Roma: lo storico tassista di Nino Manfredi racconta gli aneddoti di una vita in auto

Il racconto: ""Il lavoro del tassista nella capitale, è diverso rispetto a qualsiasi altra città"

“Il lavoro del tassista a Roma, è diverso rispetto a qualsiasi altra città. Bisogna conoscere non solo le strade, ma anche la storia e le peculiarità dei luoghi in cui accompagni il cliente”. Lo dice ad “Agenzia Nova” Davide Bologna che dei suoi 69 anni, ben 45 li ha trascorsi alla guida di un’auto bianca, accompagnando la gente da un angolo all’altro della Capitale. Tra le migliaia di persone che ha “portato” gli sono capitati Vip di ogni genere. “Avevo da poco iniziato questo lavoro quando mi capitava spesso di prendere Nino Manfredi e la moglie Erminia Ferrari al ristorante ‘la Cabala’ al Veicolo dei Soldati sul Lungotevere”. Ricorda Bologna l’attore che quest’anno avrebbe compiuto cento anni. “Lui si metteva sempre davanti e parlavamo molto. Era simpaticissimo. Li portavo all’Aventino e quando arrivavamo, lui con il suo modo romanesco diceva alla moglie ‘Erminia paga er tassinaro’ e lei simpaticamente rispondeva ‘e sempre io devo pagare?’”.



Da Fellini a Batistuta, passando per Maroni: i passeggeri vip del tassista

Nel suo Taxi sono saliti anche “Federico Fellini e Giulietta Masina. “Li prendevo a Via Margutta. Lui era taciturno ma educato e rispettoso”. Non sono mancati i calciatori “Ricordo di aver portato Gabriel Batistuta, Vincenzo Montella e Marco Del Vecchio” ed anche politici “Roberto Maroni quando era ministro, Walter Veltroni dopo essere stato sindaco”. Ma soprattutto ha incontrato tanta gente comune. “Per fare questo mestiere – dice Bologna- devi avere la predisposizione a dialogare con tutti e di confrontarti con ogni tipo di persona, dal professionista, al politico, alla casalinga, all’elettricista”. Bologna, quindi, è uno dei più anziani ed esperti tassisti in circolazione a Roma e, in un mestiere che si svolge interamente per strada e a contatto con sconosciuti di ogni estrazione sociale, l’esperienza assume un valore importantissimo per evitare di trovarsi nei guai o sapere come uscirne.

Spazio anche alle tresche

“Segua quella macchia”, è la richiesta che al tassista romano è stata rivolta tante volte e che ogni volta a valutato a seconda dei rischi che avrebbe potuto correre. “La circostanza che ricordo quasi con simpatia è quella in cui una donna in via Castro Pretorio mi ha chiesto di seguire una macchina con dentro un uomo e una donna. Capii che l’uomo che stavamo inseguendo era il marito e la donna la presunta amante. La mia cliente era agitata, nervosa e seguiva con attenzione la dinamica dell’inseguimento ma ad un certo punto ho finto di sbagliare incrocio e li abbiamo persi. Potevo mettermi a litigare con il marito una volta raggiunto?” Spiega il tassista, che ha dovuto subire la reazione della donna che ha iniziato ad insultare lui e la sua solidarietà maschile. “Ha aperto lo sportello per uscire e alla richiesta di pagare la corsa ha continuato ad insultarmi consigliandomi a cosa dovessi ‘attaccarmi’ per avere i soldi. Non immagino cosa sia accaduto al suo rientro a casa”. Per contro, però, gli è anche capitato di portare una coppia “con lei che fa scendere lui salutandolo affettuosamente ad una stazione metro; mi chiede di ripartire e dopo 700 metri mi fa fermare di nuovo per pagare, scendere e risalire sull’auto di un altro uomo”.



Roma di notte, un mondo diverso

Se ne vivono tante di situazioni per le strade di Roma, ma quelle di giorno sono diverse da quelle della notte. “E’ differente il cliente. Fino alla mezzanotte porti persone normali: chi rientra dalla cena, chi dal lavoro o cose ordinarie. Dopo l’una il cliente cambia completamente. Ti chiamano le prostitute, i trans o tipi che si fanno portare in posti particolari. Con l’esperienza capisci che fanno parte di circuiti ambigui spesso legati alla droga. Tutta gente che solitamente paga, ma alcune volte magari no e per quieto vivere lasci correre. Per fare la notte ci serve stomaco e presenza”. Ma le fregature sono sempre dietro l’angolo e da chi meno te l’aspetti. “Qualche anno fa presi a Fiumicino un distinto signore in giacca e cravatta e valigetta 24ore. Si fece portare a Talenti e mi disse di aspettare sotto ad un portone. Dopo mezz’ora, non vedendolo tornare entrai e mi accorsi che c’era una seconda uscita. Mi aveva fregato”.

Il lavoro di Davide continua

Ma le fregature e i chilometri percorsi di giorno o di notte, al caldo o al freddo, non hanno indurito il cuore di Bologna. “La settimana scorsa ho notato una anziana donna, circa 80 anni, vicino la stazione Tiburtina mentre aspettava un pullman e che sembrava stesse svenendo per il caldo. Mi sono avvicinato con l’auto ma lei subito mi ha fatto segno che non mi aveva chiamato. Le ho chiesto dove dovesse andare ma lei insisteva nel dire che non aveva soldi per pagarmi. L’ho fatta salire ugualmente e l’ho portata a Casal Bruciato e quando l’ho fatta scendere davanti casa ha voluto abbracciarmi. E’ stata una bella ricompensa”. Di episodi di solidarietà al tassista 69enne ne sono capitati diversi. Ricorda quando è stato chiamato da una madre che doveva andare di corsa dal lavoro al pronto soccorso del Bambino Gesù dove era stato ricoverato d’urgenza per favismo il figlio di pochi anni. “All’arrivo le dissi di correre e non preoccuparsi di pagare la corsa. Dopo qualche giorno mi cercò per pagarmi e, dopo essermi sincerato delle buone condizioni del bambino, le dissi di adoperare i 20 euro della corsa, di comprare un regalo al figlio”. E quindi conclude dicendo che “se ne dicono tante sui tassisti, ma noi siamo anche questo”.

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