Russia-Ucraina: ancora attriti dopo una settimana fallimentare a livello diplomatico

L’incontro di lunedì a Ginevra durato otto ore, non ha portato alcun risultato concreto

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Quella che doveva essere una settimana importante nel rilancio del dialogo fra la Russia e i Paesi occidentali, al fine di ridurre le tensioni ai confini dell’Ucraina, rischia di concludersi con un sostanziale fallimento. L’incontro di lunedì a Ginevra fra il viceministro degli Esteri russo Sergej Rjabkov e la vicesegretaria di Stato Usa Wendy Sherman, durato otto ore, non ha portato alcun risultato concreto, aumentando la percezione di una sostanziale incomunicabilità fra le parti. Simile esito ha avuto il Consiglio Nato-Russia, con il segretario generale dell’Alleanza atlantica, Jens Stoltenberg, che ha ribadito il “no” dei Paesi membri alla sospensione della politica di allargamento. Le proposte di sicurezza presentate da Mosca non hanno dunque avuto un’accoglienza favorevole, una dinamica aggravata dalle parole espresse ieri dall’Alto commissario Ue per la politica estera e di sicurezza, Josep Borrell, e dalla ministra della francese Florence Parly nel corso del Consiglio Difesa a Brest, che hanno parlato di dialogo ma anche di “risposta forte” nel caso di escalation della crisi.



Borrell ha anche legato la questione dell’Ucraina al progetto energetico del Nord Stream 2, un’infrastruttura ormai completata ma di cui si attende la definitiva concessione delle autorizzazioni da parte delle autorità amministrative tedesche. Il capo della diplomazia europea ha quindi lasciato intendere che l’avvio delle operazioni del gasdotto potrebbe venire rallentato fino a quando non caleranno le tensioni fra Mosca e Kiev. Il funzionamento del Nord Stream 2 dipenderà “dallo sviluppo degli eventi in Ucraina e dall’attitudine della Russia”, ha avvertito Borrell. “Non si può pensare che con una mano imponiamo sanzioni se necessario e con l’altra apriamo l’infrastruttura”, ha spiegato ancora l’Alto rappresentante. Nella serata di ieri il Consiglio dell’Ue ha intanto rinnovato per altri sei mesi le sanzioni imposte alla Russia dal 2014 a causa della situazione in Ucraina. Anche il Cremlino ha preso atto del sostanziale fallimento degli sforzi diplomatici di questi giorni, con il portavoce presidenziale Dmitrij Peskov che ha parlato di colloqui “infruttuosi”, ribadendo la posizione russa di indecisione sul senso di proseguire ancora i negoziati nelle prossime settimane.

La giornata di oggi si è infine aperta con l’attacco informatico a diversi portali governativi ucraini, in quello che Kiev non ha esitato a definire un sabotaggio cibernetico. Sempre in data odierna, il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov ha lanciato nuove accuse alla Nato e all’Ucraina, nel corso di una lunga conferenza stampa. Il capo della diplomazia di Mosca ha parlato di “linee rosse” rappresentate dalla comparsa di armi offensive e l’apertura di basi militari occidentali in Ucraina e nel Mar d’Azov, nonché l’arrivo di istruttori nel Donbass. Lavrov ha ricordato come nel 2008 in Georgia arrivarono istruttori militari statunitensi, che insegnarono all’esercito locale come usare diversi tipi di armi, tra cui quelle anticarro. “Non voglio che ciò accada in Ucraina, sarebbe uno scontro diretto tra i cittadini russi dell’Ucraina ed i militari della Nato”, ha avvertito Lavrov. Inoltre, commentando la possibilità che Kiev aderisca all’Alleanza atlantica, il ministro russo ha ribadito che per Mosca è categoricamente inaccettabile l’emergere di una coalizione ostile ai confini russi.



In merito ai rapporti con il Paese vicino, Lavrov ha poi evidenziato come la Russia non abbia mai minacciato il popolo ucraino, a differenza del presidente Volodymyr Zelensky, che ha chiesto ai russi residenti in Ucraina di lasciare il Paese. L’iniziativa di Zelensky rappresenta una minaccia diretta ai cittadini russi, ha proseguito Lavrov. Si tratta di parole che difficilmente possono essere definite concilianti, anche e soprattutto considerando che nei giorni scorsi proprio il capo dello Stato ucraino ha rilanciato ancora una volta la proposta di una nuova riunione del Formato Normandia, ipotesi sponsorizzata ieri anche dal cancelliere tedesco Olaf Scholz. Se il 2021 si era chiuso con una prospettiva quantomeno incoraggiante dal punto di vista del dialogo diplomatico fra la Russia e i Paesi occidentali, la settimana che si avvia alla conclusione pare aver gettato nuovamente una luce fosca sulla dinamica di sicurezza e sull’evoluzione della crisi ai confini dell’Ucraina, che non pare destinata a risolversi a stretto giro.

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