Semiconduttori, la Cina manca l’obiettivo di crescita della produzione domestica

E' quanto emerge da ricerche di mercato private rilanciate dal quotidiano "Nikkei"

semiconduttori

La Cina è ancora distante dall’obiettivo di soddisfare il 70 per cento della domanda domestica di semiconduttori tramite i produttori nazionali. E’ quanto emerge da ricerche di mercato private rilanciate dal quotidiano “Nikkei”, che ricorda come l’autosufficienza nella produzione di microchip sia in cima alle priorità strategiche della politica cinese. In un contesto di carenza globale delle forniture, però, l’industria dell’auto cinese può contare sulla produzione di microchip nazionale per appena il 5 per cento della sua domanda complessiva, come ammesso da Ye Shengji, vicesegretario generale dell’Associazione cinese dei costruttori di automobili. La strategia statunitense tesa a colpire l’accesso della Cina ai semiconduttori ha fatto dell’autosufficienza una pressante necessità per la prima potenza asiatica. L’iniziativa “Made in China 2025”, annunciata da Pechino nel 2015, puntava a portare la produzione di microchip cinesi dal 10 al 40 per cento della domanda nazionale entro il 2020, e al 70 per cento entro il 2025.



Una tra le principali misure adottate dal governo cinese per agevolare il conseguimento di tale obiettivo strategico è stata l’istituzione del Fondo di investimenti cinese per l’industria dei circuiti integrati, soprannominato “Big Fund”, che ha raccolto 140 miliardi di yuan (22 miliardi di dollari) dopo la sua istituzione nel 2014. Pechino ha istituito un secondo fondo da 200 miliardi di yuan a seguito delle tensioni con gli Stati Uniti, nel 2019. Il “Big Fund” è riuscito a dare impulso alla produzione di chip di memoria Nand del produttore Yangtze Memory Technology, ed ha investito pesantemente nella realizzazione delle catene di produzione e fornitura di materiali di Semiconductor Manufacturing International (Smic). Il governo cinese è intervenuto anche con agevolazioni fiscali e altre forme di incentivo lo scorso anno, e gli investimenti nel settore sono più che quadruplicati nel 2020, a 140 miliardi di yuan. Nello stesso periodo, però, sono anche esplose le importazioni, per tenere il passo della domanda della manifattura nazionale: secondo Nikkei, le importazioni di microchip della Cina sono aumentate del 60 per cento dal 2014 al 2020, e lo scorso anno la Cina ha acquistato da produttori domestici appena il 16 per cento del suo fabbisogno complessivo di semiconduttori.

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