Secondo il Consiglio di Stato il Green pass non viola la privacy, è legittimo richiederlo

Il pronunciamento di oggi respinge l'appello di quattro ricorrenti

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La richiesta di Green pass non viola la privacy ed è legittima. Lo ha stabilito, in un pronunciamento di oggi, il Consiglio di Stato che, in sede cautelare, ha respinto l’appello di quattro ricorrenti e ribadito la validità e l’efficacia delle disposizioni attuative (il Dpcm del 17 giugno 2021) del sistema incentrato sulla certificazione verde Covid-19, il Green pass.



Il Consiglio di Stato ricorda infatti “che le contestate prescrizioni del Dpcm impugnato trovano copertura di fonte primaria nel Dl n. 52/2021 il cui precetto normativo va applicato per come incorporato dalla legge di conversione n. 87/2021”. In secondo luogo, che “le prescrizioni stabilite dal Garante per la riservatezza dei dati personali mantengono la loro efficacia nei confronti delle misure applicative di copertura dell’autorità sanitaria nazionale cui spetta il coordinamento delle iniziative occorrenti”, e che “il ‘green pass’ rientra in un ambito di misure, concordate e definite a livello europeo e dunque non eludibili, anche per ciò che attiene la loro decorrenza temporale, e che mirano a preservare la salute pubblica in ambito sovrannazionale per consentire la fruizione delle opportunità di spostamenti e viaggi in sicurezza riducendo i controlli”.

Infine, “che la generica affermazione degli appellanti secondo cui ‘allo stato delle conoscenze scientifiche’ non vi sarebbe piena immunizzazione e quindi si creerebbe un ‘lasciapassare falso di immunità’, si pone in contrasto con ampi e approfonditi studi e ricerche su cui si sono basate le decisioni europee e nazionali volte a mitigare le restrizioni anti Covid a fronte di diffuse campagne vaccinali”.



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