Secondo fonti stampa l’Egitto pone dieci condizioni per ripristino relazioni con la Turchia

Tengono banco lo scambio di dichiarazioni e indiscrezioni sul riavvio dei contatti diplomatici tra i due Paesi

Il Cairo - Egitto

Ormai da dieci giorni tengono banco lo scambio di dichiarazioni ufficiali e le indiscrezioni riguardo al riavvio dei contatti diplomatici tra Turchia ed Egitto, dopo l’interruzione nel 2013. Lo scorso 12 marzo, una fonte ufficiale egiziana citata dal quotidiano “Al Masry al Youm” ha negato le voci di una ripresa dei rapporti diplomatici con la Turchia, contro quanto affermato nella stessa giornata dal ministro degli Esteri turco, Mevlut Cavusoglu, in una lunga intervista rilasciata all’agenzia di stampa “Anadolu”. “Non c’è niente che possa essere descritto come una ripresa delle comunicazioni diplomatiche con la Turchia”, ha dichiarato la “fonte ufficiale” del Cairo. Il ministro degli Esteri turco Cavusoglu ha dichiarato che Turchia ed Egitto hanno avviato di recente contatti a livello diplomatico dopo l’interruzione delle loro relazioni nel 2013. “Abbiamo contatti sia a livello di intelligence che di ministeri degli Esteri con l’Egitto. Sono iniziati i contatti a livello diplomatico”, ha affermato il responsabile della diplomazia turca.



Sempre il 12 marzo, in assenza di una dichiarazione ufficiale da parte del governo del Cairo, arrivata, poi domenica 14 marzo, il direttore del quotidiano filo governativo “Al Watan”, Ahmed Elkhateeb, ha pubblicato sul profilo personale Facebook dieci condizioni poste dall’Egitto per ripristinare le relazioni con la Turchia. Una delle condizioni citate dal giornalista prevede che qualsiasi accordo sulla demarcazione marittima “rispetti il diritto internazionale”. Il secondo punto illustrato da Elkhateeb spiega che “le comunicazioni resteranno esclusivamente al livello di sicurezza” e non riguarderanno l’aspetto politico finché “Il Cairo non sarà certo della conformità turca ai principi generali, poiché la comunicazione politica non avviene con Stati che sponsorizzano il terrorismo”. L’Egitto, infatti, ritiene la Turchia uno Stato sponsor del terrorismo in quanto ospita esponenti di spicco dei Fratelli musulmani, al bando nel Paese delle piramidi.

Il terzo punto indica che “non vi può essere un accordo turco-egiziano nel Mediterraneo orientale se non dopo un accordo globale turco con gli alleati europei, e, in particolare, con le parti greca e cipriota”. Il quarto punto indicato dal giornalista come precondizione per il ripristino delle relazioni riguarda l’allontanamento dalla Libia “dei mercenari turchi” e l’abbandono da parte della Turchia degli aspetti politici e di sicurezza inerenti alla Libia. Nella lista delle precondizioni che Il Cairo avrebbe posto vi sarebbe anche la presentazione di “un calendario per il ritiro delle truppe turche dal nord della Siria e la firma di un accordo vincolante con il governo iracheno che si impegna a non intervenire mai nei territori iracheni”.



Un sesto punto richiesto dall’Egitto prevedrebbe l’inclusione nei negoziati di “sauditi ed emiratini” e la richiesta di “scuse per i reati perpetrati negli ultimi anni dalla Turchia contro gli Stati del Golfo”. Inoltre, “Il Cairo non concluderebbe alcuna intesa con la Turchia, a meno che Ankara non si impegni a non intervenire mai negli affari degli Stati arabi e ad osservare i contorni della sicurezza nazionale araba”, prosegue il giornalista. Quest’ultima richiesta appare fantasiosa in quanto l’Egitto ha firmato lo scorso 5 gennaio la Dichiarazione di Al-Ula che sancisce la fine del boicottaggio economico-diplomatico imposto dal 2017 al Qatar, Paese alleato della Turchia.

Secondo quanto scritto dal direttore di “Al Watan”, l’Egitto chiederebbe come precondizione per il ripristino totale delle relazioni con la Turchia il blocco “di tutti i media dei Fratelli musulmani che attaccano l’Egitto, in particolare, e gli Stati del Golfo, in generale” e il divieto di “ospitare qualsiasi attività politica dei Fratelli musulmani sui suoi territori”. Anche questo aspetto contraddice il principio di non ingerenza negli affari dei Paesi stranieri rivendicato dal Cairo. Inoltre, Il Cairo vorrebbe che la Turchia “lasciasse che l’Interpol si occupi dei ricercati presenti nel Paese e non si opponga alle autorità europee”. “Le autorità di sicurezza egiziane monitoreranno il comportamento del regime turco e verificheranno l’entità del rispetto di queste condizioni nel prossimo periodo”, spiega il giornalista nel nono punto, che appare irrealistico. Infine, “la Turchia non sarebbe stata invitata a partecipare all’East Mediterranean Gas Forum prima che Egitto, Grecia e Cipro abbiano accettato la demarcazione marittima nel Mediterraneo e le condizioni di cui sopra”, conclude il giornalista.

Alcuni giorni dopo la divulgazione di queste richieste, alcune delle quali di complicata realizzazione, il 14 marzo, il ministro degli Esteri del Cairo, Sameh Shoukry, ha detto che l’Egitto è disposto a “un cambiamento reale” nella politica nei confronti della Turchia” se Ankara farà passi avanti coerenti con gli interessi del Cairo e porrà fine all’ingerenza negli affari interni dei Paesi della regione. Un cambiamento reale nella politica turca coerente con gli obiettivi egiziani di stabilità nella regione e non ingerenza negli affari interni dei Paesi, sarà la base per il ripristino normali relazioni con la Turchia”, ha dichiarato Shoukry. “Le parole non bastano e vanno seguite in parallelo da azioni concrete”, ha dichiarato il ministro egiziano, facendo riferimento alle dichiarazioni rilasciate nei giorni scorsi dalla leadership turca su possibili riaperture delle relazioni diplomatiche e di intelligence attribuite all’Egitto. “Ci teniamo alla continuazione dei rapporti tra i due popoli, ma la situazione politica è legata alle posizioni negative assunte dalla leadership turca contro l’Egitto, ma questo non influirà sui rapporti tra i due popoli”, ha dichiarato Shoukry, precisando che non vi è alcuna comunicazione tra i due Paesi al di fuori del quadro diplomatico.

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