Tarek Megerisi ha espresso un severo giudizio sugli eventi successivi alla nascita del nuovo Governo di unità nazionale in Libia guidato dal premier Abdulhamid Dabaiba. “La guerra civile libica non è mai finita. I proxy e gli attori esterni stanno cambiando il loro modo di lavorare e si stanno preparando a cogliere nuove opportunità, ma non sono mai andati via”, ha detto ancora Megerisi. “Da un punto di vista strategico, la traiettoria libica è circolare: si stanno ripetendo le stesse dinamiche del governo precedente, nonostante le tante speranze di stabilizzazione dopo l’ultima guerra”, ha aggiunto l’esperto di Ecfr, definendo “ingenui” i tentativi del premier Dabaiba di “comprare la pace” con un mega-budget di circa 20 miliardi di dollari. “Un governo che dovrebbe teoricamente occuparsi solo di fare le elezioni sta portando avanti un piano per spendere 20 miliardi di dollari nella ricostruzione da affidare al settore privato. Questo tentativo del nuovo premier di comprare la pace è molto naif e potrebbe essere devastante, data la condizione di fragilità e povertà dello Stato libico dopo dieci anni di saccheggio del Paese”, ha proseguito il ricercatore.

L’Unione europea, ha concluso l’esperto, dovrebbe fare principalmente tre cose in Libia: proteggere l’unità del Paese; favorire l’unificazione delle forze militari e di sicurezza, marginalizzando il ruolo del generale Khalifa Haftar, anche attraverso sanzioni; sostenere il processo elettorale affinché il voto di dicembre abbia successo e non diventi il “casus belli” di una nuova guerra. “Finché la Libia sarà divisa, i politici libici avranno sempre una scusa per favorire lo status quo e ogni reale prospettiva di progresso non potrà che essere elusiva”, ha detto ancora Megerisi. “Per stabilizzare la Libia, bisogna fare qualcosa con chi la sta destabilizzando. Non si può più negoziare con il generale Khalifa Haftar che vuole dominare con la forza”, ha aggiunto l’esperto. Quanto alle elezioni, l’analista di Ecfr ha detto che, dato il forte impegno della comunità internazionale e le alte aspettative dei libici stessi, “se non si faranno o non si terranno in modo adeguato ci saranno disastri nei prossimi anni a venire”.

 

Leggi anche altre notizie su Nova News
Seguici anche sui canali social di Nova News su Facebook, Twitter, LinkedIn, Instagram, Telegram