Scontri a Caracas, il governo venezuelano denuncia arresti di “paramilitari colombiani”

Gli arresti si riferiscono a un'operazione lanciata per riprendere il controllo di una zona popolare della città

Le autorità del Venezuela hanno reso noto l’arresto di tre “paramilitari colombiani” ritenuti coinvolti nei violenti scontri registrati da metà della settimana scorsa nella capitale Caracas. “Vogliamo informare che abbiamo catturato tre paramilitari colombiani, sequestrato armi statunitensi e della Forza armata colombiana”, ha detto la vicepresidente Delcy Rodriguez in un intervento trasmesso sull’emittente statale “Venezolana de Television”. Gli arresti si riferiscono a un’operazione di polizia lanciata per riprendere il controllo di una zona popolare della città, la collinare “Cota 905”, al termine di scontri costati la vita ad almeno 26 persone, di cui quattro agenti. Da giorni il governo di Nicolas Maduro riconduce le tensioni a tentativi orchestrati dall’estero di destabilizzare il Paese. “Venivano ad eseguire un piano, sicuramente diretto da Washington e con tutto l’appoggio della Colombia”, ha detto Rodriguez secondo cui “l’obiettivo era, nuovamente, quello di sovvertire il Venezuela, destabilizzarlo”.



Rodriguez ha assicurato che le autorità sono in possesso di un video nel quale uno degli arrestati confessa di aver ricevuto addestramento dei paramilitari colombiani, ed è tornata a denunciare il viaggio che il direttore della Cia ha compiuto in Colombia e Brasile nei giorni scorsi: “Cerca di esercitare controllo multierritoriale del narcotraffico attraverso mercenari”, con “l’obiettivo di destabilizzare la regione”. L’operazione, ha detto la ministra della Sicurezza, Carmen Melendez, si è chiusa con la morte di tre agenti della polizia e uno della Guardia nazionale, oltre a 22 persone, dodici delle quali “identificati” come criminali. Altre nove persone tenute “in ostaggio” dalle bande criminali sono state liberate, ha aggiunto la ministra, secondo cui gli scontri hanno inoltre causato il ferimento di 28 civili e dieci agenti. Le forze di sicurezza hanno requisito un “arsenale di guerra”, con oltre 6.000 proiettili, e diversi lanciamissili.

In queste ore però, oppositori al governo di Nicolas Maduro e diversi analisti contrastano le informazioni ufficiali rimandando soprattutto a presunti accordi che il governo aveva stretto con le bande criminali, nel 2017: dopo anni di un duro braccio di ferro militare, spinto dall’esigenza di chiudere altri fronti di tensione in mesi in cui iniziava a montare la protesta sociale ed economica che si protrae ancora, l’esecutivo sarebbe sceso a patti con le organizzazioni consegnando loro il controllo dei territori più popolari e anche parte di quell’armamento che oggi Caracas attribuisce a potenze straniere.



L’offensiva è stata lanciata per mettere fine a una serie di tensioni ricondotte a diverse bande criminali agli ordini di una persona nota con il soprannome di “el Koki”. Per giorni, diversi quartieri della zona centro occidentale della città sono state scenario di attacchi apparentemente coordinati delle bande criminali contro polizia e civili. Le tensioni, relativamente inedite nella capitale, sono iniziate nella serata di mercoledì. Alcune fonti parlano di un tentativo delle bande criminali di affermare il proprio potere di controllo e il perimetro di influenza sulle zone più popolari della città, cui sarebbero seguite, solo dopo diverse ore, le reazioni delle forze di sicurezza. Altri individuano nel ferimento di “el loco Leo”, presunto vice di “el Koki”, la causa scatenate degli scontri. Nella serata di giovedì uomini armati hanno attaccato la sede del Comando generale della Guardia nazionale bolivariana.

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