Russia-Mali, Cremlino: “Nessun colloquio ufficiale su cooperazione militare con Bamako”

Lo ha dichiarato il portavoce del Cremlino, Dmitrj Peskov

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Il governo russo non ha tenuto “colloqui ufficiali” con le autorità del Mali per concordare una sua presenza e cooperazione militare nel Paese. Lo ha dichiarato il portavoce del Cremlino, Dmitrj Peskov, negando che il Cremlino fosse al corrente dei colloqui fra Bamako e le truppe del gruppo paramilitare russo Wagner per l’invio di circa mille mercenari, a pochi mesi dall’annuncio del ritiro dal Mali di buona parte delle truppe francesi. “Siamo in contatto, anche attraverso l’esercito, con molti Paesi, compreso il continente africano”, ha detto Peskov nel corso di una videoconferenza stampa, aggiungendo tuttavia che “non ci sono rappresentanti delle forze armate russe lì (in Mali), e non sono in corso negoziati ufficiali”. Le dichiarazioni di Peskov giungono dopo che ieri la ministra della Difesa francese, Florence Parly, ha messo in guardia le autorità di transizione di Bamako dal concludere un accordo con la società di sicurezza privata russa Wagner, definendo il potenziale accordo come “estremamente preoccupante” dal momento che minerebbe gli sforzi della Francia per contrastare la minaccia jihadista nella regione del Sahel. “Se le autorità maliane stipulassero un contratto con Wagner, sarebbe estremamente preoccupante e contraddittorio, incoerente con tutto ciò che abbiamo fatto per anni e che intendiamo fare per sostenere i Paesi della regione del Sahel”, ha detto Parly nel corso di un’audizione a una commissione parlamentare.



Una cooperazione tra la giunta al potere in Mali e la compagnia russa Wagner “è assolutamente inconciliabile” con la presenza di una forza francese sul territorio, aveva affermato in precedenza il ministro degli Esteri di Parigi, Jean-Yves Le Drian. Il capo della diplomazia francese ha ricordato che unità della Wagner si sono già distinte in Siria e nella Repubblica Centrafricana per “abusi, furti e violazioni di tuti i generi e non possono corrispondere ad una soluzione”, ha affermato Le Drian. In precedenza un portavoce del ministero della Difesa del Mali non ha negato la notizia, circolata lunedì scorso su diversi media internazionali, secondo cui le autorità di Bamako sarebbero vicine al raggiungimento di un accordo con il gruppo Wagner per l’invio di un migliaio di mercenari russi, in un contratto del valore di oltre 10 milioni di dollari al mese. Stando alle stesse fonti, l’accordo potrebbe garantire al gruppo Wagner anche l’accesso a tre giacimenti minerari, due d’oro e uno di magnesio.

Negli ultimi anni i gruppi paramilitari russi, ma anche istruttori di sicurezza, aziende e consulenti sono diventati sempre più influenti in Africa, in particolare nella Repubblica Centrafricana (Rca), dove un conflitto interno dilania il Paese da anni. Il gruppo Wagner in particolare è stato collegato da diverse Ong internazionali alle responsabilità di Mosca nei conflitti in Libia e Siria, ed i suoi membri accusati di aver compiuto ripetuti abusi. Controllato dall’imprenditore russo Evgenij Prigozhin, vicino al presidente Vladimir Putin, il gruppo Wagner è stato individuato per la prima volta in Mali alla fine del 2019, quando una piccola squadra è stata osservata nella capitale Bamako poco dopo la firma di un accordo di cooperazione militare firmato dall’ex presidente Ibrahim Boubacar Keita con la Russia. Prigozhin, che è stato oggetto di sanzioni sia da parte dell’Unione europea che degli Stati Uniti, ha negato ogni collegamento con il gruppo Wagner e qualsiasi ruolo nei conflitti in Africa.



La presenza russa in Africa sembra essere sempre più marcata e gli eventi degli ultimi mesi non fanno che confermarlo. Lo scorso 25 maggio il Mali è stato teatro di un nuovo colpo di Stato – il secondo nell’ultimo anno – per mano di militari considerati vicini alla Russia: il nuovo presidente di Transizione, il colonnello Assimi Goita, è infatti un ufficiale di lunga data che gode di grande fiducia a Mosca, dove ha ricevuto addestramento militare. Anche il nuovo premier da lui designato, Choguel Maiga, vanta un passato simile: partito all’età di 19 anni alla volta della Bielorussia, Maiga ha poi vissuto diversi anni in Russia dove si è laureato ingegnere all’Istituto di telecomunicazioni di Mosca. Inoltre, vale la pena di ricordare che lo scorso 28 maggio alcune centinaia di dimostranti si sono radunati di fronte all’ambasciata russa a Bamako, la capitale del Mali, chiedendo l’intervento della Russia – Paese che ha contribuito ad addestrare diversi membri della giunta golpista maliana – e l’espulsione dei militari francesi.

La Federazione Russa ha iniziato ad essere attiva in Mali anche prima del primo colpo di Stato dell’agosto 2020: già durante le proteste antigovernative a Bamako nell’estate del 2020, infatti, erano apparsi bandiere e manifesti che esprimevano gratitudine per la “solidarietà” da parte di Mosca, mentre due degli autori del golpe – Malik Diau e Sadio Camara – sono rientrati nel loro Paese una settimana prima del colpo di Stato, dopo quasi un anno di addestramento ricevuto a Mosca. La Russia ha inoltre, fin da subito, sostenuto la giunta militare salita al potere in Mali e ha inviato un rappresentante speciale a Bamako, mentre l’ambasciatore russo ha incontrato quasi immediatamente i golpisti. La Federazione Russa è peraltro in grado di influenzare la posizione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, che si è limitato a sostenere la mediazione della Comunità economica degli Stati dell’Africa occidentale (Cedeao). Va infine ricordato che il Cremlino può vantare degli “amici” nell’arena politica e tra i civili del Mali, come nel caso di Umar Mariko, leader del partito Unità africana per la democrazia e l’indipendenza (a sua volta membro della coalizione di opposizione M5-Frp), il quale nel 2018 ha visitato la parte del Donbass occupata dai russi e ha promesso di aprire un ufficio di rappresentanza dei militanti filo-russi in Mali nel caso in cui fosse diventato presidente.

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