Secondo fonti stampa oltre 100 voli cargo provenienti dagli Emirati atterrati in Etiopia da agosto

A tale cifra si aggiungono anche i voli cargo della Ethiopian Airlines e voli provenienti dall'Iran

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Più di 100 voli cargo provenienti dagli Emirati Arabi Uniti sono atterrati in Etiopia dallo scorso agosto. È quanto emerge dai dati disponibili sul sito di tracciamento del traffico aereo Gerjon ed esaminati dagli analisti del blog specializzato “Oryx”, secondo cui se a tale cifra si aggiungono anche i voli cargo della Ethiopian Airlines che volano tra l’Etiopia e gli Emirati e voli aggiuntivi provenienti dall’Iran il numero aumenta ulteriormente. Non è chiaro cosa contengano i voli in questione, tuttavia la tipologia degli aerei utilizzati – Ilyushin Il-76 di fabbricazione sovietica – fa ipotizzare che si tratti di un carico pesante, presumibilmente armi e attrezzature militari. Come già emerso da più fonti nei mesi scorsi, scrive “Oryx”, l’estate scorsa gli Emirati hanno già consegnato all’esercito etiope un grande veicolo aereo da combattimento senza equipaggio (Ucav) di tipo Vtol dotati di armamento pesante, mentre l’Iran ha consegnato almeno due droni Mohajer-6 insieme agli armamenti. Inoltre, il mese scorso l’Etiopia ha ricevuto sempre dagli Emirati anche 50 Toyota Land Cruiser attrezzati per i servizi di emergenza di base.



Tuttavia, scrivono gli analisti, è improbabile che il trasporto di armi si limiti solo a questi voli, poiché Ethiopian Airlines ha anche effettuato dei voli cargo regolari utilizzando Boeing 777 anche attraverso l’aeroporto internazionale di Abu Dhabi: secondo quanto emerge dai dati di Gerjon, piuttosto che utilizzare il terminal merci civile dello scalo, questi velivoli vengono trasportati nell’ala militare dell’aeroporto probabilmente per essere caricati lontano dalla vista di occhi indiscreti. Per consegnare armi e attrezzature all’Etiopia, scrivono gli analisti di “Oryx”, le autorità di Abu Dhabi si avvalgono dell’aereo cargo Fly Sky Airlines, con sede negli Emirati Arabi Uniti, che vola su velivoli cargo Il-76 registrati in Ucraina e Kirghizistan. L’esterno di questi velivoli mostra solo i loro numeri di registrazione, senza ulteriori contrassegni che indichino la loro proprietà da parte di Fly Sky Airlines, aggiungendo ulteriore mistero alle loro operazioni. Il centesimo volo cargo di Fly Sky Airlines per l’Etiopia è stato tracciato alla metà di agosto.

Le rivelazioni giungono dopo che nuove immagini satellitari ad alta risoluzione sembrano confermare l’utilizzo di droni cinesi Wing Loong I nel conflitto in Etiopia. Secondo quanto riferito da diverse fonti, tra cui lo stesso blog “Oryx” e l’organizzazione non governativa olandese “Pax”, i droni sarebbero stati consegnati di recente all’aeroporto militare di Harar Meda, a circa 65 chilometri a sud della capitale Addis Abeba. Secondo le fonti, mentre i militari etiopi tentavano di nascondere l’acquisizione dei tre aeromobili a pilotaggio remoto (Ucav) spostandoli frettolosamente in un vicino hangar durante la loro consegna, la presenza di Wing Loong I nella base aerea di Harar Meda è stata ora rivelata anche dalle immagini satellitari. In base alle immagini satellitari pubblicate, la stazione di controllo a terra (Gcs) e altre apparecchiature associate per il funzionamento dei droni sono posizionate vicino alla pista. Già nelle scorse settimane erano emerse prove videografiche che confermerebbero la presenza di droni cinesi nei cieli dell’Etiopia. Un video girato alla fine di ottobre 2021, e pubblicato dagli analisti di “Oryx”, ritrae infatti un velivolo Wing Loong I volare sopra la capitale della regione del Tigrè, Macallè.



