Saif al Islam Gheddafi vuole candidarsi alla presidenza della Libia

Fonti "Nova" riferiscono che il figlio del deposto leader libico stia rifrequentando circoli importanti del Paese

Saif al Islam Gheddafi

Saif al Islam Gheddafi, secondogenito del colonello Muammar Gheddafi, intende candidarsi alla presidenza della Libia alle elezioni previste il prossimo 24 dicembre. Lo avrebbe detto lo stesso Gheddafi, in un’intervista telefonica al quotidiano britannico “Times”. Il delfino del defunto rais libico, 48 anni, che ha conseguito un master nel 2008 alla prestigiosa London School of Economics and Political Science, “sta pianificando un ritorno alla vita pubblica e intende candidarsi alle prossime elezioni presidenziali”, scrive il giornale londinese. Gheddafi “ha parlato telefonicamente per confermare la sua identità e per dire che stava bene, in una telefonata organizzata per chiarire il suo rapporto con una squadra di consiglieri che agiscono per suo conto. Ha anche contattato diplomatici occidentali al fine di stabilire le sue credenziali mentre sta cercando di tornare alla vita pubblica”, spiega il “Times”. Saif al Islam Gheddafi non appare in pubblico dal 2011.

Nel maggio 2020, il nome di Saif al Islam era tornato a circolare sui media, in particolare a causa delle notizie riguardanti un presunto piano per la sua uccisione ordito dai servizi segreti turchi. Fonti a conoscenza dei fatti contattate da “Agenzia Nova” hanno riferito che il figlio del deposto leader libico ha iniziato, dopo la sua liberazione da parte delle milizie di Zintan nel giugno 2017, a riprendere la frequentazione di alcuni circoli particolarmente importanti in Libia. Tuttavia il fatto più importante è la segnalazione della sua presenza a Mosca. Secondo molti osservatori, Saif al Islam è “il più attrezzato culturalmente” a un eventuale progetto di leadership, per le relazioni internazionali intrattenute fino a poco prima della caduta del regime, in particolare con il Regno Unito, ma anche per il ruolo di primo piano ricoperto durante il governo del padre. Infatti, come precisano le fonti di “Nova”, ai tempi del governo del padre Muammar molti governi, tra cui l’Italia, consideravano Saif al Islam come l’unica persona a cui rivolgersi in caso di seri problemi e in più di un’occasione avrebbe dato dimostrazione di saper dialogare.

La principale difficoltà a una sua ipotetica investitura è stata finora, oltre all’opposizione della Turchia, la reticenza di alcuni paesi del Golfo, come l’Arabia Saudita, in passato tra i principali avversari del regime di Muammar Gheddafi e ora favorevoli al generale Khalifa Haftar e alle forze della Cirenaica. Proprio da questa regione partirono le rivolte contro il regime nel 2011. Tuttavia non è da escludere una mediazione dell’Egitto, sostenitore di Haftar, per convincere gli alleati emiratini e sauditi ad accettare un eventuale ruolo di Saif al Islam in un futuro percorso politico. C’è inoltre un altro ostacolo: Saif al Islam Gheddafi è ricercato dalla Corte penale internazionale e il 10 marzo 2020 la Corte d’appello della Cpi ha respinto il ricorso dei suoi legali ribadendo che debba comparire all’Aia.

 

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