Russia Unita vince le elezioni per il rinnovo della Duma di Stato

Ottimo risultato del Partito comunista al 19,61 per cento, fra i sette e gli otto punti in più del 2016

duma

Russia Unita, il partito al governo in Russia, vince le elezioni per il rinnovo della Duma di Stato (camera bassa del Parlamento) ma deve fare conti con un netto calo dei consensi rispetto al voto del 2016 e iniziare a porsi degli interrogati in vista del 2024, quando si terranno le presidenziali. Con l’80 per cento dei voti scrutinati, Russia Unita ottiene il 49,76 per cento dei voti, cinque punti sotto il 54 per cento incassato nel 2016, ma un dato comunque sufficiente per garantirsi la maggioranza parlamentare costituzionale. Importante il risultato del Partito comunista che, nonostante i dati siano ancora in aggiornamento, si aggira intorno al 19,61 per cento, fra i sette e gli otto punti in più del 2016. È certamente una tornata elettorale molto importante per il partito di Gennadij Zjuganov che, infatti, ieri sera è stato uno dei primi leader a commentare l’esito del voto, affermando che i cittadini “hanno ascoltato, creduto e votato” per la sua forza politica. Crollano i consensi, invece, di un altro schieramento politico tradizionale come il Partito liberaldemocratico (Ldpr) che si ferma al 7,53 per cento, in calo di circa cinque punti rispetto alla precedente tornata elettorale. Stabile il dato di Russia Giusta con il 7,34 per cento paragonando il risultato a quello del 2016, mentre si osserva con attenzione l’andamento di New People (Gente nuova), la forza politica dell’imprenditore Aleksej Nechaev, alla prima apparizione al voto per la Duma. Attualmente il partito si attesta al 5,31 per cento, appena sopra la soglia di sbarramento del 5 per cento necessaria per accedere alla nuova legislatura.



Da questa tornata elettorale emergono due dati significativi: Russia Unita controlla i due terzi ma dovrà comunque confrontarsi con il Partito comunista. È un dato che riflette il progressivo calo di consensi registrato dal partito di governo in questi anni e che si era già palesato nel voto per la Duma di Mosca del 2019. Al risultato del Partito comunista potrebbe aver contribuito anche la piattaforma Smart voting promossa dall’entourage di Alekseij Navalnyj che, sino a pochi giorni dal voto, ha consentito alla popolazione di informarsi sul candidato più quotato contro il rivale di Russia Unita nei collegi uninominali. Uno stratagemma non trascurabile che, nonostante sia stata messa offline dalle autorità russe, ha consentito ai cittadini indecisi, intenzionati a non disperdere il voto o che non volevano votare Russia Unita a votare per un altro candidato credibile. È chiaro che, con l’estromissione di Navalnyj – da mesi detenuto in una colonia penale – e del suo entourage dalla competizione elettorale, la piattaforma Smart voting è stata oggettivamente uno dei pochi modi attraverso cui i dissidenti sarebbero potuti riuscire ad avere un impatto sul voto. L’altro elemento degno di nota è l’affluenza che si è attestata a solo il 47,71 per cento nei tre giorni di urne aperte, dal 17 al 19 settembre, cui si è aggiunta anche la possibilità di optare per il voto elettronico a Mosca e in altre sei regioni del Paese: Kursk, Nizhnij Novgorod, Jaroslavl, Murmansk e Rostov e nella città di Sebastopoli. Non si tratta di un ritocco del minimo storico, anzi è leggermente superiore a quella del 2016 (47,10) ed è stata evidentemente condizionata anche dalla pandemia di Covid-19 che, come mostrano i dati dello scorso fine settimana, è tutt’altro che un ricordo in Russia.

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