Le informazioni ricevute dagli autori, incrociate con la segnalazione di un volo cargo sospetto diretto verso la base aerea di Harar Meda e proveniente da Chengdu – dove viene fabbricato il Wing Loong I -, fanno pensare che almeno tre droni siano stati consegnati dalla Cina all’Etiopia dal settembre scorso, quando per la prima volta erano circolate notizie riguardo l’utilizzo di droni cinesi nel conflitto in Etiopia. Si ritiene che l’aereo cargo che ha consegnato il Wing Loong in Etiopia fosse un An-124 UR-82029 della compagnia aerea ucraina Antonov, che è stato avvistato dal localizzatore di aeromobili Gerjon sulle immagini satellitari della base aerea di Harar Media lo scorso 17 settembre 2021: durante il tragitto, l’Ur-82029 ha iniziato il suo viaggio da Chengdu (dove viene prodotto il Wing Loong I) prima di fare una breve sosta a Islamabad, atterrando infine alla sua destinazione finale della base aerea di Harar Meda qualche giorno dopo. Le informazioni combaciano con quanto già scritto il mese scorso dal sito di informazione “Eritrean Hub“, che citando come testimone un meccanico della Dejen Aviation Engineering Industry (Davi) aveva fornito le stesse informazioni.

Stando alle stesse fonti, l’interesse principale da parte delle autorità militari etiopi sarebbe rivolto, in particolare, al dispiegamento di munizioni a guida di precisione (Pgm), di cui finora l’Aeronautica etiope è stata per lo più carente: in questo senso la consegna di due Ucav Mohajer-6 con Pgm dall’Iran, nell’agosto 2021, non avrebbe infatti riscosso il successo sperato, con entrambi i droni attualmente fermi a causa delle scarse prestazioni operative. Il Wing Loong I è attualmente il progetto Ucav di maggior successo commerciale della Cina, sebbene il modello sia stato nel frattempo sostituito dal più potente Wing Loong II, che presenta una serie di miglioramenti tra cui due punti di aggancio sotto ogni ala per raddoppiare il carico utile delle armi. Tuttavia, l’alto prezzo di acquisto del Wing Loong II – che si stima si aggiri intorno ai 15 milioni di dollari – rispetto al precedente Wing Loong I ha assicurato che quest’ultimo goda ancora di maggior successo sul mercato delle esportazioni. Il Wing Loong I è il quarto tipo di drone acquisito dall’Etiopia dopo lo scoppio del conflitto: il governo di Addis Abeba aveva infatti precedentemente acquistato i già citati droni iraniani Mohajer-6, gli Ucav Vtol, prodotti negli Emirati Arabi Uniti – e i Bayraktar TB2, prodotti in Turchia.

Le rivelazioni giungono dopo che nel luglio scorso fonti vicine all’amministrazione tigrina avevano riferito che le autorità dell’Etiopia – con l’ausilio di tecnici turchi – stavano lavorando alla costruzione di dieci droni i cui materiali sono stati forniti dalla Turchia. Secondo le fonti, i droni verranno utilizzati sia per la sorveglianza che per l’uso tattico e sono in fase di costruzione in un centro di addestramento di proprietà dell’Agenzia di intelligence e sicurezza etiope (Insa). Secondo quanto riferito dalle stesse fonti, il direttore generale dell’Insa, Temesgen Tiruneh, è il responsabile generale del programma e il primo ministro Abiy Ahmed visiterebbe frequentemente il sito per monitorare l’andamento dei lavori. Inoltre, stando a quanto riferito da “Eritrea Hub”, sarebbe in fase di costruzione anche una pista da cui lanciare i droni, situata a una decina di chilometri dal centro di Addis Abeba. Non è la prima volta che giungono segnalazioni simili da quando è scoppiata la guerra nel Tigrè, nel novembre scorso. Nelle prime settimane di conflitto, il portavoce del Fronte di liberazione del popolo del Tigrè (Tplf), Getachew Ruda, aveva infatti accusato le forze federali etiopi di fare ricorso a droni forniti dagli Emirati Arabi Uniti. L’informazione, rilanciata per primo dal sito specializzato “Military Africa”, non ha però mai trovato riscontri ufficiali.

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